Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Ancora sulla Libia

A completamento del mio commento dei giorni scorsi, vorrei qui aggiungere delle precisazioni.
I precedenti e recenti interventi sotto egida ONU (Afghanistan ed Irak), furono anch’essi carichi di perplessità e dubbi. In Afghanistan, subito dopo l’11 settembre, l’intervento militare fu “motivato” dalla desiderio USA di intervenire per vendicarsi dell’attacco subito dal terrorismo internazionale e dimostrare, più verso l’interno che l’esterno, con un gesto di forza, che il paese non era in ginocchio. In quel momento storico, nel 2002, il governo talebano, inviso quasi a tutto il mondo, era il nemico ed obbiettivo ideale da colpire. Ovviamente i legami tra il governo talebano ed il terrorismo internazionale furono evidenti, ma mai accertati e quindi delle perplessità, sacrificate sull’altare dell’interventismo e della solidarietà agli USA feriti, vi furono anche lì.
Ancora maggiori i dubbi dell’opinione internazionale sull’intervento per abbattere Saddam Hussein, un altro dittatore sanguinario, come Gheddafi, ma in quella stagione, 2003, ritenuto molto pericoloso, una minaccia per il suo arsenale di missili chimici (risultati poi convenzionali) ed il finanziamento alla rete terroristica internazionale (questo invece verificato). Ma anche allora, la lotta al terrorismo sembrava ritenere necessario questo uso della forza.
Se torniamo, invece, indietro negli anni, vediamo l’intervento militare-umanitario in Serbia e in Kosovo, voluto dal presidente Clinton e gestito dalla Nato (con partecipazione prevalente di paesi a guida socialdemocratica, come l’Italia), ma senza alcuna autorizzazione ONU. In quell’occasione le bombe furono sganciate per fermare l’eccidio dei kosovari da parte della pulizia etnica serba, tale operazione portò alla cessazione delle violenze, di lì a poco alla caduta del regime di un altro violento tiranno, Milosevic, ed alla nascita di una nuova entità geografica e riconosciuta internazionalmente (la Repubblica Kosovara). Ma non mancò chi, in quell’occasione, criticò l’intervento militare NATO, ritenuto difatti un’ingerenza nei fatti interni di un paese; alla fine però solo discussioni dottrinali, in effetti solo grazie all’intervento militare, e senza l’ONU, fu possibile fermare, fortunatamente, la ferocia delle violenze serbe.
Precedentemente, invece, era fallito nel sangue, l’intervento ONU in Somalia, a guida USA, passato alla storia come il primo intervento militare-umanitario, per fermare le violenze interne nel Corno d’Africa. Dopo vent’anni la Somalia è ancora a pezzi, i caschi blu infatti si ritirarono in silenzio dalle sabbie somale dopo pochi mesi dal loro plateale sbarco (ripreso in diretta dalle televisioni internazionali), contando morti e feriti.
Detto questo, Gheddafi, oggi è più pericoloso degli allora Milosevic, governo talebano e Saddam Hussein? Nella rivolta libica, il governo locale si è reso responsabile di violenze tali da giustificare un intervento militare-umanitario internazionale? La ribellione in Libia è una questione interna o internazionale? Perché l’ONU ed il suo braccio armato, l’Alleanza dei Volenterosi, ha deciso di prendere parte, appoggiando una parte del conflitto? Infatti, negli interventi in Afghanistan ed Irak non vi furono fazioni contrapposte in uno scontro militare. Gli avversari allora furono i regimi sovrani di quei paesi, rei di una illecita condotta internazionale più che per il non rispetto dei diritti fondamentali nei confronti delle loro popolazioni, come invece, allora si sbandierò, altrimenti, seguendo questo secondo criterio, l’ONU dovrebbe autorizzare il bombardamento, ad esempio della Corea del Nord, di Cuba, dell’Iran, di parte dell’Africa ed anche della Cina, ipotesi fantastiche, irrealizzabili nell’ultimo caso, infatti Pechino e membro permanente del Consiglio di Sicurezza, l’organo autorizzato a concedere l’uso della forza agli stati membri, ed ha, inoltre, il diritto di veto. Proprio in questo momento e così, le Nazioni Unite dimostrano tutti i loro limiti, un’istituzione da rivedere.
RDF

One comment on “Ancora sulla Libia

  1. Francesco Della Lunga scrive:

    Caro Roberto, non pubblico il post che avevo fatto in occasione dell'attacco alla Libia perchè ormai superato. Faccio anch'io alcune riflessioni sulla vicenda cercando da un lato di non confutare, bensì appoggiare il tuo intervento, dall'altro suggerendo qualche altro spunto di riflessione. In sostanza, siamo d'accordo sul fatto che questa guerra alla Libia appare più voluta da alcune potenze europee piuttosto che dalla comunità internazionale. I francesi hanno colto subito l'occasione per mostrare i muscoli, gli inglesi si sono accodati. Questo è almeno quello che appare. Obama non si è opposto perchè gli Stati Uniti ricorderanno che cosa ha fatto Gheddafi negli anni ottanta e soprattutto il disastro nei cieli scozzesi della Pan Am ed il fiancheggiamento a numerose azioni terroristiche internazionali. Gli inglesi sembrano un pò lontani da interessi diretti nell'area di crisi, ma certamente i sudditi di Sua Maestà Britannica difficilmente metteranno in crisi il governo Cameron per un intervento contro un nemico a lungo odiato. E' però vero che gli argomenti a favore dell'intervento paiono sinceramente molto forzati. Gli unici elementi di novità a favore dell'azione ONU sono a mio avviso due: da un lato la minaccia alla pace internazionale (uno dei casi in cui il Consiglio di Sicurezza può deliberare un intervento armato), ma in realtà qua non si è parlato tanto di pace internazionale quanto di tutela di un gruppo di insorti e poi della popolazione civile. La giustificazione giuridica pare sinceramente poco sostenibile. Dall'altro però ci sarebbe la richiesta, mi pare di poter dire unica nella storia, della Lega Araba contro uno stato che ne fa parte, anche se contro un nemico odiatissimo anche in Medio Oriente. L'Italia come sempre non riesce a fare una bella figura. Da un lato lo spettacolo offerto dai nostri governanti negli “sbarchi” di Gheddafi a Roma negli ultimi mesi non sono stati proprio edificanti, e credo che questo in politica estera conti ancora qualcosa. Poi ci sono gli interessi economici. Qua il nostro paese sta cercando di tutelare i propri legittimi interessi. Il problema è che siamo stati presi in contropiede da un partner, un paese amico, un paese che però, al di fuori della cornice europea, ha generato non poche spine nel fianco della Novella Italia. Poi c'è lo smacco subito in queste ore sulla Conferenza fra le potenze europee principali, (Francia, Gran Bretagna, Germania) e Stati Uniti alla quale non siamo stati invitati. Forse l'Italia non ha tutti i torni a rivendicare comunque un ruolo, tenuto conto della sua storia e degli attuali interessi, è anche vero che partire in un'avventura di questo tipo totalmente isolati, un'avventura della quale si conosce l'inizio e non la fine e soprattutto le conseguenze politiche e sociali non depone molto a nostro favore. Nella vita, come in politica estera, c'è sempre bisogno di qualche amico. La sensazione è che, ancora una volta, siamo soli. E non sempre per colpa altrui.

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