Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Non ci capisco più niente

A cura di Roberto Di Ferdinando

L’amor patrio mi avevo spinto a non scrivere questo post, ma poi, pensandoci bene, proprio l’amor patrio mi ha convinto, alla fine, di comporlo e pubblicarlo. Voglio parlare della posizione del nostro governo sul conflitto in Libia. Personalmente non ci capisco più niente. Andiamo per ordine, vediamo se qualcosa mi apparirà più chiaro.
Da oltre quarant’anni tutti i governi italiani si sono recati in Libia per rendere onore a Gheddafi o lo hanno accolto più o meno solennemente in Italia, prima i democristiani, poi i socialisti, e poi ancora quelli berlusconiani e così anche i governi di centro-sinistra anche se i membri di quest’ultimi, quasi a voler aumentare la già tanta confusione, oggi dimenticano di aver stretto più volte la mano del Colonnello ed accusano gli altri di averlo fatto (che si fa pur di vincere le elezioni). Tutti questi onori erano giustificati più o meno palesemente, secondo questi governi, dal fatto che l’Italia dipendeva, e dopo decenni ancora dipende, dalle risorse energetiche libiche, oltre al fatto che la Libia ha investito soldi nel mercato finanziario italiano e tale gesto è sempre stato molto apprezzato e riconosciuto.
Poi, da quando Sarkozy, in calo nei sondaggi per le prossime elezioni presidenziali, ha deciso di rifarsi un‘immagine attaccando la Libia, anticipando perfino l’ONU, ecco che per l’Italia è iniziata la crisi, la crisi di fare ciò che non pensava di fare. Berlusconi inizialmente ha posto la questione su un filo logico. L’Italia ha interessi forti con la Libia, perché attaccare Gheddafi, il nostro “figlio di puttana”? E così Berlusconi ha dimostrato molte perplessità sull’iniziativa militare, distaccandosi dall’entusiasmo militare francese e britannico. Invece Parigi e Londra subito hanno voluto mostrare muscoli e sganciare bombe sul rais, mentre anche gli USA un po’ si defilavano, perché ad Obama non piace fare il Comandante in capo, lui che è stato eletto, attribuendogli un ruolo di pacificatore-pacifista, in antitesi alla guerraiola amministrazione di Bush jr. Ma siccome il politicamente corretto vieta, oggi, ovviamente di difendere un dittatore, ma anche il non schierarsi apertamente contro di lui, ecco la soluzione machiavellica del Premier di Arcore: concedere le basi italiane all’alleanza dei Volenterosi, un supporto logistico all’operazione militare, qualche aereo per le ricognizioni, ma contemporaneamente non far cadere la linea diplomatica ed il dialogo con Tripoli per trovare una soluzione pacifica alla crisi libica senza alterare troppo lo status quo. Ma purtroppo il Governo italiano inizia ad incartarsi sulla linea politica da tenere, non confutando gli storici pregiudizi sui politici italiani quando c’è da guerreggiare. Berlusconi fa intendere, ma non si può dirlo ufficialmente, che il conflitto libico così come la caduta di Gheddafi è, e sarebbe, un problema (immigrazione e risorse energetiche) per gli interessi del Bel Paese. Ma Roma vorrebbe anche partecipare all’operazione ONU, stare nella sala dei bottoni. Un amletico dubbio esserci o non esserci? Da qui una serie di iniziative italiane che suscitano perplessità. Il ministro degli esteri libico, Kussa, aveva chiesto asilo al governo di Roma, ma quest’ultimo preoccupato di fare un torto all’amico (ancora amico od ex-amico?) Gheddafi, visto che ancora era forte ed avanzava contro i ribelli, prende e perde tempo, tanto che Kussa si rifugia a Londra dove adesso collabora con il governo di Cameron, e gli inglesi così hanno aumentato il proprio prestigio ed il proprio peso in un eventuale, se ci sarà mai, post-Gheddafi. L’Italia ha chiesto che le operazioni del conflitto libico passassero alla Nato, dimenticandosi però che così un coinvolgimento militare attivo italiano sarebbe stato più difficile negarlo, difatti ben presto gli alleati NATO hanno richiesto l’impegno effettivo dei bombardieri italiani. Ma al governo italiano non andava di impelagarsi in una guerra e quindi appoggia la proposta britannica: armiamo i ribelli! Non solo, riconosce anche ufficialmente, ed è tra i primi a farlo, il Consiglio temporaneo di Bengasi (il governo dei ribelli). Ma dieci giorni prima il ministro degli esteri Frattini aveva affermato che tutto questo era un gesto azzardato e pericoloso, appoggiandosi anche alle fonti dei servizi segreti USA che avevano denunciato il rischio di armare dei ribelli di cui ancora non sappiamo molto (ricordarsi dell’Afghanistan dei mujahidin), ma allora perché i bombardamenti NATO stanno palesemente aiutando i ribelli, perché stiamo (Occidente) parteggiando per una parte del conflitto di cui non sappiamo molto e non ci fidiamo fino in fondo?
Scartata, sembra, l’opportunità di armare i ribelli ecco la proposta occidentale di fornire a questi i servizi dei consiglieri militari, una sorta di addestramento militare. Gli USA pensano per tale funzione ai propri agenti CIA, già presenti sul territorio, lo stesso fanno Francia e Gran Bretagna. Anche l’Italia propone di inviarne dei suoi, ma niente partecipazione attiva in una guerra guerreggiata.
Intanto l’azione militare dei Volenterosi non sfonda, Gheddafi è sempre lì, al suo posto ed i ribelli non avanzano. Ecco quindi che oggi arriva la notizia che Berlusconi ha dato il via libera ai nostri aerei militari di intervenire, cioè sganciare bombe su obiettivi militari libici, se questo è richiesto dal comando NATO. Colpo di scena, il governo italiano vuole partecipare al conflitto e cacciare Gheddafi. Che cosa è successo? Determinante, non credo le insistenti richieste del presidente Napolitano che da giorni auspicava che l’Italia rispettasse i suoi impegni NATO, ma invece le pressioni di Francia e Gran Bretagna prima e degli USA ieri sera, per un maggior coinvolgimento militare dell’Italia. Berlusconi sentendosi lusingato e poco incline a dire no quando gli USA chiamano, ha scelto il via libera ai nostri aerei sulla Libia. Un mese fa il nostro Presidente del Consiglio disse che era impensabile che nostri aerei potessero sorvolare e bombardare la Libia dopo che noi l’avevamo colonizzata, sarebbe stato uno spregio ai recenti accordi ed al buon vicinato. Dimenticato tutto. Si dice che la Francia abbia messo sul piatto maggior collaborazione nella gestione dell’emergenza immigrazione e l’appoggio di Parigi alla nomina di Draghi alla Banca Europea (in pratica un piatto di lenticchie, con la Triplice Alleanza ottenemmo almeno le terre irridente completando l’unificazione).
La confusione non finisce qui. Infatti da oltre un mese ai nostri confini c’è una vera guerra che si combatte, su mandato dell’ONU, con gli USA presenti, contro uno stato sovrano, gli stessi aspetti presenti già negli attacchi all’Afghanistan ed all’Irak negli anni passati. Allora però l’opinione pubblica scese in piazza a manifestare contro la guerra del sanguinario Bush, oggi, invece sembra che di questo conflitto non interessi niente a nessuno, oppure che Obama garantisca sull’umanità del conflitto. Risultato, nessuna bandiera della pace alle finestre.
Ed ancora, in Italia vi è un paradosso, difatti la sinistra democratica critica il governo di non aver scelto prima di affiancare i Volenterosi nelle azioni militari, mentre la Lega, forza di governo, che aveva votato a favore dell’intervento italiano nelle precedenti missioni militari all’estero, adesso si è schierata compattamente contro l’impiego della nostra aeronautica in Libia. Confusione totale, la mia ovviamente.
In queste ultime ore però mi sono ricordato di alcuni avvenimenti storici della nostra politica: alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia era alleata con gli imperi centrali (Austia-Ungheria e Germania), la svolgemmo e la finimmo invece al fianco di francesi ed inglesi; allo scoppio del secondo conflitto mondiale inventammo la non belligeranza (la neutralità era poco fascista) per poi scioglierla quando la Francia era in ginocchio; dopo l’8 settembre 1943 scegliemmo la cobelligeranza, cioè lasciammo i tedeschi per gli Alleati che però non ci vollero subito, aspettarono, ci misero in quarantena poi quando gli servimmo e constatata la fedeltà dei nostri politici, ci vollero al loro fianco. In passato tra i nostri detrattori si aggirava una battuta: “Stai attento con l’Italia perché si sa con chi inizia una guerra ma mai con chi la finisce”. Forse Gheddafi non lo sapeva, Berlusconi sì. Viva l’Italia.
RDF

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