Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Aumentano gli ecoprofughi

(fonte: TerraNews), a cura di Roberto Di Ferdinando

Legambiente durante la recente kermesse fiorentina di Terra Futura ha presentato un nuovo studio, “Profughi ambientali: cambiamento climatico e migrazioni forzate”, in cui si evidenzia come sia in aumento il fenomeno degli ecoprofughi. Nel 2010 in Pakistan si sono abbattute intense piogge che hanno causato la morte di oltre 2.000 persone, mentre 20 milioni di pakistani sono stati costretti ad abbandonare le proprie terre. Sempre nel 2010 in Cina le inondazioni e le frane hanno provocato 3 mila morti e 15 milioni di sfollati, ed ancora nel 2010 in Thailandia i nubifragi hanno causato oltre 100 decessi e 5 milioni di evacuati. 700 mila persone sono fuggite dalla Somalia per la siccità, mentre migliaia di brasiliani e boliviani sono stati sfollati a causa delle alluvioni. L’indagine di Legambiente parla di oltre 40 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le proprie terre per eventi naturali estremi, una cifra doppia dei profughi provocati dalle guerre. I continenti principalmente colpiti, nell’ordine, sono l’Asia, l’Africa e l’America Latina. Inoltre dai dati raccolti dall’indagine si desume che due sono le categorie di persone colpite più di altre dagli eventi naturali tragici: le donne ed i poveri. Si legge sull’articolo di TerraNews che “nei paesi del sud del mondo l’80% circa della popolazione non è nelle condizioni materiali di reagire alle conseguenze dei fenomeni meteorologici estremi […] e non ha la possibilità di allontanarsi dalla propria terra da cui dipende la sopravvivenza dei nuclei familiari che costituiscono le unità di base della società”. Le donne inoltre, a causa dello svantaggio sociale in cui spesso soffrono rispetto agli uomini in parte del mondo, sono vittime di questi eventi naturali, con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini. Legambiente denuncia che tale fenomeno sia del tutto sottovalutato nelle agende dei summit internazionali.
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