Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Sangue e Sorrisi

di Roberto Di Ferdinando

La popolazione libica festeggia, e ne ha buoni motivi, la morte di Gheddafi, invece mi appaiono fuori luogo i sorrisi e le dichiarazioni di soddisfazione di molti leader politici del resto del mondo. Ancora una volta, come avvenne per l’assassinio di Osama Bin Laden, i capi di governo e di stato e i rappresentanti di istituzioni locali e mondiali esprimo il loro piacere per una morte. Soddisfazione per la morte di un tiranno, ma pur sempre una morte violenta di una persona. Gheddafi è stato ucciso disarmato, non sappiamo molto degli ultimi minuti di vita del rais, ma da quello che sappiamo e visto, al momento della sua esecuzione in strada era disarmato. Leggere ed ascoltare i presidente Obama e Sarkozy ed il premier Cameron esaltare la morte, e quella morte di Gheddafi, mi ha lasciato l’amaro in bocca. Credo, infatti, che questi importanti leader, a capo di importanti e storiche democrazie, avrebbero dovuto chiedere garanzie perché Gheddafi potesse essere giudicato da un tribunale internazionale (esisteva un mandato di cattura), o da un tribunale libico. Il fatto che si tratti di un dittatore, non significa che debba morire in maniera violenta, come lo stesso Gheddafi faceva uccidere molti suoi avversari. E’ proprio questo che si distingue una condotta civile da una incivile tipica di un dittatore. Anche se Gheddafi è stato ucciso da uno o più suoi connazionali, l’Occidente è comunque responsabile di questo assassinio violento verso un uomo disarmato. Ieri mattina il convoglio di auto su cui viaggiava il rais mentre lasciava Sirte, è stato colpito dai missili lanciati da un mirage francese e da un drone statunitense, coordinati dal comando della Nato. Ma la Nato, in Libia, non aveva come mandato quello di salvaguardare la popolazione libica dalla controrivoluzione di Gheddafi? A me pare che la Nato negli ultimi mesi sia andata oltre il mandato ONU, collaborando a stanare ed uccidere Gheddafi. Questo è stato possibile perchè una costruzione (democratica?) della Libia post Gheddafi senza la presenza, anche lontana, in esilio, del rais, appariva a molti leader occidentali la soluzione migliore, il rais era diventato una figura scomoda, Francia e Gran Bretagna hanno invece, adesso la possibilità di ritrattare i loro accordi commerciali con la nuova Libia, da un punto di forza maggiore. Non solo, molti leader che oggi sorridono alla morte di Gheddafi, nel recente passato hanno stretto la mano, sempre sorridendo al rais, ma in un civile processo, con un Gheddafi che avrebbe rievocato gli incontri cordiali con premier britannici e capi di stato francesi, illustrando gli accordi che queste storiche democrazie avevano stipulato con il folle dittatore di tripoli, sarebbe stata un’immagine un po’ imbarazzante, in particolare per il “volenteroso” Sarkozy. Gheddafi è stato condannato a morte senza un processo, la Nato ha condotta una guerra in Libia senza che l’opinione pubblica si ponesse dei dubbi sulla sua opportunità, Sarkozy e Cameron ben presto si recheranno a Tripoli per stipulare accordi energetici vantaggiosi per Parigi e Londra e tutti vissero felici e contenti.
RDF

3 comments on “Sangue e Sorrisi

  1. Anonymous scrive:

    Ma davvero non riuscite a capire il perchè i dittatori vengono uccisi anziche esser proccessati? Eppure se si segue un pò di informazione alternativa lo spiegano chiaramente. Vi invito ad informarvi meglio, siamo nel 2012 quasi le fonti ci sono basta cercarle su Internet.

  2. Francesco Della Lunga scrive:

    Caro amico,
    mi unisco alle perplessità di Roberto, non è pensabile che l'Occidente, almeno ufficialmente, sia felice della morte violenta di un dittatore. Il processo a Gheddafi, perquanto difficile o improbabile, avrebbe comunque dovuto essere perseguito. Che poi non sia stato possibile perchè i libici non avrebbero mai accettato di consegnarlo alla giustizia internazionale (su questo crediamo supportati anche dalle nazioni che ieri lo reputavano il peggior nemico, poi un amico fedele, infine di nuovo il peggior nemico) è un altro paio di maniche. Ma è difficile davvero essere felici quando un leader politico viene giustiziato sommariamente. Cercheremo di informarci riguardo all'informazione alternativa, ma non credo che sulla base di questa il nostro pensiero potrà cambiare. Si tratta di civiltà e di umana pietà verso personaggi che hanno avuto condotte criminali, non c'è dubbio, ma noi, inteso come “occidentali” che hanno elaborato più di 2000 anni di civiltà del diritto, non dovremmo mai abbandonarci a questo. Che poi, in nome della “realpolitik” si accetti o si agevolino questi processi non significa certo che questi siano i migliori atteggiamenti da assumere. Saluti.

  3. Roberto scrive:

    Grazie per aver commentato il mio post. Mi fa piacere che tu abbia voluto lasciare qui la tua legittima opinione su questo fatto e dissentito dalla mia.
    Io, con il mio post, ho voluto descrivere la mia delusione, perchè convinto che i paesi democratici e di diritto, proprio nei momenti difficili, debbano dimostrare con forza di credere fermamente nei propri valori di rispetto della dignità umana.
    Se io domani mi recassi a Cuba, o in Cina, o in Corea del Nord, o in Siria, o nello Yemen, o in Sudan ed in altri luoghi del mondo dove governa terrorizzando una dittauta e sparassi un colpo alla testa al locale dittatore, sarei un eroe od un assassino?
    Internet è una grande risorsa, ma vi posso trovare anche come costruire una bomba artigianale, o come effettuare le più dolorose tecniche di tortura.
    Serenità,
    RDF

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