Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Ancora sulla strage di Bologna

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Beirut, 2 settembre 1980, Italo Toni, 50 anni, e Graziella De Paolo, 24 anni, giornalisti del Paese Sera, escono dal loro hotel, il Triumph e salgono su una jeep del FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), da quel momento di loro non se ne saprà più nulla.
Toni e De Paolo erano partiti da Roma il 22 agosto, destinazione Damasco, da lì avrebbero raggiunto in auto Beirut. La De Paolo aveva organizzato la missione prendendo contatto con la sede romana dell’OLP, ottenendo la “protezione” di Al Fatah, guidata da Yasser Arafat. I due inviati di Paese Sera giungono a Beirut il 24 agosto e prendono alloggio al Triumph di Beirut, albergo dove l’OLP accoglie i propri ospiti. Ma in questi pochi giorni che ci separano dalla loro scomparsa, Toni e De Paolo sicuramente vengono a conoscenza di qualche notizia clamorosa: di un presunto traffico di armi tra Italia e Libano? Dell’dentità di neofascisti rifugiati a Beirut Est? Oppure di qualcosa di scottante sulla pista palestinese per la strage di Bologna, avvenuta solo un mese prima? Certamente qualcosa di importante era successo in quei giorni, infatti i due giornalisti il 1° settembre si presentarono all’ambasciata italiana in Libano per chiedere protezione. Il giorno dopo i due scomparvero, gli addetti dell’albergo raccontarono agli investigatori che l’ultima volta che li avevano visti era mentre salivano su una jeep guidata da membri del FPLP.
Nel 1984 il governo Craxi (filo palestinese) pone sulla vicenda il segreto di Stato. Nel 1985 il sostituto procuratore, Giancarlo Armati, che seguì le indagini, concluse che il responsabile dell’omicidio fu George Habbash, leader del FPLP, e che a depistare le stesse indagini furono (si legge dall’articolo di Sette) il generale Giuseppe Santovito, direttore del Sismi dal 1978 al 1981 e Stefano Giovannone, capo del centro Sismi di Beirut. I due alti ufficiali dei nostri servizi segreti erano finiti nell’indagini anche per la strage di Bologna. Ancora una volta, servizi segreti, palestinesi e strage di Bologna.
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