Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Israele: il paese più verde

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Lo stato di Israele è l’unico paese al mondo in cui la concentrazione di verde è più alta rispetto a 100 anni fa. Infatti, in Israele nell’ultimo secolo sono cresciuti 230 milioni di piante, le foreste hanno ricoperto 160 mila ettari e sono stati costituiti oltre mille parchi naturali. Questo verde è curato da 220 dighe e bacini costruiti negli ultimi 60 anni che contribuiscono al recupero di 260 milioni di metri cubi d’acqua l’anno. Merito di tutta questa attenzione alla natura è anche del Keren Kayemeth LeIsrael (KKL), la più antica organizzazione ambientalistica al mondo. La KKL, infatti, dal 1959 svolge la funzione di raccogliere fondi nel mondo da destinare alle coltivazioni in Israele; si possono donare da 15 euro (adozione di un albero) a 4.000 euro (adozione di una foresta) oltre ad acquistare con un massimo di 75 euro una quota idrica per il recupero delle acque. Circa 170 milioni di alberi presenti sul territorio israeliano sono stati donati dal KKL che punta nei prossimi 10 anni a piantare 7 milioni di piante, l’equivalente dell’attuale popolazione israeliana. Una filosofia non solo ecologica, ma che tiene conto anche delle particolari esigenze del piccolo stato medio orientale. Infatti, le conifere piantate a ridosso del deserto israeliano garantiscono una maggiore cattura di carbonio con un impiego minimo di acqua; si pensi (dati tratti dall’articolo di Sette-Corriere della Sera) che un albero di 10 metri di altezza, in 70-100 anni di vita, richiedendo annualmente 285 mm di acqua piovana, può annullare tra i 500 e gli 800 kg di carbonio, tre volte la quantità di quella catturata dalle foreste Occidentali, inoltre le nuove piantagioni favoriranno l’aumento dell’umidità e quindi la diminuzione anche di 4 gradi  delle calde temperature del deserto del Negev. Non solo, in Israele è all’avanguardia anche la ricerca nell’ambito del recupero delle acque dato chenella zona le risorse idriche sono scarse ed anche strategiche. Israele deve difatti appoggiarsi sui paesi confinanti per il proprio fabbisogno idrico. Ecco quindi la costruzione di grandi bacini idrici per la raccolta di acqua piovana ed il riciclo di quella usata. Ad esempio ogni 500 metri cubi d’acqua sporca, 400 rientrano in circolo in tempi brevi e molto diffuso è l’uso di desalinizzatori.
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