Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Tornare alla dracma? Sì, ma a quella della Grecia classica

(fonte: Il Giornale), a cura di Roberto Di Ferdinando

Non si fa altro che parlare, negli ambienti economici, sull’opportunità o meno che la Grecia esca dall’euro e ritorni alla propria valuta nazionale: la dracma. Mah! La dracma moderna, che fu adottata in Grecia nel 1832, quando il paese si sottrasse alla dominazione ottomana, ed è esistita fino a qualche anno fa, quando Atene decise, e l’UE accettò forse troppo frettolosamente, di aderire all’Eurozona, nella sua lunga vita non ha dimostrato però mai grande stabilità e peso. Altra storia invece fu la dracma antica, della Grecia classica. La dracma classica era un piccolo disco di 4 grammi di peso. Su di una facciata era impresso il profilo della dea Atena, con l’elmo guerriero, dall’altra, l’immagine di una civetta (oggi, anche nella facciata della moneta da 1 euro greco è riportata una civetta). E la Grecia di allora era talmente ricca che si era diffuso il modo di dire, per indicare qualcosa di superfluo: “portare civette ad Atene”. Il suo nome, dracma, derivava e deriva dal verbo, dràssomai, cioè “stringo nel pugno”; in effetti in origine, prima che diventasse un conio tondo, con il termine dracma si indicava sei strisce di metallo grezzo.
Se oggi volessimo dare un valore attuale alla dracma antica, secondo gli storici, dovrebbe essere non inferiore ai 40 dollari odierni, quindi una moneta con un potere d’acquisto ed un peso economico straordinario. Non a caso, per questo suo valore effettivo, la dracma antica fu per molti secoli una moneta di riferimento ed utilizzata molto negli scambi commerciali. Scavi archeologici hanno portato alla luce dracma in Egitto, Spagna, Italia del Sud e Persia (Iran). Non solo, i commercianti arabi chiamavano la loro moneta, dhiram, derivandola dal dridracma (doppia dracma). Ancora oggi in Marocco e negli Emirati Arabi Uniti, la moneta nazionale è il dhiram, ed in Armenia il diram.
Curiosamente hanno origine greche anche molti termini economici che quotidianamente usiamo per descrivere la drammatica crisi economica greca (legge del contrappasso?) e internazionale. Ad esempio la parola inglese spread (il differenziale tra i titoli di Stato di un paese e quelli della Germania, ritenuti i più affidabili) deriva dal greco, speiro, “io semino”, cioè il ventaglio di semi lanciato per seminare la terra e trarne ricchezza. Ed ancora, il termine default, cioè l’insolvenza di un paese a rimborsare il proprio debito, trae origine dal greco sphàllein che significa atterrare un avversario con uno sgambetto, il farlo rovinare a terra. Ed infine parlando di crisi internazionale e crisi greca, ecco la parola crisi, dal greco krisis. L’atto drammatico del krinein, il decidere, la scelta fatale, la scelta finale.
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