Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Un minuto di silenzio

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Ilana Romano è la vedova di Yossef Romano, sollevatore di pesi israeliano, ucciso, insieme ad altri dieci suoi compagni, nel settembre del 1972 a Monaco, nel villaggio Olimpico, per mano dei terroristi palestinesi di Settembre Nero. Dal 1976, dalle Olimpiadi di Montreal, Ilana è sempre stata presente ai Giochi Olimpici successivi (non si recò a Mosca nel 1980 perché Israele non vi prendeva parte) per ricordare in silenzio  l’eccidio di quegli atleti. E ci sarà anche a Londra, ancora una volta in silenzio e tenendosi per mano con Ankie Spitzer, un’altra vedova di quel settembre 1972. Ed anche a Londra Ilena chiederà un minuto di silenzio ufficiale per quegli undici uomini. Nessun riferimento alla loro nazionalità, ma solo un semplice e rispettoso ricordo di un minuto “come figli delle Olimpiadi, gli sportivi che andarono a Monaco in pace e ritornarono nelle bare”. Un appello che molto probabilmente cadrà ancora una volta nel vuoto, infatti, nonostante Sebastian Coe, presidente del comitato organizzatore di Londra 2012, abbia annunciato di voler celebrare le vittime durante la cerimonia di apertura, un netto e fermo divieto è giunto, invece, dal belga Jacques Rogge, il capo del CIO. Ed all’interno del comitato olimpico anche Alex Gilady, rappresentante israeliano, si è espresso contrario al minuto di silenzio, perché potrebbe “danneggiare lo spirito di armonia e spingere alcune nazioni a boicottare i Giochi”. Eppure, Gilady, fa notare la Romano, in quel settembre del 1972 era anche lui a Monaco quale giornalista sportivo e ritornò in patria con lo stesso aereo che rimpatriò le 11 salme. Ad oggi quindi l’unica celebrazione ufficiale in programma sarà quella del 6 agosto, quando la delegazione israeliana ricorderà, come ha sempre fatto in ogni Olimpiade, gli atleti israeliani uccisi.
Intanto la Romano e la Spitzer si sono attivate in questi anni per raccogliere  firme in favore dell’istituzione del minuto di silenzio, chissà se basteranno a far cadere il silenzio-oblio voluto dal CIO.
Anche in Italia è partita un’iniziativa di raccolta firme per il minuto di silenzio: http://www.amicidisraele.org/2012/07/solo-un-minuto-per-favore/ .
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