Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Hitler è morto (forse) nel 1962

(fonte: Il Giornale), a cura di Roberto Di Ferdinando
Quest’estate Il Giornale e La Repubblica a hanno pubblicato le interviste a Alessandro De Felice, un appassionato ricercatore storico, che di professione fa l’imprenditore nel settore sanitario, ma che ha una laurea in Storia Contemporanea alla Cattolica di Milano e in Medicina a Siena, ed è parente di Renzo De Felice lo storico del Fascismo. L’attenzione della stampa italiana verso Alessandro De Felice nasce dal fatto che nei mesi scorsi egli abbia dichiarato di avere le prove che dimostrerebbero che Hitler non sarebbe morto suicidandosi nel bunker di Berlino nel 1945, ma riuscì a fuggire in Argentina insieme a Eva Braun e qui sarebbe morto di emorragia cerebrale nel 1959 o nel 1962. Una scoperta, se confermata, ovviamente rivoluzionaria, sebbene gli storici abbiano sempre respinto la teoria che Hitler riuscì a scappare dalla Germania assediata dagli Alleati. Alessandro De Felice ha però elencato le testimonianze dirette e indirette che proverebbero la sua teoria. Secondo De Felice Hitler visse i suoi anni argentini prima a Estancia San Ramon, una grande fattoria della Patagonia, a quaranta chilometri da San Carlos de Bariloche, la città dove si era nascosto Erich Priebke, poi, alcuni anni dopo, il Furher e la sua compagna si trasferirono a Villa La Angostura, a 85 km da Bariloche, e in questa hacienda morì (incerta la data: 1959 o 13 febbraio 1962), come affermerebbe anche Patrick Burnside, il ricercatore storico considerato il maggior esperto sulla permanenza in Patagonia di Hitler.
De Felice inizia a rafforzare la sua teoria smontando la versione ufficiale degli ultimi giorni di vita di Hitler. Infatti, fino ad oggi la principale fonte storica sulla fine di Hitler è il libro “Gli ultimi giorni di Hitler”, opera di Sir Hugh Trevor-Roper. Ma Alessandro De Felice denuncia che Trevor-Roper era un agente dei servizi segreti militari britannici alle dirette dipendenze del Premier Churchill, il più sollecito a diffondere la notizia della morte del Furher. Trevor-Roper è anche lo stesso che nel 1983, a capo della casa editrice Times – sempre secondo De Felice – autentificò i falsi diari Hitler. De Felice inizia a smantellare anche le altre prove ufficiali; infatti nell’intervista a Il Giornale, a cura di Stefano Lorenzetto, dichiara: ““la perizia necroscopica, effettuata dai medici sovietici tra l’8 e l’11 maggio 1945 nella clinica di Buch, alla periferia di Berlino, è un colossale falso storico-scientifico. Nella relazione finale il tenente colonnello Faust Chkaravski e  i suoi tre assistenti annotarono, di proposito, alcuni errori grossolani. Due particolarità anatomiche fasulle: un dente in sovrannumero e un testicolo mancante. I referti dei tre medici tedeschi che avevano visitato Hitler, completamente nudo negli ultimi 12 anni attestavano che i suoi organi genitali erano normali. Quanto alla presenza di un quindicesimo dente nella mascella inferiore, essa contrasta con la precisa testimonianza del dentista personale di Hitler, il dottor Hugo Blaschke. […]Fra i cadaveri trovati nella cancelleria i russi scelsero i due più carbonizzati e li contrassegnarono con i numeri 12 e 13 e dissero che erano quelli di Hitler e Braun. Il primo misurava 1,65 cm, il secondo 1,50 cm. Ma Hitler da vivo misurava 1,73 cm e la sua amante 1,63 cm. Le radiografie eseguite su Hitler nel 1944 dal dottor Erwing Giesing non collimano con quelle ai raggi x mostrate dai sovietici. Inoltre i due corpi trovati nello steso luogo, presentavano bruciature diverse ed accanto a loro erano stati rinvenute le carcasse di due cani che avevano, però mantenuto il loro pelo. […] I testimoni tedeschi presenti nel bunker furono trattenuti e interrogati per i successivi 10/15 anni. I resti di Hitler furono cremati  e dispersi a Mosca il 3 giugno 1945 secondo quanto riporta il controspionaggio dell’Armata Rossa. Resta una porzione della calotta cranica attribuita a Hitler e conservata presso l’Archivio di Stato della Federazioen Russa. L’analisi del professor Nick Bellantoni dell’Università del Connecticut ha rilevato essere i resti di un cranio femminile, mentre la dentatura è custodita nell’archivio della Lubianka e non è mai stata concessa l’autorizzazione per delle analisi genetiche”. Ed ancora, dall’articolo de Il Giornale: “il 15 giugno 1945 il generale Dwight Eisenhower, nel corso di una conferenza stampa presso l’hotel Raphale a Parigi, dichiarò: – le ricerche sovietiche non hanno trovato tracce di resti di Hitler, né la prova positiva della sua morte -. Quando alla conferenza di Potsdam (1945), il presidente americano, Harry Truman chiese a Stalin se Hitler fosse morto, il dittatore sovietico rispose senza mezzi termini:  – no – . E aggiunse che i gerarchi nazisti erano fuggiti in sommergibile in Spagna o Argentina. Il segretario di Stato, James Byrnes, per accertarsi che Truman non avesse capito male, dopo il brindisi ufficiale prese in disparte Stalin, il quale confermò la risposta. La circostanza venne comunicata da Truman in una lettera alla moglie e Byrnes citò il fatto  nel suo libro di memorie Speaking Frankly”.
Quindi anche negli Stati Uniti e fin dall’inizio furono avanzati dubbi sull’effettiva morte di Hitler. Non a caso, Hoover, capo del FBI, inviò agenti in Sudamerica, non credendo della morte di Hitler. Esiste un’informativa del FBI del 21 settembre 1945, che parla dell’aiuto fornito dai funzionari argentini a Hitler, sbarcato da un sottomarino e nascosto ai piedi delle Ande. In una nota classificata segreta della CIA del 3 ottobre 1955 un agente dalla Colombia scrive: “Hitler è ancora vivo”.
Inoltre, De Felice, in supporto della sua teoria chiama in aiuto Patrick Burnside, imprenditore e saggista investigativo, il quale oggi vive a San Carlos de Bariloche dove è ancora attivo il Club Andino, un ritrovo di tedeschi. Burnside dichiara di aver conosciuto negli anni Settanta, padre Cornelius Sicher, amico d’infanzia dell’Ammiraglio Wilhelm Canaris. Sicher rivelò a Burnside che nel 1944 Canaris gli aveva rivelato che esistevano dislocati in Europa dei sommergibili U-boat pronti all’occorrenza a salpare con destinazione Patagonia; e forse proprio su uno di questi Hitler guadagnò la sua fuga. Secondo la ricostruzione di Burnside, dal 28 al 30 aprile la Luftwaffe garantì un corridoio aereo fra Berlino e la Danimarca per la fuga di Hitler. Quindi, il 28 aprile 1945 non vi fu alcun matrimonio nel bunker tra Hitler e Eva, bensì la partenza su un velivolo dalla pista di Hohenzollerndamm, con atterraggio nella German Imperial Zeppelin, base di Tonder, in territorio danese. Da qui  la ricostruzione dei fatti si interrompe e De Felice e Burnside fanno due ipotesi: partenza in sommergibile verso il Sud America, oppure un volo verso Reus, base militare spagnola presso Barcellona, e poi da qui alle Canarie, prima di aver sostato a Moron della Frontera, presso Siviglia, per il carburante. E’ il 29 aprile 1945: con Hilter ci sono Eva, il cognato Hermann Fegelein, sposo della sorella di Eva, Gretl,  e la fedele cagna Blondi. All’arrivo nella base nazista di Villa Winter, a Fuerteventura, vi era ad attenderli un U-boot per il trasferimento in Patagonia (il 10 luglio 1945 un sommergibile U-530 si consegnò agli Alleati in una base navale di Mar del Plata).
RDF

2 comments on “Hitler è morto (forse) nel 1962

  1. saruzza scrive:

    vedere foto e documenti in http://www.hitlers-escape.com

  2. Roberta scrive:

    Fegelein venne fucilato su ordine del führer ,non può essere scappato.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

*