Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Gli USA si sganciano dal Medio Oriente?

(Fonte: la Stampa), testo di Roberto Di Ferdinando

L’atteggiamento USA nei confronti del Medio Oriente sembra essere cambiato. Nel 2009 Obama esordì in politica estera con il discorso pronunciato in Egitto, dove la “questione” araba e mediorientale erano, allora centrali e molto vive. Da allora sono caduti i tiranni in Africa ed in Asia e la primavera araba ha condotto cambiamenti irreversibili nel cammino democratico di alcuni paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Quindi, gli Stati Uniti possono sentirsi sollevati dalla responsabilità di gendarme per questa regione? Forse sì, ma come sempre capita nelle questioni geopolitiche,per propri interessi strategici. Infatti, un minor coinvolgimento stelle e strisce in Medio Oriente nascerebbe dal fatto che Washington a breve potrà contare sullo sfruttamento dello shale gas in Canada, delle estrazioni petroliferi in Texas e Dakota, e del mega oleodotto che unirà l’Alberta al Golfo del Messico. Tutto questo determinerà tra il 2016 ed il 2020, per la prima volta dal 1933 (quando gli USA ottennero le concessioni per l’estrazione del petrolio saudita), l’autonomia degli Stati Uniti dal greggio del Golfo.
Questa indipendenza energetica, permetterà agli USA di far pesare più sui soggetti regionali, Turchia, Arabia Saudita (i ribelli anti-Assad sono “aiutati” dalle forniture d’armi del regno wahabita) e Israele, il peso e la responsabilità della stabilità della regione. Così, Obama ed i suoi successori potranno dedicarsi alle sfide del prossimo futuro: contenimento della Cina, commerci transoceanici e sicurezza nel cyberspazio.
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