Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Egitto-Etiopia: ancora la diga sul Nilo Azzurro

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

GrandEthiopianRenaissanceDamA completamento del puntuale e preciso articolo dell’amico Della Lunga, segnalo che oggi il Corriere della Sera dedica quasi l’intera pagina 19 alla questione della controversia, ad oggi solo diplomatica, tra Egitto-Etiopia, per la diga “Grand Renaissance” sul Nilo Azzurro. La diga in territorio etiope a 40 km ad est dal confine con il Sudan sarà il più grande progetto idroelettrico in Africa e permetterà ad Addis Abeba di esportare energia elettrica a Gibuti ed in Kenya. Cecilia Zecchinelli, autrice dell’articolo, mette in luce alcuni aspetti di questa contesa. Innanzi tutto le preoccupazioni egiziane, che si allarmano ogni volta che il Nilo è oggetto di interventi non loro; infatti il grande fiume rappresenta il 97% delle risorse idriche per l’Egitto, ed il Cairo, nonostante il peso politico nella regione non può molto. Infatti, il trattato che riconosce all’Egitto diritti storici e naturali sul Nilo è del 1929 e fu firmato con i colonialisti britannici, quindi oggi non ha nessun valore, mentre può vantare privilegi nell’accordo del 1959 con il Sudan, ma si tratta comunque di un accordo solo bilaterale. Quindi tutti i restanti paesi attraversati dal bacino del Nilo, nel rispetto delle norme internazionali, si sentono abbastanza liberi. Così l’Etiopia che con il primo ministro Hailemariam Desalegn, è arrivata a dire: “Gli egiziani vogliono essere i soli padroni del Nilo ed è assurdo. Dobbiamo lavorare insieme per trovare una soluzione, l’acqua può bastare a tutti […] in Etiopia sgorga l’86% dell’acqua del Nilo e fare quella diga è nostro diritto. Non rompiamo alcun trattato perché noi non ne abbiamo mai firmati, finora ci hanno sempre escluso”. Zecchinelli fa notare quindi un altro aspetto della questione, infatti da questa ferma presa di posizione dell’Etiopia si evidenzia come l’Egitto di Morsi, rispetto al governo Mubarak, faccia meno “paura” nella regione. Anche il governo del Sudan del Sud, il nuovo stato resosi indipendente dal Sudan nel 2011 ed osteggiato dall’Egitto di Mubarak, non solo ha dichiarato che: “l’Etiopia ha tutti i diritti di usare le acque del Nilo per l’energia e l’irrigazione”, ma ieri ha anche firmato un accordo quadro sullo sfruttamento delle acque già sottoscritto da Etiopia, e dagli altri paesi del bacino del Nilo: Ruanda, Tanzania, Uganda, Kenya e Burundi. Quindi sale la tensione e si formano schieramenti contrapposti, ma anche nell’articolo si sottolinea che la controversia rimarrà comunque nei termini diplomatici, infatti, sembra impensabile un conflitto tra Egitto ed Etiopia, nonostante tanta posta in palio.
RDF

One comment on “Egitto-Etiopia: ancora la diga sul Nilo Azzurro

  1. Francesco scrive:

    Aggiungo ancora qualcosa a quello già postato da me e da Roberto. Ieri Repubblica ha dedicato tre pagine alla questione con articoli di Mastrogiacomo e Valli. Quindi i principali quotidiani nazionali stanno tornando ad occuparsi di temi che noi segnaliamo da tempo e questo ci fa molto piacere. Aggiungo anche che la questione più controversa e meno dibattuta rimane quella dell’impatto ambientale e soprattutto sulle popolazioni locali oltre che una questione di diritto internazionale. Soprattutto per la diga sul fiume Omo. La questione, posta in questi termini, interessa probabilmente più a noi che a loro. La mia speranza è che, in una logica costi benefici, i vantaggi siano assai più grandi dei costi. Se il tenore di vita della popolazione etiope potesse migliorare grazie a questi interventi, l’intervento sarebbe decisamente auspicabile.

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