Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La diga del Millennio guasta i rapporti fra Egitto ed Etiopia

Il fiume Tekazè nel bacino del Nilo Azzurro

di Francesco Della Lunga

La questione è emersa sulle pagine della stampa internazionale pochi giorni fa a seguito dell’”editto di Morsi” che avrebbe dichiarato che “le acque del Nilo non si toccano” e che la realizzazione della nuova diga chiamata “Diga del Millennio” da Addis Abeba avrebbe potuto creare tensioni fra i due paesi. L’Etiopia ha iniziato a costruire il nuovo impianto con l’obiettivo di sfruttare la produzione di elettricità sulle acque del Nilo Azzurro, nella regione del Beninshangul – Gumuz, ai confini con il Sudan. L’appalto è stato assegnato all’italiana Salini Costruzioni che si sta occupando anche della costruzione di un secondo grande invaso, chiamato GIBE III sul fiume Omo, a sud del paese). Si tratta di un progetto ardito che consentirebbe la costruzione della più grande diga africana, superiore anche a quella di Asswan. I numeri: “lunga 1800 metri, alta 170 metri e del volume complessivo di 10 milioni di m3. La potenza installata sarebbe di 6.000 MW con una produzione prevista di 15.000 GW all’anno”. Secondo Addis Abeba in realtà la diga non provocherebbe disastri in Egitto. Anche il nostro vice ministro agli affari esteri, Lapo Pistelli, intervistato sulla questione, sostiene che la questione della diminuzione dell’afflusso delle acque può riguardare il periodo di riempimento dell’invaso, ma non dovrebbero comunque esserci ripercussioni significative sui paesi a valle della diga (Sudan ed Egitto). L’Etiopia ovviamente sostiene questa posizione, ma d’altra parte Addis Abeba ribatte che nessun paese può “impedirci di costruire una diga sul nostro territorio”, come dichiarato dalla capitale. La questione delle acque del Nilo però è effettivamente una questione di rilevanza internazionale. Tutti gli stati che utilizzano le acque del Nilo hanno, in più occasioni, sottoscritto accordi per la regimentazione e la ripartizione della portata delle acque. Il principale accordo è stato sottoscritto addirittura in un periodo in cui le potenze europee erano fortemente presenti nell’area. Si parla di un trattato del 1929 che attribuiva all’Egitto il 70% delle acque del Nilo. L’Etiopia sostiene che in realtà l’84% delle acque del Nilo viene dall’Etiopia e che il trattato del ’29, aggiornato in tempi più recenti (2010) da tutti gli altri paesi che si trovano nel bacino dell’alto Nilo (Kenia, Congo, Burundi, Ruanda, Tanzania, Uganda, Etiopia) ed anch’esso contestato dal Cairo, potrebbe essere rimesso in discussione. Ma il primo ministro etiope Desalegn ha sostenuto recentemente, in un incontro presso l’UA che Addis Abeba non ha intenzione di danneggiare i paesi a sud dell’invaso (Sudan ed Egitto). E’ possibile che Morsi debba alzare la voce tenuto conto delle difficoltà interne che deve affrontare. L’Etiopia sta comunque andando avanti, Egitto e Sudan, assieme ad esperti siriani, starebbe studiando l’impatto della nuova diga su tutto il bacino. La diga potrebbe contribuire a portare dei benefici ad una larga fascia della popolazione fermo restando che i diretti interessati, ovvero i popoli che vivono nella zona, sarebbero costretti a sostenere dei costi umani rilevanti.

Fonti: quotidiano online “L’Indro”, www.lindro.it;

http://www.salini.it/lavori-in-corso/etiopia-grand-ethiopian-renaissance-dam-6000mw/

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