Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Datagate ed USA

Testo di Roberto Di Ferdinando

CellulariCome è già capitato nel recente passato, un determinato tema internazionale diventa centrale per il mondo dell’informazione e quindi è trattato, affrontato, commentato con milioni di interventi, diventando il Caso del momento. In queste settimane è toccato al Datagate, lo “scandalo” delle intercettazioni dei leader mondiali da parte dei servizi segreti USA, di essere sezionato mediaticamente. L’attenzione su questo affaire ha messo la sordina a varie ed altre questioni, a cui gli stessi media avevano dato ampia ribalta fino a poche settimane fa (Siria, Crisi economica, rapporti tesi tra USA e Russia, questioni interne all’Unione Europea ed all’Italia, ecc…).
Sul tema d’attualità Datagate ho notato che la maggioranza dei commenti riporta un certo rimprovero morale agli USA dicendo loro (semplifico) che: “non si spiano gli amici!”. La penso un po’ diversamente. Infatti, ritengo che gli USA, per fini geopolitici e di sicurezza interna, abbiano tutti i diritti di intercettare paesi stranieri (non è stato denunciato dagli stessi media quanto gli USA siano spiati per motivi commerciali dagli alleati (?) europei). E’ vero che molti dei paesi intercettati sono alleati, ma se si accetta l’assunto che i servizi segreti possono e, come è previsto nella loro naturale funzione, devono indagare per raccogliere informazioni, questo può avvenire nei confronti dei nemici che degli amici. I leader intercettati dovrebbero prendere consapevolezza da questa vicenda del fatto che i loro sistemi di sicurezza e di protezione dati e siano stati violati facilmente.
Un’altra considerazione. Se gli USA hanno deciso di spiare paesi amici può significare che Washington non ritenga queste “amicizie” molto ferme e fidate. L’antico adagio dice: “dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guardi Dio (in questo caso il divino è rappresentato dal Grande Fratello che ascolta). Dopotutto gli USA, dopo le vicende Iraq, Afghanistan ed adesso Siria, non si fidano più della politica del Vecchio Continente.
Altra considerazione. Da quanto sta venendo fuori dalla lettura dei giornali, sembrerebbe che la NSA-CIA abbia istituito questa enorme macchina di ascolto senza che Obama ne fosse completamente a conoscenza. Non so se sia una mossa propagandistica, sebbene l’attuale presidente USA non abbia più nessuna ambizione e possibilità di essere rieletto, ma far credere che la NSA e la Cia abbiano messo su tutto questo senza coinvolgere l’amministrazione centrale sarebbe doppiamente grave. Grave perché un organismo dello Stato, autonomamente avrebbe avviato un’operazione di tale portata e delicatezza senza coinvolgere il suo diretto Comandante in Capo e senza avere una specifica direttiva politica; dall’altro, grave perché, se così fosse, Obama avrebbe perso il controllo della macchina amministrativa USA. Quindi, meglio sperare che Obama abbia dato il suo consenso all’operazione.
Da qui un’altra considerazione ancora. Sempre da fonti giornalistiche, Obama avrebbe ereditato tale operazione impicciona dai suoi predecessori; non poteva essere altrimenti, infatti, durante l’amministrazione Obama, quando gli USA sono stati accusati di aver violato i comuni principi di convivenza civile e democratica, è stato detto che le cause originarie di tali comportamenti illiberali dovevano ricercarsi nelle amministrazioni Bush. Tutto questo come se Obama (premio Nobel per la Pace!) non fosse considerato capace di pensare od appoggiare l’operazione Datagate. Si parla dello stesso Obama che promise di chiudere Guantanamo (ancora aperto), che guida ancora la guerra internazionale al terrorismo (uso di droni e uso della forza: Libia usata e Siria auspicata). Sicuramente, tutto ereditato dai Bush, ma Obama poteva fare scelte diverse, ma non le ha fatte.
Infine alcuni dati rivelati dall’istituto di ricerca Max Planch, secondo cui chi vive in Italia o in Olanda ha il 100% in più di probabilità di essere intercettato dalle proprie autorità giudiziarie rispetto a quanto potrebbe accadere negli Stati Uniti; le probabilità sono del 30% in più in Francia e del 50% in più nella Germania della Merkel, rispetto sempre agli USA.
RDF

One comment on “Datagate ed USA

  1. Francesco scrive:

    Forse è bene, per una volta, vedere la questione in termini di realpolitik. Anche se il termine può essere facilmente scambiato con il concetto di potenza o in qualche caso di forza brutale, ci sono delle questioni nella politica internazionale che paiono ineludibili. Una di queste è appunto quella dello spionaggio. Lo spionaggio è ineludibile, tutti gli stati lo fanno e gli USA a ben vedere, giacché sono la potenza dominante, lo fanno anche scambiando informazioni che le altre agenzie di intelligence dei paesi alleati. Che questo poi possa apparire uno scambio ineguale o non alla pari, ci sta pure che sia la cruda verità. D’altra parte, siccome nessun paese rinuncerà mai ai propri servizi di intelligence, la risposta che si potrebbe dare potrebbe essere quella di suggerire ai paesi che si sentono, a torto o ragione, spiati, di adottare misure tecnologiche che possano impedirlo. Nel quadro dei rapporti occidentali anche questa ipotesi è assai complicata perché vi sono molti accordi che prevedono lo scambio di informazioni. Quindi limitare tecnologicamente l’accesso agli altri servizi amici pare assai difficile. Eppure, uno stato sovrano potrebbe lavorare in questa direzione. Che è poi la primazia tecnologica nei sistemi di comunicazione. Pensiamo che questo sia possibile? A livello tecnologico, di competenze, di cervelli, di risorse forse si. Come metterlo in pratica è molto più difficile.

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