Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Lo shale gas, nuova frontiera delle risorse energetiche e nuove preoccupazioni ambientali

Foto tratta da: www.greenstyle.it

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Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte: Avvenire)

Lo shale gas, o scisto (si legga: http://www.recintointernazionale.it/2011/12/il-gas-di-scisto/) è il gas intrappolato nelle rocce di argilla, che le nuove tecnologie permettono adesso di estrarre, a costi relativamente bassi, a profondità di oltre tre chilometri. L’estrazione avviene, a tali profondità e condizioni, anche per il petrolio.
Secondo le rivelazioni di Pira, la società di consulenza in ambito di energie, lo sfruttamento di tali “nuove” risorse e giacimenti, nel 2014 permetterà agli USA di diventare il primo produttore di idrocarburi al mondo, superando l’Arabia Saudita, fino ad oggi considerata il serbatoio energetico del mondo, e lasciando alla Cina il primato del paese importatore di petrolio greggio. Uno sconvolgimento nel panorama geopolitico e non solo.
Gli USA diventeranno così autonomi riguardo l’approvvigionamento energetico, e non a caso il loro interesse nelle questioni Medio Orientali (dove si concentrano le maggiori risorse di petrolio) si è negli ultimi tempi ridotto. Anche se è vero che l’economia (e quindi anche la politica) a stelle e strisce ha interesse che non vi siano situazioni di crisi economiche e politiche a livello internazionale, mantenendo così e comunque un occhio attento a questa regione, ma si riduce notevolmente, anche come arma di pressione, il tema del petrolio del golfo arabo (si veda anche: http://www.recintointernazionale.it/2013/04/gli-usa-si-sganciano-dal-medio-oriente/)
Inoltre, negli Stati Uniti già oggi l’energia costa poco per fini industriali, se poi gli USA potranno accedere agli enormi giacimenti di gas scisto, diventeranno sempre più attraenti, tanto che sarà più vantaggioso per le industrie petrolchimiche anche europee delocalizzare in America.
Gli USA hanno un ulteriore vantaggio, infatti la normativa federale al momento non limita la sperimentazione e l’estrazione dello shale gas, mentre in Europa tale ricerca ed attività è tutt’ora limitata. Infatti, l’estrazione di questo gas avviene tramite il fracking, una tecnica per spaccare gli scisti di argilla e liberare il gas dal sottosuolo. Una tecnica molto invasiva che richiede il pompaggio di gas che, non è stato ancora dimostrato, una volta liberati potrebbero inquinare le falde acquifere. Il Parlamento europeo nel 2012 ha approvato delle mozioni in cui si chiede una legislazione stringente in materia di shale gas. Nello scorso ottobre la stessa istituzione comunitaria ha esteso l’obbligo di valutare le conseguenze sul territorio anche agli idrocarburi non convenzionali. Ma contro questa “prudenza” comunitaria si stanno schierando i paesi dell’est europeo, che siedono su enormi giacimenti di shale gas, ed hanno trovato nella Gran Bretagna un buon alleato; infatti, il premier Cameron in estate si è espresso così:”non possiamo perdere l’occasione del fracking.” Lo shale gas rischia di entrare in Europa da Londra.
RDF

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