Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Il futuro del Pianeta è vegetariano

(fonte: La Stampa), testo di Roberto Di Ferdinando

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immagine tratta da: laleggivendola.blogspot.com

Sembra che il futuro della Terra, se si vuole che questo sia eco-sostenibile, dovrà essere indirizzato ad una cultura vegetariana, sicuramente nelle scelte alimentari.
La settimana scorsa il quotidiano La Stampa ha rilanciato un articolo del settimanale Nesweek in cui si denuncia che per produrre una caloria di cibo vegetariano (processo dalla produzione alla consumazione) si utilizzano dieci barili di petrolio, tantissimi. Ma aspettate, sapete quanti ne occorrono, invece, per produrre una caloria di cibo animale? Risposta: cento barili (100 barili) di petrolio! Ma non basta, infatti, per produrre 5 kg di carne occorre tanta acqua quanta ne consuma in un anno una famiglia media statunitense. Sulla base di questi dati, considerato anche l’elevato consumo di carni in Occidente, non è possibile credere che tale modalità alimentare possa essere eco-sostenibile per il Pianeta.
Colin Campbell, geologo inglese, collaboratore di aziende che operano nel settore dell’estrazione del petrolio, ritiene che l’attuale consumo eccessivo di petrolio sia dovuto agli allevamenti intensivi di bestiame, e che stiamo già intaccando le riserve energetiche del futuro per produrre cibo, in particolare di carne. L’economista Jeremy Rifkin afferma che sulla Terra ci sono 6,5 miliardi di persone, ma solo 1/5 si alimenta adeguatamente (in senso di quantità), mentre il 26% del pianeta è invaso dagli allevamenti di animali, che ogni anno producono 1.5000 miliardi di deiezioni che a loro volta causano l’emissione del 18% dei gas serra (gli scarichi dei veicoli ne producono il 14%!!!). Per tutti questi allevamenti occorre un grande impiego di energia (acqua e petrolio), cereali e terreno (l’88% delle terre disboscate della foresta Amazzonica sono state destinate ad allevamento di bestiame).
E in Italia? Nel nostro paese ogni anno vanno al macello 24 milioni di grandi animali (mucche, maiali, cavalli, capre, pecore), 29 milioni di conigli, 500 milioni di galline, polli e tacchini e 2 milioni di pesci e crostacei (1,2 milioni di animali al giorno). Eppure in Italia il 4,9% della popolazione è vegetariana (dati Eurispes) contro il 3,5% della media Europea, ed in Italia l’1,1% è vegana (non assumono neanche i derivati animali, quali latte, burro, uova…).
L’Italia è anche la patria della dieta mediterranea, in cui il consumo di carne è limitato, ed a cui il prof. Gianni Tamino, biologo dell’Università di Pavia, chiede di ritornare, infatti, intervistato da La Stampa, dichiara: “sia per il dispendio di acqua sia per quello di petrolio la nostra agricoltura, i nostri metodi di allevamento di animali oggi non sono più sostenibili. […] Noi usiamo come mangimi per animali dei cereali, che possono essere cibo per gli esseri umani. Se riduciamo il consumo di carne, e quindi di mangimi, quei cereali possono sfamare chi adesso rischia di morire di fame. […] Oggi abbiamo il cibo per sfamare il doppio delle persone che vivono sul pianeta, ma lo usiamo per gli allevamenti.”
RDF

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