Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Il Maghreb verso il libero scambio

Testo di Francesco Della Lunga

Una delle aree economiche che da sempre hanno interessato il nostro paese è quella dei paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo. Senza tornare alle vicende storiche che hanno incrociato il destino di alcuni di questi paesi con il nostro nell’ultimo secolo (si pensi soprattutto alla Tunisia a cavallo fra Ottocento e Novecento e la Libia) l’area caratterizzata da Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania che è anche conosciuta come Maghreb, è da tempo caratterizzata da una forte spinta verso la crescita economica. Una spinta che viene dalla classe imprenditoriale ma non ancora del tutto colta dalle elites politiche. I governi di questi paesi, senza grandi eccezioni, riescono ad attrarre investimenti e capitali dall’estero, soprattutto dall’Unione Europea, senza però riuscire ad integrare i propri mercati ed a realizzare un vero e proprio mercato interno. Questa particolare situazione che rende i cinque paesi citati dipendenti in larga parte dagli investimenti stranieri, è stata evidenziata pochi giorni fa a Marrakech, in Marocco, dove oltre cinquecento imprenditori si sono ritrovati al terzo Forum delle Associazioni Industriali del Maghreb. I principali temi che sono stati affrontati e denunciati sono proprio quelli dell’integrazione economica interna che sarebbe anche resa possibile dalla creazione, ben venticinque anni fa, della Uma, ovvero l’Unione Politica fra Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania. Ma l’Unione Politica si è rivelata fino ad oggi un vero e proprio fallimento tenuto conto che le cinque economie sono fra le meno integrate del continente. Le frontiere, per rischi dovuti alle continue tensioni politiche e sociali ed ai contrasti che hanno caratterizzato storicamente le comunità di questi paesi, sono chiuse con dazi all’importazione scoraggianti. Il presidente degli industriali marocchini Miriem Bensalah Chaqroun, in occasione del vertice, ha affermato che l’interscambio interno fra l’area maghrebina non supera il 3% mentre tutte le altre grandi aree di scambio come quelle che vedono associate i paesi asiatici, il Mercosur, e soprattutto l’Unione Europea che rimane il modello di riferimento per questi paesi, hanno fatto segnare tassi del 24% (Asia), 15% (Mercosur) e 64% (UE). Per favorire l’interscambio fra le cinque economie le politiche da intraprendere sono molteplici e dovrebbero riguardare almeno la creazione di uno spazio economico integrato, la libertà di investimento che non discrimini operatori esteri rispetto agli autoctoni, l’armonizzazione di politiche commerciali e doganali,  l’eliminazione delle barriere alle importazioni, la cooperazione monetaria e finanziaria con l’istituzione della Banca Maghrebina degli investimenti la cui attesa operatività è comunque attesa per la fine del 2014. Altre riforme da attuare dovrebbero prevedere il riconoscimento dei titoli di studio per favorire la mobilità dei lavoratori, l’eliminazione delle doppie imposizioni, l’armonizzazione delle imposte sui redditi di impresa. Come si vede il lavoro da compiere, in termini di riforme, è assai ponderoso. Su questo ambizioso programma pesa fortemente l’instabilità politica. La Mauritania rimane un paese ancora alle prese con la questione della popolazione saharawi oltre che dal mancato controllo delle regioni più interne che oggi paiono controllate da militanti islamici vicini alla Jihad ed al fondamentalismo salafita. L’Algeria non è ancora del tutto stabilizzata, la Tunisia sta uscendo con enorme fatica dalla Primavera Islamica di due anni fa, la Libia è ancora nel pieno caos politico e sociale dopo la caduta di Gheddafi. Non c’è dubbio che la stabilizzazione dell’area potrebbe aprire nuove grandi opportunità per tutti i paesi dell’Unione, fra cui anche il nostro che mantiene comunque rapporti solidi con Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

Alcune notizie di questo testo sono tratte dal Sole 24 Ore del 19/02/2014

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