Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La crisi in Crimea e la politica internazionale

bandiera ucrainaPolitica internazionale e realpolitik nella crisi Ucraina

In questi giorni la crisi in Crimea sembra aver preso una strada decisiva verso l’annessione di questo lembo di terra fino ai ieri ucraina alla Russia. Il referendum delle scorse ore ha sancito in maniera decisiva questo passaggio che è stato prontamente accolto da Putin. I prossimi mesi ci diranno se questo passaggio diverrà irreversibile. La situazione in Crimea ha offerto la possibilità, agli interessati di questioni internazionali, di ricordare come agiscono le potenze, al di là dei dettati del moderno diritto internazionale. Interessante, a questo proposito, è un’intervista pubblicata oggi da Repubblica all’esperto di storia diplomatica Andrew Bacevich, docente all’Università di Boston. Secondo Bacevich le proteste degli USA e dell’Unione Europea, al di là delle sanzioni proclamate, non saranno particolarmente efficaci. L’annuncio delle sanzioni sono il minimo che l’Occidente poteva offrire all’Ucraina ed alle proprie opinioni pubbliche, peraltro assai disinteressate in un periodo di crisi economica come l’attuale. E d’altra parte i governi europei e lo stesso Obama, al di là delle dichiarazioni ufficiali, sembrano poco propensi ad avventurarsi in un teatro, come quello russo, che storicamente non è mai stato in cima all’agenda politica se non, appunto, nell’Ottocento. In realtà, la Russia ha troppi interessi nella regione per rinunciare alla Crimea, oltre alla volontà di mantenere un certo atteggiamento di rinata potenza mondiale. Ed anche gli europei e gli Stati Uniti non hanno grandi interessi a forzare troppo la mano: gli ex paesi comunisti che erano sotto il controllo dell’ex Urss oggi sono tutti saldamente nel campo occidentale, alcuni già da tempo dentro l’UE e dentro la NATO. Quindi, rispetto ai tempi della Guerra Fredda, l’Occidente ha già abbondantemente vinto la sua guerra. Secondo Bacevich la Russia oggi fa la voce grossa per mantenere legato al proprio territorio appena il 5% dei paesi che un tempo erano la “cintura di sicurezza” da utilizzare in caso di aggressione occidentale. Le sanzioni comunque, a dispetto di quanto avvenuto anche nel recente passato (Iran dopo il golpe di Khomeini, Iraq di Saddam Hussein dopo l’aggressione al Kuwait tanto per citare i casi più recenti e clamorosi) ed in un passato molto prossimo (per citare il nostro paese, ricordate le sanzioni inflitte all’Italia dalla Società delle Nazioni dopo l’aggressione all’Etiopia nel 1936?) potrebbero anche funzionare visto che oggi, rispetto ai casi citati, esiste un intreccio inestricabile di investimenti (soprattutto in titoli da parte degli investitori istituzionali) che, se bloccati, potrebbero realmente danneggiare Mosca. Intanto, oltre alle già citate sanzioni, oggi Washington afferma che la Russia uscirà dal G8. I prossimi mesi ci racconteranno gli sviluppi della crisi che ha, non dimentichiamolo, una seconda crisi passata in sottofondo ma non meno legata, quella siriana.

Francesco Della Lungabandiera ucraina

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