Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La politica estera “informale”

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

1972_desktop63_00bx_zIn questi giorni in Italia è in uscita il libro di memorie di Hillary Clinton, dal titolo “Scelte difficili”. Il Corriere della Sera ha dedicato una pagina intera a questo prodotto editoriale, pubblicando anche alcuni brani del libro. Di seguito riporto alcuni passaggi di uno di questi brani apparsi sul Corsera, a dimostrazione di quanta ipocrisia sul politicamente corretto esista anche nel campo degli esteri. Il brano interessato riguarda la ricostruzione dell’ex Segreterio di Stato USA sull’intervento occidentale in Libia nel 2011. La Clinton dichiara che all’interno dell’amministrazione statunitense erano molte le perplessità sull’intervento militare. Nel marzo del 2011, alla vigilia della riunione ufficiale in cui i leader occidentali avrebbero dovuto decidere la linea politica, ed eventualmente militare, in Libia (appoggiare i ribelli contro Gheddafi?), il presidente francese, Sarkozy confessò alla Clinton ed al premier inglese, Cameron, che gli aerei da guerra francesi erano già in volo verso la Libia: la Francia aveva scelto costringendo gli altri paesi a seguirla. Tale decisione fu criticata dai leader occidentali presenti, in particolare dall’allora presidente del Consiglio italiano, Berlusconi, che Hillary ricorda indignato per l’accaduto. Riporto la memoria della Clinton: “Vige una convinzione informale secondo cui alle vecchie potenze coloniali spetterebbe il diritto di assumere il comando nella risoluzione della crisi nei loro ex possedimenti. Nel caso della Libia, ex colonia italiana, Berlusconi riteneva che la prima linea spettasse all’Italia, non alla Francia.” Da sottolineare due aspetti di questo passaggio. Il primo: esiste una “convinzione informale” in politica estera, una sorta di spartizione di zone di influenza che si rifà al periodo coloniale. Sono passati decenni, secoli, si parla di organizzazioni sovranazionali per dirimere le controversie internazionali, ma poi è un ristretto cerchio di vecchie potenze a condurre le danze diplomatiche e militari. Il secondo aspetto: tale convinzione è meno convinta quando riguarda gli interessi di USA, Gran Bretagna e Francia. Infatti, nella vicenda libica l’Italia, secondo le regole non scritte della “convinzione informale” avrebbe dovuto guidare il comando delle operazioni diplomatiche e strategiche in Libia, ma fu messa da parte dalla Francia, che in nord Africa aveva ingenti interessi da difendere e da stringere.

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