Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

“Leonardi, il capo scorta di Moro, ci invidiava le auto blindate, che al presidente della Dc erano state negate”

9788898689965Augusto Menichelli, oggi 85enne, per 15 anni è stato l’autista personale di Enrico Berlinguer. Lunedì prossimo uscirà nelle librerie, edito da Wingsbert, il libro scritto da Menichelli, dal titolo “In auto con Berlinguer”. Aldo Cazzullo lo ha intervistato per conto de Il Corriere della Sera, (http://www.corriere.it/politica/14_dicembre_11/quando-br-pedinavano-berlinguer-8d938f20-80ff-11e4-98b8-fc3cd6b38980.shtml) e riporto qui alcuni passaggi interessanti e curiosi di quest’intervista
In riferimento al rapimento di Moro, Menichelli racconta: “Con il maresciallo Leonardi, il capo scorta di Moro, eravamo amici. Ci invidiava le auto blindate, che al presidente della Dc erano state negate. Berlinguer aveva avuto la prima macchina blindata d’Italia: gli operai di Pisa ci avevano dato il vetro, i compagni di Roma avevano messo le lastre d’acciaio alle portiere. A lui non poteva accadere quel che accadde a Moro: oltre alla blindata e all’auto della polizia, c’era sempre un’altra macchina del partito, ogni volta diversa per confondere le Br, che ci precedeva o ci affiancava. E se fossero riusciti a rapirlo, i compagni l’avrebbero trovato, avessero dovuto setacciare tutta Roma. I poliziotti di scorta erano iscritti al partito: uno di nascosto, l’altro apertamente. Lo trasferirono a Udine per punizione. Allora intervenne Pecchioli: “Almeno mandatelo a casa sua”. Così fu trasferito a Lecce. Comunque le Br ci pedinavano. […] “. E segnalo anche un altro passaggio dell’intervista: “[…] Tra i giovani, i prediletti erano Bassolino e Angius. D’Alema era segretario della Fgci, ma non gli piaceva così tanto: troppo presuntuoso […]”
Roberto Di Ferdinando

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