Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La rinascita somala secondo le Nazioni Unite

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a cura di Francesco Della Lunga

Quelle che seguono sono brevi note estratte da un articolo pubblicato da Al Jazeera ed apparse su Radio Shabelle in data 21 gennaio 2015. L’articolo riporta la posizione del Segretario Speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Nicholas Kay, sul processo di transizione in atto nel paese. Abbiamo riportato sul nostro sito questa testimonianza perché, oltre ad offrire la posizione ufficiale delle Nazioni Unite sul processo in atto da alcuni anni, conferma anche quanto più volte riportato dal nostro Recinto sulla rinascita, ancora incerta ed irta di difficoltà, in verità, del paese. Nicholas Kay è il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in Somalia ed è uno dei principali attori politici presenti sul territorio. Secondo Kay, la Somalia sta realmente passando dalla condizione di “stato fallito” ad una condizione di stato che, lentamente e faticosamente, sta ricostruendosi grazie alla presenza non solo delle Nazioni Unite, ma anche e soprattutto dell’Unione Africana, dell’Unione Europea e di tutti i paesi che, in questi ultimi quattro anni hanno lavorato attivamente per ricostruire il Governo centrale a Mogadiscio ed a porre le basi per il ritorno della legalità. Quelli che seguono sono alcuni punti del discorso di Key (traduzione nostra).

“Somalia e successo sono parole che spesso non è stato possibile coniugare assieme. Ma se guardiamo indietro al 2014 e buttiamo lo sguardo al nuovo anno, è possibile confrontarci con una realtà che sta sia pur lentamente, progressivamente migliorando. La Somalia sta passando dalla condizione di Stato fallito a quella di Stato fragile, verso comunque un percorso di stabilità e, si spera, di prosperità. Non ci nascondiamo ovviamente né le sfide tuttora in corso e neppure i rischi. Ho vissuto a Mogadiscio dal giugno 2013. Sono stato testimone della difficile marcia del Paese verso il miglioramento della governabilità e della stabilità. Ho sentito, visto e vissuto in prima persona l’impatto delle bombe e degli attacchi terroristici. Ho contribuito all’evacuazione delle vittime. Nonostante le sfide sul campo la Somalia ha fatto notevoli passi avanti nel 2014. I somali hanno guidato un processo che, senza l’aiuto della comunità internazionale, non avrebbe avuto successo, ma bisogna dare atto che è stato il popolo somalo che l’ha voluto. Sono il primo a riconoscere l’enorme contributo e sacrificio, anche di vite umane, fatto dall’Unione Africana e dalla missione AMISOM. Anche l’Unione Europea ha svolto un ruolo attivo nel sostenere AMISOM. L’IGAD, dal canto suo, ha avuto un ruolo attivo. Altri stati, come gli Stati Uniti, Turchia, Emirati Arabi Uniti hanno avuto un ruolo altrettanto importante.

I successi conseguiti

Vorrei anche sottolineare il ruolo delle Nazioni Unite, spesso incompreso, in teatri come questo. Molte delle nostre attività sono visibili a prima vista, ma occorre cercare di gettare uno sguardo oltre le quinte. Le Nazioni Unite sono l’Organizzazione più presente sul territorio somalo. Oggi l’Organizzazione ha un numero di funzionari assai elevato ed è diffuso in quasi tutto il paese. A partire dal 1996 ad oggi, lo staff dell’ONU è costituito da circa 450 funzionari internazionali che, quotidianamente, coordinano il lavoro di circa 1000 somali. La nostra presenza in Somalia, oltre Mogadiscio, significa che abbiamo la possibilità di favorire la ripresa della vita politica, riorganizzare la logistica lo sviluppo ed il supporto umanitario attraverso tutta la nazione. La Somalia è ancora un territorio estremamente difficile ed i bisogni sono enormi, ma le Nazioni Unite sono orgogliose del loro contributo. Nel 2014 le Nazioni Unite hanno migliorato la vita di milioni di somali grazie a diverse attività. Ogni giorno, più di un milione di somali riceve approvvigionamenti di sussistenza oltre a garantire la sopravvivenza di oltre 180000 bimbi al di sotto dei cinque anni. Nello stesso anno sono stati garantiti vaccini contro le principali malattie per 2.8 milioni di cittadini mentre per 40.000 bambini si sono aperte le porte della scuola per la prima volta. Gli aiuti ai contadini hanno garantito vaccini e cure veterinarie per 24 milioni di capi di bestiame. Il 2014 ha visto anche la rinascita di alcune attività economiche grazie allo sviluppo di un nuovo sistema biometrico di pagamenti che ha interessato circa 17.000 appartenenti alle forze armate e di polizia, mentre sono stati generati oltre 400.000 posti di lavoro per i cittadini con il rientro di circa 300 membri della diaspora somala che sono stati impiegati in posizioni tecniche importanti. Infine, oltre 500 rifugiati sono rientrati volontariamente dal Kenya, i primi dopo gli esodi iniziati con l’esplosione della guerra civile, nel 1991. Il futuro e lo sviluppo della Somalia dipende dalla sicurezza. Nel 2014 le Nazioni Unite hanno supportato il più ampio dispiegamento di forze per operazioni di peace keeping sotto l’ombrello AMISOM (UNSOA – United Nation Support Office for AMISOM). L’UNSOA è indubbiamente una delle operazioni di peace keeping più complesse e costose portate avanti dall’UN negli ultimi anni. UNSOA oggi offre la necessaria logistica per circa 8000 forze armate somale. Questo sforzo combinato fra UNSOA e le forze armate ha permesso di liberare circa 20 città dalla presenza di Al Shabaab e milizie locali. Il 2014 è stato indubbiamente l’anno più rilevante da questo punto di vista con l’espansione sul territorio delle autorità statali a scapito della presenza del fondamentalismo e delle truppe di Al Shabaab. Si è dunque riaccesa la speranza di tornare presto alla presenza di uno stato di diritto.

Il processo di costruzione della pace

Il 2014 ha registrato passi important verso il riaffermarsi della Somalia come un unico stato federale. La costituzione federale provvisoria della Somalia prevede un’agenda ambiziosa per la realizzazione di uno stato federale in accordo alla nuova costituzione ed alla democratizzazione del paese. Il progresso e l’affermazione del nuovo Stato, sulla base della nuova costituzione, può tardare, ma queste trasformazioni non possono essere gestite totalmente da attori esterni e non possono essere raggiunte in poco tempo. Nel 2014 è stato possibile affermare la presenza del nuovo Stato Federale a Baidoa, conosciuto come la Interim South West Administration, mentre si sono poste le basi per la presenza anche nelle regioni centrali. La Somalia ha oggi la necessità di completare il suo ambizioso compito di ricostruzione istituzionale e di ricreare uno stato federale con poteri e risorse suddivise fra il centro e le nuove entità territoriali federali. All’inizio del 2015 la Somalia può contare di un nuovo governo stabile in Mogadiscio, sotto il Primo Ministro Omar Abdirashid Ali Sharmarke. La lista delle “cose da fare” appare scoraggiante. Ma le Nazioni Unite e le altre nazioni amiche della Somalia supporteranno questo sforzo. Il Governo ha il principale compito di rafforzare le istituzioni somale e l’intero sistema economico per far rinascere la speranza e la vita sociale e pubblica. Il 2015 vedrà anche la partenza del nuovo programma di sostegno economico – istituzionale denominato “New Deal Somali Compact programmes” finalizzato alla costruzione della pace. I cittadini somali avranno la possibilità di giudicare il proprio governo quando il mandato scadrà nel settembre 2016. Le Nazioni Unite saranno ancora presenti e determinate per permettere ai somali di dimenticare un incubo che dura da oltre vent’anni”.

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