Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Libia: si stava meglio quando si stava peggio?

Testo di Roberto Di Ferdinando
sarkozy-gadaffiNel 2011, proprio dalle pagine web di Recinto Internazionale (in fondo a questo post ci sono i link di alcuni miei vecchi articoli), avanzai forti dubbi sulle modalità e sulle opportunità che l’Occidentale intervenisse con l’uso della forza militare in Libia a supporto del fronte anti Gheddafi. Oggi, alla notizia che le bandiere nere dell’ISIS sventolano numerose presso Tripoli e che il paese nordafricano è ormai destinato ad una irrimediabile disgregazione, senza più ordine e sicurezza, quelle mie parole ritornano attuali. Gheddafi era un dittatore, e l’ho apertamente criticato, ma con lui la Libia ha conosciuto livelli di benessere mai raggiunti prima, e purtroppo difficilmente ripetibili. Questo non giustifica che un paese sia guidato da un regime comunque repressivo e illiberale, ma se oggi glielo chiedessimo ai diretti interessati, i cittadini libici, chi sceglierebbero?
Scrive lo storico, esperto d’Africa,  Angelo Del Boca:” La caduta di Muammar Gheddafi ha portato indietro la Libia di due secoli, con la tribalizzazione del territorio; mentre il regime del Colonnello aveva dato ai libici una fierezza che non avevano mai conosciuto. Ai tempi di Gheddafi il reddito pro capite libico era il più alto dell’Africa, molti servizi pubblici erano gratuiti e i beni di prima necessità erano venduti a prezzi politici“. Ed ancora, Valentino Parlato, nato in Libia nel 1931 e fondatore del Manifesto, intervistato dal Corriere della Sera denuncia: “Non è una questione di nostalgia, ma di realismo politico. Gheddafi era una barriera importante contro i jihadisti. E la Libia era un paese tranquillo. Il governo libico, per quanto dittatoriale, usava parte della rendita petrolifera a favore della popolazione“. Non voglio qui difendere la dittatura di Gheddafi, ma sottolineare che nel 2011 l’intervento occidentale a guida francese fu dipinto come indispensabile per tutelare, sì  i civili, ma, principalmente, le forze libiche anti-governative, viste da molti leader del Vecchio Continente come la nuova speranza per una Libia democratica. Un’atroce balla. Infatti, ricordo, tra l’altro, che nella sua storia millenaria la Libia non ha mai conosciuto una democrazia ed era ed è assurdo poter immaginare che le fazioni antigovernative, uscite vincitrici dalla guerra civile, potessero dare vita,  quasi autonomamente, ad un percorso democratico a loro sconosciuto. Non solo, il nuovo ciclo avviato dai ribelli nasce con l’esecuzione sommaria di Gheddafi, tutt’altro che una prassi democratica.
Comunque, dati alla mano, oggi quasi due milioni di libici hanno abbandonato la loro terra per dirigersi verso la Tunisia e l’Egitto. Il paese non ha più’ una guida politica, ma parcellizzato in centinaia di piccole e grandi tribù che Gheddafi era riuscito a contenere per 42 anni. Il fanatismo islamico controlla ampie zone del paese, mentre il governo di Tobruk, l’unico riconosciuto dall’Occidente, non ne controlla effettivamente alcuna.
L’iniziativa francese del 2011 fu mossa unicamente dall’interesse del governo Sarkozy a mettere le mani di Parigi sulle ingenti risorse energetiche della Libia e ridurre al silenzio Gheddafi che negli ultimi decenni, abbandonando il finanziamento al terrorismo, aveva scelto una nuova collocazione internazionale: porsi alla guida dei paesi Africani per il riscatto del continente dall’eccessiva sudditanza economica nei confronti dei vecchi paesi colonizzatori, in particolare della Francia. L’allora governo italiano, guidato da Berlusconi, inizialmente si oppose all’intervento il Libia, in quanto andava contri i nostri interessi; difatti noi, a differenza dei francesi, avevamo già importanti accordi commerciali ed energetici con Gheddafi. Ma poi anche Berlusconi fu costretto a schierarsi al fianco degli interventisti occidentali, perché in Italia ambienti progressisti ed una certa stampa erano favorevoli alla campagna internazionale anti dittatore. Ma già allora furono avanzati dei dubbi: perché prendersela con Gheddafi e non anche con i vari dittatori africani o arabi, che la Francia invece sosteneva e sostiene ancora? E quali garanzie ci avrebbero dato le milizie anti Gheddafi per il futuro della Libia. Oggi le risposte. L’intervento militare in Libia, come spesso è capitato in altre zone di intervento a guida occidentale, non prevedeva un post-Gheddafi. La presidenza Sarkozy, interessata solo al consenso interno per la vittoria alle presidenziali (poi perse), volle una rapida sconfitta di Gheddafi,  senza considerare il ruolo delle numerose tribu presenti per la successiva normalizzazione del paese. Il risultato fu ed è stato un disastro. Coma ha sottolineato domenica scorsa Romano Prodi al Corsera: “Quando fu abbattuto Gheddafi non era difficile prevedere che si sarebbe arrivati a questo punto con il paese nordafricano nell’anarchia e nel caos più assoluto. Una catastrofe che nasce da un errore nostro dell’Occidente. E se la Francia porta la maggior responsabilità per aver voluto a tutti i costi l’intervento militare, l’Italia ha addirittura pagato per fare una guerra contro i propri interessi”. Non dimentichiamo che la Libia fornisce (forniva ormai?) Almeno il 14% del proprio fabbisogno energetico.
La storia ci ha insegnato e ci insegna  che quando i governi francesi si muovono con la forza (da Napoleone a Hollande in Mali), solitamente portano più danni che vantaggi, perfino a se stessi.
RDF
http://www.recintointernazionale.it/2011/03/perplessita-sullattacco-alla-libia/
http://www.recintointernazionale.it/2011/03/ancora-sulla-libia/
http://www.recintointernazionale.it/2012/02/sempre-torture-in-libia/
http://www.recintointernazionale.it/2012/01/un-problema-energetico-in-piu-per-litalia/
http://www.recintointernazionale.it/2011/10/sangue-e-sorrisi/
http://www.recintointernazionale.it/2011/08/ancora-domande/
http://www.recintointernazionale.it/2011/06/perche-loccidente-vuole-fare-fuori-gheddafi/
http://www.recintointernazionale.it/2011/04/domande/
http://www.recintointernazionale.it/2011/04/non-ci-capisco-piu-niente/

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