Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Ma le Nazioni Unite chi erano?

download“[…] Ma le Nazioni Unite chi erano?
Mi facevo la barba, ascoltando la radio portatile che ho sempre con me, e a sentir quella pareva che il mondo fosse ormai in mano a questo nuovo, onnipresente, saggio e giusto governo: le Nazioni Unite. Le Nazioni Unite erano in Cambogia, le Nazioni Unite avevano qualcosa da dire sull’Irak, avevano da intervenire nella ex Iugoslavia e in Africa. Le prime notizie di tutti i bollettini riguardavano loro.
Poi uscivo fuori, per le strade di Phnom Penh, e le Nazioni Unite erano soldati indonesiani (quelli responsabili del massacro di Dili nell’isola di Timor), soldati thailandesi (quelli che avevano sparato sulla folla disarmata nel centro di Bangkok); le Nazioni Unite erano anche i poliziotti di alcuni dittature africane. Tutti venuti, con un berretto azzurro in testa, a portare la democrazia e il rispetto dei diritti umani.
Una cosa le Nazioni Unite l’avevano fatta. Con la loro presenza avevano ridato fiducia agli uomini d’affari. A Phnom Penh i prezzi delle case erano alti come quelli di New York, dovunque si aprivano nuovi alberghi, ristoranti, danging e bordelli. Il processo di pace aveva reintrodotto quella logica dell’economia di mercato che non conosce principi tranne quello del profitto.
Nel giro di pochi mesi la Cambogia era diventata la meta di speculatori, perlopiù cinesi venuti da Bangkok, da Kuala Lumpur e Singapore, che, grazie all’immensa corruzione dell’apparato amministrativo locale, mettevano le mani sulle risorse del paese e nei più loschi traffici, da quello delle medicine scadute al contrabbando di auto e pietre preziose. Un uomo d’affari – americano, quello – cercava di seppellire in Cambogia le scorie nucleari che nessun altro paese voleva. […] Se la comunità internazionale avesse voluto fare qualcosa per i cambogiani, doveva metterli sotto una campana di vetro per una generazione, proteggerli dai lori vicini-nemici, thailandesi e vietnamiti, dai rapaci uomini d’affari venuti come cavallette a sfruttare l’occasione di far due soldi. Doveva anzitutto aiutarli a vivere in pace, a riscoprire se stessi…. E poi, forse, poteva anche chiedere loro se volevano avere una monarchia o una repubblica, se preferivano il partito della Mucca o del Serpente.
Invece di mandare esperti di diritto costituzionale, di economia o di comunicazione, le Nazioni Unite avrebbero dovuto mandare un gruppo di psicanalisti e di psicologi a occuparsi dello spaventoso trauma che questo popolo aveva subito. […]”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse – 1995)

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