Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La Global Seeds Vault, la prima banca mondiale delle sementi

Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte La Repubblica)
hqdefaultNel 2008 il governo norvegese inaugurò la Global Seeds Vault, la prima banca mondiale delle sementi. Lo scopo è quello, in caso di un apocalisse, di garantire agli eventuali sopravvissuti i semi per riprendere le coltivazioni. La banca, che dipende dal ministero dell’Agricoltura e del Cibo norvegese, tiene in deposito i semi che, su iniziativa volontaria, i vari governi decidono di voler conservare e rimangono di proprietà di chi li invia. I semi sono conservati in un deposito anti atomico nelle isole Svalbard, a 1.120 km dal Polo Nord, appena fuori la cittadina di Longyearbyen, all’interno di magazzini di stoccaggio di 24 metri per 15 realizzati a 120 metri dentro una montagna ed ad una temperatura costante di -18 gradi. Il deposito è difeso da un sistema di sorveglianza armata. Ad oggi questa banca conserva 860 mila varietà di specie vegetali per un totale di 500 milioni di semi. Quasi tutti i paesi hanno inviato semi del proprio territorio: di riso filippino, di manghi nigeriani, di banane camerunensi, di lattughe belghe, ma anche semi con etichettatura dell’ex Unione Sovietica, inviati dalla Russia, ma stoccati da Mosca, prima del 1989. Povero, invece, il contributo italiano: ad oggi è conservato a Longyearbyen solo il genotipo di un mail molto particolare dall’Orto botanico di Pavia (l’Italia si può consolare sul fatto che il complesso sistema di raffreddamento del deposito che garantisce l’integrità dei semi è italiano). In ogni momento il paese donatore può richiedere che gli siano restituiti i propri semi. Così è accaduto, recentemente, e per la prima volta, quando su richiesta della banca dei semi siriana, che oggi ha sede in Libano ed in Marocco dopo i bombardamenti in patria, 38 mila semi siriani hanno lasciato il deposito per tornare ai propri proprietari, i ricercatori siriani.
RDF

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