Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La maglietta rossa di Panatta per la finale di Coppa Davis 1976

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Il 17 dicembre 1976 a Santiago del Cile l’Italia del tennis scendeva in campo per disputare la finale di Coppa Davis contro la locale squadra nazionale. L’arrivo a questo appuntamento non fu semplice per i tennisti italiani, infatti nei mesi precedenti e in quegli stessi giorni di dicembre l’Italia era divisa tra chi appoggiava la scelta del governo monocolore democristiano (governo supportato non palesemente dal PCI) di non impedire agli atleti italiani di disputare la finale contro il Cile e in Cile, paese dove si era definitivamente assestata una sanguinosa dittatura militare guidata dal generale Pinochet. Invece, una gran parte degli italiani era contraria alla nostra partecipazione a quella finale perché prendendovi parte avremmo riconosciuto e legittimato quella dittatura. Non solo, la finale si svolgeva nel complesso tennistico adiacente allo stadio nazionale di Santiago, dove i militari al potere avevano rinchiuso, torturato e ucciso migliaia di oppositori. Su questa posizione critica c’era il Partito Socialista Italiano guidato da Craxi e dai nuovi giovani socialisti che così poteva attaccare da sinistra il PCI che stava prendendo, non solo sulla questione della finale di Davis, posizioni percepite come ‘moderate’. La nazionale italiana aveva meritato la finale e i giocatori, nonostante la situazione delicata e polemica, sapevano di avere l’occasione di battere il Cile (in semifinale l’Urss si era rifiutata di giocare con il Cile permettendo a quest’ultimo di giungere alla finale) e conquistare la prima coppa Davis della nostra storia. I tennisti italiani, con l’appoggio del governo, partirono per il Cile. Di quello storico evento non esistono immagini italiane. Infatti Rai 2, che avrebbe dovuto trasmettere la finale, in quanto a ‘guida’ socialista non concesse ai suoi inviati di andare in Cile. Rai 1, storicamente di area democristiana, aveva già trasmesso la semifinale e non poteva trasmettere altre partite o prevaricare Rai 2. Invece, Radio Rai 2, “vicina” alla DC trasmise in radiocronaca le partite con la voce dell’inviato Mario Giobbe. Il secondo giorno di incontri era dedicato al doppio. Per l’Italia scesero in campo Panatta e Bertolucci. E la loro discesa in campo si fece notare anche per la novità della maglia rossa che indossavano e che sostituiva la tradizionale maglia azzurra. Fu un’idea di Panatta che convinse il più scettico e preoccupato, per paura di non provocare troppo la giunta militare cilena, Bertolucci. Al cambio del 4 set i due nostri italiani tornarono a indossare le maglie azzurre. Da lì a pochi scambi l’Italtennis avrebbe vinto la sua prima, ed ad oggi unica coppa Davis. Esistono solo degli spezzoni di video di quegli incontri (https://www.youtube.com/watch?v=3hecKVv31SM). Infatti, le riprese televisive cilene andarono distrutte alcuni anni dopo in seguito al rogo dell’archivio della TV di Stato del Cile.

Roberto Di Ferdinando

 

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