Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

La guerra sporca

Guerra_Golfo“[…] Che cosa non si doveva vedere nel primo golfo nella cosiddetta guerra asettica e i collateral damages? Corre il 1991. Quando arrivo al Joint Information Bureau di Dhahran, Arabia Saudita orientale, debbo sottoscrivere per le “ground rules”, le “regole di comportamento sul terreno”, per ottenere il badge e l’accredito. Eccole: “Dovrete sempre essere accompagnati da una scorta militare, non sono autorizzate visite alle unità al fronte senza scorta militare, è proibito filmare o fotografare soldati feriti o uccisi, è proibito dare informazioni sul tipo di armi, equipaggiamenti, spostamenti, consistenza numerica delle unità, è proibito identificare le località o basi dalle quali partono specifiche missioni di guerra, è proibito divulgare informazioni sulla consistenza e l’armamento delle forze nemiche, è proibito menzionare in dettaglio le perdite subite dalle forze della coalizione, sono vietate le interviste non concordate”. Uno sparuto gruppetto di giornalisti italiani fugge. Infrangendo le regole, si insedia a Hafr al Batin, sede della guarnigione più vicina alla prima linea. Così poi siamo riusciti ad arrivare a Kuwait City il giorno dopo i marines americani. Il 2 marzo 1991, un sabato pomeriggio, sentiamo l’inviato della Bbc che racconta per radio il massacro avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio sul Mutlaa Ridge, un’altura a nord della capitale del Kuwait. Lì si è addensato un ingorgo colossale di iracheni in fuga dopo l’invito ad andarsene lanciato per radio da Saddam Hussein. Molti hanno rapito cittadini dell’emirato e li hanno costretti a seguirli. Speravano che fossero le loro polizze di assicurazione sulla vita. L’aviazione alleata ha scaricato un inferno di bombe, comprese quelle a grappolo, cassette che si aprono a una altezza predeterminata e seminano piccole mine. […]<<I Desert Rats inglesi stanno seppellendo i corpi in fretta in fosse comuni, come se avessero avuto l’ordine di farli sparire>>. […] vede una corriera rovesciata. Tutt’intorno sulla sabbia sono sparse carogne di pecore intatte. Non sono trapassate da schegge, non sono mutilate. Sembra che siano state inchiodate sul posto da una forza oscura, potente, letale. L’autista è riverso sul volante. Indossa una tunica che è rimasta candida, nessuna macchia di sangue, nessuna bruciatura, nessun strappo. Sono le vittime delle Fuel Auir Explosive, sganciate da elicotteri o da Hercules MC-130. Le F.A.E. liberano nell’aria una miscela di propano e di napalm che viene incendiata da un missile. L’onda d’urto fa esplodere le mine interrate e assorbe ossigeno facendo morire per soffocamento anche chi è protetto dal cemento armato di un bunker […]”.
(Lorenzo Bianchi, inviato del Quotidiano Nazionale, su DESK – 2015)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

*