Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Tornare alla terra

Lev_Tolstoj_2“[…] Per quanto sia strano vedere un lavoratore che ha lasciato la vita dei vasti campi e delle foreste, dieci anni dopo, o anche dopo qualche generazione, rallegrarsi se il suo padrone gli dà una piccola casa in località dall’aria pestifera, con un giardinetto di tre palmi quadrati dove non possono crescere che qualche cocomero e qualche pianta di girasole, la sua gioia è comprensibile. La possibilità di vivere della terra, nutrirsene col proprio lavoro, è stata e resta sempre una delle condizioni principali della vita felice e indipendente. Tutti l’han saputo e lo sanno, e per questo han sempre aspirato e sempre tenderanno a qualche cosa che a quella vita rassomigli.
E la dottrina socialista dice che per la felicità umana ci vuole non quella vita tra le piante e gli animali con la possibilità di trovare nel lavoro agricolo la soddisfazione di quasi tutti i necessari bisogni, ma la vita nei centri industriali dall’aria ammorbante, con bisogni sempre crescenti, che non possono essere soddisfatti che col lavoro insensato delle fabbriche. E gli operai che conoscono solo le seduzioni della vita della fabbrica, ci credono e mettono tutte le loro forse nella miserabile lotta contro i capitalisti, disputando per le ore di lavoro o un aumento di salario di qualche soldo. A loro pare di compir un’opera importante, e non si accorgono che l’unica cosa d’importanza per essi che sono stati allontananti dalla terra è di cercar ogni mezzo  per ritornare alla vita della natura, al lavoro agricolo. [...]”
(Lev Tolstoj, “Ai lavoratori”, 1902)

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