Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Il Patto di Aquisgrana, il patto scellerato

macron-merkel-trattato-aquisgrana-1300Il recente Patto di Aquisgrana, tra Macron e la Merkel, tra Francia e Germania, è stato commentato dai più come un avvenimento positivo in un’Europa sempre più divisa in vari interessi nazionalistici. Una mossa di intraprendenza politica contro il diffondersi del populismo nel Vecchio Continente. Sicuramente i consiglieri di Macron e della Merkel sono stati bravi ed efficienti a gettare negli occhi degli europei e del mondo questa immagine nobile di difensori dell’antico spirito comunitario. Invece è un atto forza che maschera intenti particolarissimi ed egoistici. E’ chiaro che tale accordo avviene fuori e contro l’Unione Europea. Non ha niente a che fare con l’UE. Ancora una volta Parigi, con un governo in difficoltà all’interno ed all’estero, cerca visibilità e difesa dei propri interessi particolari e coloniali (la Francia ha ancora interessi con le sue ex colonie), legandosi al treno, che sta rallentando, tedesco. A sua volta, Berlino (Merkel), in pieno ad una lunga campagna elettorale con esiti incerti, spara gli ultimi colpi di forza. Risultato: un patto di  spartizione di ambiti di influenza che si poggia su interessi economici e di potere. I due paesi ex forti dell’Europa, si sostengono a vicenda, arrogando una sorta di impunità politica che però oggi sembrano non possedere più agli occhi degli altri membri comunitari. La Francia continua a praticare politiche nazionalistiche e di protezione, contravvenendo ai principi base dell’UE, inoltre ritiene primario difendere gli interessi degli investitori francesi in gran parte dell’Africa e dell’Asia utilizzando spesso la forza militare (la guerra Libia, con tutte le conseguenze della primavera araba, e in Siria, la presenza militare francese in Mali e Ciad, la tragedia umanitaria nel Sudan meridionale). Invece, la Germania, non più treno economico, cerca di tutelare ia sua sfera di influenza nel est europeo, spingendosi a venire a patti (economici) con Putin, accordo da usare anche come strumento di pressione con i paesi dell’est (Polonia, repubbliche baltiche, Ungheria…) che da alcuni anni vivono di propria autonomia decisionale e finanziaria dopo decenni di affari (e sudditanza economica) con Berlino.
E l’Italia? Il governo italiano è stato criticato, dagli stessi che hanno elogiato il patto, per non aver partecipato od essere stato escluso dall’accordo Francia-Germania. Se fossimo stati esclusi volutamente, sarebbe un bene, infatti non saremmo caduti nel tranello di aderire ad un patto sostanzialmente anti comunitario. L’UE si riforma da dentro non con la minaccia di un patto di ferro. Paradossalmente l’Italia, nonostante sia descritta come un paese anti-UE e populista, ha ancora un’alta percentuale di europeisti convinti, mentre è bene ricordarsi, come la storia ci insegna, che i francesi saranno solo e sempre francesi, e i tedeschi saranno solo e sempre tedeschi, mai europei.
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