Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Ambiente

Sabato 15 dicembre 2012 – Giornata della Consapevolezza Globale

Sabato 15 dicembre 2012 – Giornata della Consapevolezza Globale
Bologna – Palazzo Dozza di Bologna

Un Evento Globale per celebrare la prima Massa Critica Consapevole in Italia

Programma della giornata

Giornata internazionale della Nonviolenza

La Carta della Terra

(testo tratto da: http://www.cartadellaterra.it/index.php)

La storia della Carta della Terra
La Carta della Terra è il prodotto di un dialogo decennale, mondiale, interculturale su obiettivi e valori comuni. Il progetto della Carta della Terra iniziò nell’ambito delle Nazioni Unite, ma venne portato avanti e completato da un’iniziativa della società civile. La Carta della Terra venne finalizzata e quindi lanciata come “Carta” nel 2000 dalla Commissione della Carta della Terra, un organismo internazionale indipendente.

L’iniziativa della Carta della Terra
L’iniziativa rappresenta un grande sforzo volontario della società civile. I partecipanti includono istituzioni internazionali, governi nazionali e loro agenzie, università, organizzazioni non governative e comunità, governi locali, gruppi religiosi, scuole e imprese, così come migliaia di persone a livello individuale.

Cos’è la Carta della Terra
La Carta della Terra è una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo. La Carta si propone di ispirare in tutti i popoli un nuovo sentimento d’interdipendenza globale e di responsabilità condivisa per il benessere di tutta la famiglia umana, della grande comunità della vita e delle generazioni future. La Carta è una visione di speranza e un appello ad agire.
La Carta della Terra si occupa in primo luogo della transizione verso forme sostenibili di vita e sviluppo umano sostenibile. La Carta riconosce che gli obiettivi della protezione ecologica, dello sradicamento della povertà, lo sviluppo economico equo, il rispetto per i diritti umani, la democrazia e la pace sono interdipendenti e indivisibili. Di conseguenza, il documento offre un punto di riferimento integrale e a largo spettro per guidare la transizione verso un futuro sostenibile.
La Carta della Terra è il prodotto di un dialogo decennale, mondiale, interculturale su obiettivi e valori comuni. Il progetto della Carta della Terra iniziò nell’ambito delle Nazioni Unite, ma venne portato avanti e completato da un’iniziativa della società civile. La Carta della Terra venne finalizzata e quindi lanciata come “Carta” nel 2000 dalla Commissione della Carta della Terra, un organismo internazionale indipendente.
La stesura della Carta della Terra ha implicato il più coinvolgente processo partecipativo mai associato alla creazione di una dichiarazione internazionale. Questo processo è la risorsa primaria della sua legittimità come struttura etica principale. La legittimità del documento è stata ulteriormente rafforzata dal sostegno di oltre 4.800 organizzazioni, che includono molti governi e organismi internazionali.
Alla luce di questa legittimità, un numero crescente di giuristi internazionali riconosce che la Carta della Terra sta acquisendo lo stato di un documento della cosiddetta “soft law”, un documento cioè che fissa delle norme pur non avendo efficacia vincolante diretta. I documenti come la Dichiarazione dei Diritti Umani sono considerati moralmente ma non legalmente imprescindibili dai governi degli Stati che sono d’accordo nell’adozione, e spesso sono alla base per lo sviluppo di leggi e regolamentazioni.
In un periodo in cui sono necessari importanti cambiamenti nel modo di pensare e di vivere, la Carta della Terra ci richiama ad esaminare i nostri valori e a scegliere una strada migliore. In un periodo in cui l’educazione per lo sviluppo sostenibile è diventata essenziale, la Carta della Terra fornisce uno strumento per l’educazione molto valido. In un momento in cui la collaborazione internazionale è sempre più incisiva, la Carta della Terra ci incoraggia a cercare ragioni comuni nel mezzo della nostra diversità e ad abbracciare un’etica globale che è condivisa da un numero sempre crescente di persone in tutto il mondo.

Testo integrale della Carta della Terra: http://www.cartadellaterra.it/index.php?c=testo-carta-della-terra

Corno ‘Africa: un continente alla … deriva. La Dankalia etiopica potrebbe essere invasa dal Mar Rosso nel giro di pochi anni. A cura di Francesco Della Lunga

Si potrebbe pensare subito alle periodiche guerre che sono in corso in questo spicchio d’Africa Orientale di cui spesso abbiamo parlato. In realtà questa volta cambiamo totalmente scenario. La notizia è apparsa pochi giorni fa sul quotidiano online “MeteoWeb” e firmata da Daniele Infemi (se volete vedere alcune foto è possibile cliccare sul link http://www.meteoweb.eu/2012/05/continua-ad-allargarsi-lenorme-spaccatura-che-dal-2005-si-e-aperta-sulla-depressione-etiope-di-afar-preludio-per-la-formazione-di-un-nuovo-mare/136429/) ed è sembrata abbastanza clamorosa: il Corno d’Africa si starebbe staccando dal resto del continente africano verso l’Oceano Indiano e non alla velocità che contraddistinguono le ere geologiche: in pochi decenni questo movimento, evidenziatosi in maniera netta la prima volta nel 2005, potrebbe portare all’ingresso del Mar Rosso nella depressione dankala. La situazione sembra resa possibile da recenti spostamenti monitorati quotidianamente da geologi accorsi da mezzo mondo. E se questo accadesse, uno degli ultimi luoghi più selvaggi, misteriosi ed incredibilmente affascinanti della Terra potrebbe scomparire nel volgere di un batter d’occhio. E’ noto che l’area interessata a questi movimenti tettonici fa parte del Gran Rift, ovvero di quella grande cicatrice che parte da Israele, sul Mar Morto, percorre una buona metà del Mar Rosso, entra nella regione del Corno d’Africa in Eritrea, abbracciando il territorio della Dankalia e prosegue a sud interessando tutta l’Etiopia, il Kenia, le regioni dei Grandi Laghi, fino ad arrivare sull’Oceano Indiano in Mozambico. E’ però vero che una frattura sulla crosta terrestre di queste dimensioni nel giro di pochi anni è davvero impressionante. La fenditura che parte dunque dalla depressione Dankala, a nord, al confine con l’Eritrea, è lunga circa sessanta chilometri. Dal 2005 ad oggi la frattura ha continuato ad allargarsi e molti studiosi pensano che presto potrebbe crearsi addirittura un nuovo braccio di mare fra l’Eritrea e l’Etiopia. Un viaggiatore che ha visitato la regione recentemente ha riferito che il braccio di mare potrebbe anche essere costruito artificialmente senza grandi sforzi perché la distanza della frattura dalla costa del Mar Rosso disterebbe circa 33 chilometri ed il dislivello sarebbe di circa 40 metri, sufficienti a generare un mare anche abbastanza profondo. D’altra parte, secondo alcuni studiosi, il sale che caratterizza vaste zone del deserto dancalo e che forma alcune delle aree più caratteristiche ed affascinanti, dimostrerebbe che molti secoli addietro il mare avrebbe già invaso la depressione. Nulla di nuovo quindi. Gli italiani che arrivarono per primi in Eritrea e la colonizzarono, all’inizio del secolo scorso, avevano già pensato ad un progetto faraonico, per i tempi, caratterizzato dall’ingresso del Mar Rosso nella depressione dankala con l’obiettivo di rendere più salutari queste aree, e con l’intento di modificare il clima rendendolo più umido, per favorire le coltivazioni. Il tutto parrebbe possibile, stavolta senza l’aiuto dell’uomo.

La pianta magica

 (fonte: Sette-Corriere della SEra), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il suo nome scientifico è moringa olefeira, ma è conosciuta come l’albero magico, infatti è una pianta, appartenente alla famiglia Moringaceae, ed è definita magica in quanto ha numerose potenzialità. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità è “il vegetale più nutriente al mondo” (le sue fogli contengono sette volte più vitamina C delle arance, quattro volte più vitamina A delle carote, quattro volte in più di calcio rispetto al latte ed il triplo del potassio delle banane). La FAO, l’Organizzazione mondiale sull’alimentazione, le riconosce proprietà alimentari tali da considerarla una “garanzia per il diritto all’alimentazione”. Infatti, questa pianta, originaria dell’India, è coltivata principalmente nei paesi tropicali, negli stessi dove è altissima la malnutrizione. Ma le proprietà di questo albero magico sono anche altre: purifica l’acqua, eliminando il 99% dei batteri, e può essere utilizzata per curare almeno 300 disagi, compresi diarrea e vomito. Inoltre può essere impiegata per la produzione di carburanti alternativi con un minimo impatto ambientale e molti vantaggi economici. Dalla moringa si ricava infatti l’acido oleico per la produzione di etanolo e biodiesel (i suoi semi rendono dieci volte più della canna da zucchero, da cui si ricava invece, l’etanolo, e cresce più velocemente della jatropha, da cui il biodiesel). Inoltre della moringa si utilizza tutto: foglie, radici, frutti, fiori e semi, un vero miracolo che si realizza. Eppure non sembra così. Infatti l’Unione Europea ha vietato la vendita di questa pianta nel mercato comunitario quale alimento, secondo la legislazione del 1997 che disciplina i novel food, i cibi non largamente diffusi.
Eppure in Europa la moringa è utilizzata nell’alimentazione degli animali (le mucche producono il 30% di latte di più) e nel sud della Spagna si sono piantate 500.000 piante di moringa.
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Voli a basso inquinamento

(fonte: Sette- Corriere della Sera- Ecoturismo.it), a cura di Roberto Di Ferdinando
La scorsa settimana dall’aeroporto di Sidney è decollato un Airbus A330, della compagnia australiana QANTAS, con destinazione Adelaide. Fino a qui nessuna notizia, ma ha rendere speciale questo volo, è il fatto che l’aereo ha volato utilizzando un particolare combustibile; infatti  i propri serbatoi erano stati riempiti per metà con un carburante tradizionale per aerei, e per l’altra con un carburante derivato da oli usati in cucina. Nello specifico il biocombustibile è prodotto dall’azienda olandese SkyNRG, certificato per aviazione civile ed approvato dal WWF. Il rilascio di residui di carbonio di questo biocarburante è inferiore del 60% rispetto ai carburanti tradizionali.
La Qantas è l’ultima compagnia in ordine di tempo ad impiegare carburanti bio per i propri voli commerciali. La prima è stata la Continental Airlines, che impiega biofuel derivante da alghe prodotte dalla californiana Solazyme. Anche la KLM e Lufthansa nell’estate 2011 hanno utilizzato carburante derivante da grassi animali e da oli vegetali. Air New Zealand utlizza, invece, olio di semi ricavati dalla pianta non alimentare Jatropha curcas, mentre la brasiliana Tam derivante dalla canna da zucchero. Il bio-carburante è sempre miscelato al 50% con cherosene aeronautico.
Per ulteriori informazioni: http://recintointernazionale.blogspot.it/2011/05/macchine-da-guerra-ma-ecologiche.html
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Israele: il paese più verde

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Lo stato di Israele è l’unico paese al mondo in cui la concentrazione di verde è più alta rispetto a 100 anni fa. Infatti, in Israele nell’ultimo secolo sono cresciuti 230 milioni di piante, le foreste hanno ricoperto 160 mila ettari e sono stati costituiti oltre mille parchi naturali. Questo verde è curato da 220 dighe e bacini costruiti negli ultimi 60 anni che contribuiscono al recupero di 260 milioni di metri cubi d’acqua l’anno. Merito di tutta questa attenzione alla natura è anche del Keren Kayemeth LeIsrael (KKL), la più antica organizzazione ambientalistica al mondo. La KKL, infatti, dal 1959 svolge la funzione di raccogliere fondi nel mondo da destinare alle coltivazioni in Israele; si possono donare da 15 euro (adozione di un albero) a 4.000 euro (adozione di una foresta) oltre ad acquistare con un massimo di 75 euro una quota idrica per il recupero delle acque. Circa 170 milioni di alberi presenti sul territorio israeliano sono stati donati dal KKL che punta nei prossimi 10 anni a piantare 7 milioni di piante, l’equivalente dell’attuale popolazione israeliana. Una filosofia non solo ecologica, ma che tiene conto anche delle particolari esigenze del piccolo stato medio orientale. Infatti, le conifere piantate a ridosso del deserto israeliano garantiscono una maggiore cattura di carbonio con un impiego minimo di acqua; si pensi (dati tratti dall’articolo di Sette-Corriere della Sera) che un albero di 10 metri di altezza, in 70-100 anni di vita, richiedendo annualmente 285 mm di acqua piovana, può annullare tra i 500 e gli 800 kg di carbonio, tre volte la quantità di quella catturata dalle foreste Occidentali, inoltre le nuove piantagioni favoriranno l’aumento dell’umidità e quindi la diminuzione anche di 4 gradi  delle calde temperature del deserto del Negev. Non solo, in Israele è all’avanguardia anche la ricerca nell’ambito del recupero delle acque dato chenella zona le risorse idriche sono scarse ed anche strategiche. Israele deve difatti appoggiarsi sui paesi confinanti per il proprio fabbisogno idrico. Ecco quindi la costruzione di grandi bacini idrici per la raccolta di acqua piovana ed il riciclo di quella usata. Ad esempio ogni 500 metri cubi d’acqua sporca, 400 rientrano in circolo in tempi brevi e molto diffuso è l’uso di desalinizzatori.
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Alcuni dati preoccupanti

(fonte: WWF, Vivere Verde), a cura di Roberto Di Ferdinando

Nel 2010 la domanda mondiale di petrolio è stata di 88 milioni di barili al giorno. Nell’anno 1900 la produzione mondiale di petrolio era di 150 milioni di barili all’anno, dopo cento anni, nel 2000 l’estrazione ha raggiunto i 28 miliardi di barili! La sempre più grande disponibilità di greggio a buon mercato ha aumentato la produzione di cibo, i consumi, l’esplosione demografica, l’urbanizzazione e i trasporti. Nel 1900 solo il 13% della popolazione mondiale viveva in città, oggi è oltre il 50%.
Il Prodotto mondiale globale (la somma dei PIL dei singoli stati) è di 70.000 miliardi di dollari, nel 1950 era di 6.600 miliardi di dollari, nel 1970 di 18.600 miliardi, nel 1980 27.600 miliardi, nel 1990 di 38.100 e nel 2000 di 52.300 miliardi di dollari. Un incremento che si basa sull’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.
Le emissioni di CO2 determinate dall’uomo nel 2010 hanno raggiunto il picco più alto nella storia: 30,6 milioni di tonnellate. Se i livelli di emissioni rimarranno su questi valori, sarà impossibile mantenere la temperatura media della superficie terreste al di sotto dei 2 gradi di aumento, come stabilito nella Conferenza di Copenaghen del 2009. 50 anni fa per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa la Natura riusciva a rimuoverne 600 kg, oggi 550 kg. Il tasso di crescita della presenza di CO2 nella composizione chimica dell’atmosfera ha raggiunto nel 2011 le 390 ppm (parti per milione di volume), la concentrazione più alta degli ultimi 800.000 anni.
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L’oro blu

(fonte: Corriere della Sera, WWF, Vivere Verde), a cura di Roberto Di Ferdinando

Nel 2011 si è svolta la campagna “un anno contro lo spreco” (http://www.unannocontrolospreco.org/), dedicata all’acqua, bene di prima necessità, che però sta sempre più scarseggiano. Le Nazioni Unite hanno avviato un ambizioso programma che possa garantire almeno 40 litri giornalieri pro capite per l’alimentazione e l’igiene a tutti gli abitanti della terra. Oggi, infatti, una persona su 6 non raggiunge questo livello minimo, mentre in Africa si raggiungono i 20 litri pro capite, e nel mondo 1 miliardo e 200 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2 miliardi sono privi di servizi igienici. L’impronta idrica calcola quanta acqua è utilizzata per produrre un bene (ad esempio per produrre un’automobile sono necessari 400.000 litri di acqua). Gli Stati Uniti hanno un’impronta idrica pro capite di 2.500 m cubi, la più alta al mondo (la media mondiale è di 1385 m cubi – l’Italia ha un’impronta di 2.303 m cubi l’anno ed è quarta in classifica-). Il consumo di acqua è alto anche nella produzione di cibi. Ad esempio per 1 kg di carne di manzo occorrono 16.000 litri d’acqua, per un 1 kg di grano ce ne vogliono 1.300 litri, per uno di riso 3.400, per uno di pollo 3.900 e per una tazza di caffè 140 litri d’acqua. Si pensi che nel 2010 la produzione di carne è stata di oltre 290 milioni di tonnellate e il 60% della produzione mondiale avviene nei paesi in via di sviluppo (PVS). Nei PVS si mangiano, in media, 32 kg di carne pro capite, nei paesi industrializzati più di 80 kg!!!!
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La banca delle sementi

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Nelle isole Svalbard (Norvegia), a 1.200 km dal Polo Nord, all’interno di una montagna a 120 metri di profondità, in ambienti delimitati da muri di calcestruzzo e porte d’acciaio, capaci di sostenere l’impatto di un terremoto, di attacchi nucleari e terroristici, sono custoditi milioni di semi ed il loro patrimonio genetico che garantirebbero, in caso di calamità catastrofiche per la Terra, una rinascita delle coltivazioni. Esistono inoltre localmente anche altri tipi di banche dei semi ad esempio nella cittadina USA di Ames (Iowa), qui le sementi (in particolare cereali e mais) sono in stanze refrigerate a bassi livelli di umidità, oppure a Harbu (Etiopia) dove la Ethio Organic Seed Action, ha realizzato una banca dei semi per fornire una sicurezza in più ai contadini che dovessero perdere il raccolto o in caso di siccità. Ancora negli Usa e sempre nell’Iowa esiste l’antica Seed Savers Excange, l’organizzazione dedita alla conservazione e scambio delle sementi senza fine di lucro.
Queste banche hanno lo scopo, anche, di garantire al maggior numero di persone l’accesso ai semi e quindi garantire le coltivazioni e coltivazioni diverse. Infatti ormai superata la cifra di 7 miliardi di abitanti sulla Terra, gli esperti si interrogano sulle reali capacità del nostro pianeta di sostenere anche da un punto di vista alimentare tale boom demografico. Nonostante il ritmo di crescita sia rallentato (+1.1%) e si preveda che a livello mondiale nel 2070 si stabilizzi, alcuni dati però preoccupano, in quanto si prevede che alcune regioni invece triplicheranno la propria popolazione, ad esempio i paesi africani e l’India che entro 10 anni supererà la Cina quale paese più popoloso. Si presenteranno quindi, sul piano delle coltivazioni alcuni problemi, quali quello ecologico (il sempre maggior impiego di fertilizzanti per garantire prodotti alimentari più rapidamente), energetico e perdita della biodiversità.
Eppure la produzione alimentare oggi sarebbe in grado di soddisfare la domanda mondiale, sarebbe, ma esistono due problemi, la cattiva e non equa distribuzione di tali prodotti e l’aumento esponenziale (in particolare da parte di Brasile e Cina) di proteine animali (carne bovina). Infatti per produrre un chilo di carne bovina si consumano 10 chili di proteine vegetali (oggi 1 miliardo di persone non ha di che mangiare). Interventi necessari dovrebbero indirizzarsi sull’ecosistema, come ricorda Claudia Sorlini, ex preside della Facoltà di Agraria di Milano, intervistata da Sette: “il terreno non deve essere sfruttato eccessivamente per poi essere abbandonato quando non produce più. […] In occidente, invece si dovrebbero evitare le monocolture o le colate di cemento che sottraggono aree fertili all’agricoltura”. Altri aspetti su cui lavorare la riduzione degli sprechi (circa il 30-35% degli alimenti) e le difficoltà, in particolare nei paesi più poveri di poter conservare a lungo i cibi, in mancanza di un’adeguata catena del freddo. Ed ancora l’aumento delle materie prime alimentari. Secondo il Food Price Index della FAO, in un anno il costo del cibo è aumentato del 39%, dei cereali del 71%.
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