Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Asia

Mao: “Chi ha detto che l’Italia deve esistere?”

fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

 La bomba atomica su Hiroshima (www.today.it)

Foto tratta da. www.today.it

Nei giorni scorsi il presidente russo Putin, in un’intervista al canale di lingua inglese della televisione russa, si è lasciato andare ad alcuni dichiarazioni contro gli USA: “La storia degli Stati Uniti è iniziata con una pulizia etnica su larga scala che non ha precedenti”. E poi, riferendosi a Stalin, giudicato comunque un “dittatore e un tiranno”, Putin arriva ad una conclusione: “Dubito che se nel 1945 avesse avuto [Stalin] la bomba atomica, l’avrebbe usata contro la Germania [...]. Invece gli americani la usarono contro il Giappone che stava subendo una sconfitta, contro uno Stato non nucleare”. Proprio quest’ultima affermazione ha dato lo spunto al Corriere della Sera, nell’edizione di ieri, di intervistare il professor Ettore Cinnella, ex docente dell’Università Statale di Pisa ed uno dei massimi esperti dell’Unione Sovietica, per avere un parere e confronto storico su questo tema. Premesso che Putin potrebbe avere accesso ad informazioni riservate ancora secretate, il professor Cinnella ritiene che seppur Stalin, nel 1945, informato dal presidente USA Roosvelt del prossimo ultizzo di un ordigno nucleare, avesse dimostrato un particolare disinteresse sul tema, convinto della proprio forza militare, ben presto si rese conto dell’importanza si poter disporre della bomba atomica. Da qui parte il progetto nucleare sovietico, grazie a Berja ed ai suoi servizi segreti. I dirigenti dell’URSS era convinti che le armi nucleari non erano una vera minaccia per il mondo comunista, infatti questo disponeva di territori immensi e molto popolati tali da uscire comunque vincenti in un uno scontro anche nucleare (nel secondo conflitto mondiale l’URSS ebbe 20 milioni di vittime). E questa idea era molto diffusa tra i comunisti, anche di “famiglie” diverse. Cinnella cita un episodio storico per rendere bene l’idea della spregiudicatezza (o realismo) dei leader comunisti, episodio in cui fu coinvolta, indirettamente, l’Italia. Nel 1957, al congresso mondiale dei partiti comunisti, Palmiro Togliatti entrò in un confronto, non semplicemente politico, con Mao Zedong. Il leader del PCI, preoccupato del destino italiano in un eventuae conflitto nucleare di cui in quegli anni si poteva paventare lo scoppio, si rivolse al leader cinese chiedendo: “ma che ne sarà dell’Italia con una guerra del genere?” Mao, molto pratico, rispose: “Chi ha mai detto che l’Italia debba necessariamente esistere? Resteranno trecento milioni di cinesi, e ciò sarà pienamente sufficiente per la continuazione del genere umano”.

RDF

17-26 aprile: GIORNATE VIETNAMITE IN TOSCANA

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GIORNATE VIETNAMITE IN TOSCANA
Eventi culturali, occasioni d’incontro e scambio in ambito economico organizzati dall’Ambasciata Vietnamita in Italia per celebrare il 40esimo anniversario di relazioni diplomatiche tra Vietnam e Italia
Per celebrare il 40esimo anniversario di relazioni diplomatiche tra Vietnam e Italia, l’Ambasciata vietnamita in Italia organizza – con il supporto della Provincia di Firenze con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze – le “Giornate Vietnamite in Toscana – Vietnam days in Tuscany”.

Diamond sponsor: ENI. Gold sponsor: KPMG Cutting Through Complexity

Un ricco calendario di appuntamenti culturali, di opportunità d’incontro e di scambio economico e di approfondimento storico al via il 17 aprile.

Ecco il calendario completo delle “Giornate Vietnamite in Toscana”:
MOSTRA “SPAZIO CULTURALE DEL VIETNAM” / “VIETNAM CULTURAL SPACE EXHIBITION

Mostra di pittura “I colori del Vietnam”/ Fine arts exhibition “The colors of Vietnam”- Mostra fotografica e libraria / Photography and book exhibition

Inaugurazione: ore 18.00 del 17 aprile 2013
Data: 18 – 28 aprile 2013
Luogo: Palazzo Medici Riccardi, Via Cavour 3, Firenze

INGRESSO LIBERO / SCARICA LA LOCANDINA

MOSTRA SULLA “SOLIDARIETA’ ITALO-VIETNAMITA NEGLI ANNI 1960-1970″ / PHOTO EXHIBITION “THE SOLIDARITY BETWEEN ITALY AND VIETNAM IN 1960-1970″

Inaugurazione: 17 aprile 2013, ore 16.00
Data: 18 – 28 aprile 2013
Luogo: sede CGIL di Firenze, Borgo dei Greci 3, Firenze

INGRESSO LIBERO

TAVOLA ROTONDA FIRENZE-VIETNAM: IL PERCORSO DI PACE NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI DEL DOPOGUERRA / ROUND TABLE FLORENCE-VIETNAM: THE PEACE PROCESS IN INTERNATIONAL RELATIONS DURING THE AFTERWAR

Proiezione del filmato “Vietnam – Scene dal dopoguerra” / Projection of reportage “Vietnam – Scenes from afterwar” 

Data: 19 aprile, ore 17.30-19.30
Luogo: Sala Luca Giordano, Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 1, Firenze

INGRESSO LIBERO

VIETNAM PAESE D’ONORE DELLA MOSTRA INTERNAZIONALE DELL’ARTIGIANATO / VIETNAM SPECIAL GUEST COUNTRY OF THE INTERNATIONAL HANDCRAFTS TRADE FAIR 2013 FLORENCE

Inaugurazione: 20 aprile 2013, ore 11.00
Data: 20 – 28 aprile 2013
Luogo: Fortezza da Basso, Viale Filippo Strozzi 1, Firenze

SPETTACOLO DI DANZA E MUSICA TRADIZIONALE DEL VIETNAM / VIETNAM TRADITIONAL MUSICA AND DANCE PERFORMANCE

Data: 20-25 aprile 2013
Luogo: Spazio Vietnam, Fortezza da Basso, Viale Filippo Strozzi 1, Firenze

INGRESSO LIBERO

FORUM SULLE OPPORTUNITA’ DI COMMERCIO E INVESTIMENTO TRA VIETNAM E ITALIA / VIETNAM-ITALY BUSINESS AND INVESTIMENT FORUM

Data: 09.00 – 16.00 del 22 aprile 2013
Luogo: Centro Congressi, Firenze Fiera, Piazza Adua 1, Firenze

Ingresso su registrazione: contattare ICE e Toscana Promozione

SFILATA DI MODA VIETNAMITA / VIETNAM FASHION SHOW

Data: 23 aprile 2013, ore 18.30 – 19.30Luogo: Sala Luca Giordano, Palazzo Medici Riccardi, Via Cavour n.1, Firenze 

Data: 24 aprile 2013, ore 19.00 – 20.00
Luogo: Spazio Vietnam, Fortezza da Basso, Viale Filippo Strozzi 1, Firenze

INGRESSO SU INVITO / SCARICA LA LOCANDINA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “DAL MEKONG ALL’ARNO: IMMAGINI, CULTURA E SCRITTORI DEL VIETNAM” / PRESENTATION OF THE BOOK “FROM MEKONG TO ARNO RIVER: IMAGES AND CHILDREN IN DELTA OF MEKONG”

Data: 26 aprile 2013, ore 17 – 18.30
Luogo: Spazio Vietnam, Fortezza da Basso, Viale Filippo Strozzi 1, Firenze

INGRESSO LIBERO

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI COOPERAZIONE SANITARIA “MADRI E FIGLI NEL DELTA DEL MEKONG / PRESENTATION OF SANITARY COOPERATION PROJECT “MOTHER AND CHILDREN IN DELTA OF MEKONG”

Data: 27 aprile 2013, ore 17 – 18.30
Luogo: Spazio Vietnam, Fortezza da Basso, Viale Filippo Strozzi 1, Firenze

INGRESSO LIBERO

Altre informazioni su
www.vnembassy.it
www.facebook.com/vietnam.days.initaly

Contatto mail: giornatevietnamite@gmail.com

La Crisi Coreana

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Il nastro giallo

Testo di Roberto Di Ferdinando

Fonte: (http://www.marina.difesa.it/Conosciamoci/Notizie/Pagine/20120307_yellowribbon.aspx )

La Marina Militare italiana ha dedicato una pagina del suo sito  a i due marò trattenuti in India, tramite web e mail gli utenti che lo desiderano possono inviare messaggi di supporto e vicinanza ai due nostri militari, per “non lasciarli soli” come si legge nell’intestazione. La pagina contiene anche l’immagine di un nastro giallo che ormai è divenuto il simbolo internazionale di sostegno a tutti quei servitori dello Stato che si trovano in situazioni di prigionia o di non libertà all’estero. Il film premio Oscar, Argo, che narra il sequestro del personale dell’ambasciata statunitense a Teheran del 1979, ha ricordato questa usanza di esporre il nastro giallo, un gesto molto patriottico e che richiama l’unità nazionale. Un gesto però che ha origini molto remote. Tanto che proprio dal sito della Marina è ricordato come nell’antichità, già a Pompei, si usasse legare un nastro di questo colore intorno ad un albero per simboleggiare l’attesa di un amore partito. Leggi tutto

L’ambasciatore italiano “trattenuto” in India

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando
La vicenda dei due marò in India, sta diventando oltre che molto lunga nei tempi ed incerta sugli esiti legali per i due militari, anche drammaticamente confusa e quasi ingestibile. Infatti, oggi stiamo commentando un caso raro nel mondo diplomatico. L’ambasciatore italiano in India e Nepal, Daniele Mancini, è trattenuto nel subcontinente asiatico, quindi non può uscire dal paese, nonostante sia persona non “gradita”dal governo indiano. Questo perché Roma non farà rientrare i due marò in India, dopo aver ottenuto un permesso di 4 settimane in Italia per esercitare il loro diritto di voto. I rapporti diplomatici Italia-India così sono a livelli minimi. L’ambasciatore Mancini non è più persona gradita in quanto aveva sottoscritto con il tribunale indiano competente del caso un accordo (ovviamente autorizzato dal governo di Roma) e quindi facendosene garante, che stabiliva che i due marò al fine del permesso sarebbero tornati in India. Pur non essendo gradito il diplomatico egli non può lasciare l’India , un quasi fermo. Inoltre l’India ha sospeso le procedure d’insediamento del proprio nuovo ambasciatore a Roma. Questo atteggiamento dell’India, però, viola l’immunità diplomatica garantita dalla Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961, (http://www.unifi.it/offertaformativa/allegati/uploaded_files/2011/200011/B000114/Convenzione%20Vienna%20sulle%20relazioni%20diplomatiche%201961.pdf ), che recupera un antichissimo  principio (ne impediatur legatio), secondo il quale uno Stato non può adottare misure che impediscano le attività della missione diplomatica. Il rischio è che l’India stia “trattenendo” l’ambasciatore Mancini come pedina da usare per sollecitare il governo italiano a far rientrare in India i due marò.
L’ambasciatore Mancini, 60 anni, è giunto in India a gennaio 2013. Laureato in Scienze Politiche con il massimo dei voti e lode alla Sapienza di Roma è diplomatico dal 1978. Negli anni Ottanta ha lavorato a Baghdad, quale primo segretario, poi Madrid, Islamabad, Washington, Parigi, alla Nato e in Romania. Dal 1988 al 1993  faceva parte del gabinetto degli allora vari Ministri degli Esteri (Andreotti, De Michelis, Scotti, Colombo e Andreatta) e fino a dicembre 2012 è stato il consigliere diplomatico del ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera. Mancini è anche giornalista pubblicista con una varia produzione, dalle poesie  a temi storico-economici.
RDF

Augurio di morte al ministro

(fonte: Sette-Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

Adel Fakieh, ministro del Lavoro dell’Arabia Saudita è stato pubblicamente attaccato, con un augurio di morte per cancro, dalle autorità religiose saudite. “Colpa” di Fakieh, quella di aver varato un piano per favorire l’occupazione femminile nel paese. Infatti, l’Arabia Saudita registra una disoccupazione vicina al 10%, ma quella femminile è all’80%. Questo dato è dovuto anche alle resistenze religiose che si oppongono a qualsiasi apertura  del mondo del lavoro alle donne. Fakieh ha sostituito al dicastero del Lavoro, Ghazi al-Gosaibi, deceduto nel 2010 proprio a causa di un cancro. Anche al-Gosaibi si era impegnato per rendere meno dure le restrizioni di accesso al mondo del lavoro per le donne.
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Agente Orange

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Agente Orange, non si tratta di un nome in codice di una spia, ma di un agente chimico utilizzato dagli USA nel conflitto “sporco” del Vietnam (1960-1975). E non si tratta neanche dell’oramai fatalmente famoso napalm, ma di un defoliante, capace di distruggere rapidamente la vegetazione della giungla vietnamita, con lo scopo di eliminare i nascondigli e le coperture naturali utilizzate dalla guerriglia comunista. Si calcola che tra il 1962 ed il 1971 l’aviazione statunitense abbia sparso su un quarto del territorio del Vietnam 80 milioni di litri di diserbanti con un alta presenza di diossina. La produzione dell’Agente Arancione (il nome deriva dal fatto che questo diserbante era confezionato in barili con un sigillo arancione) fu voluto dal presidente John Fitzgerald Kennedy. A distanza di quasi quarant’anni, oltre al disastro ambientale, il Vietnam denuncia a Washington che tale bombardamento chimico ha colpito con effetti nefasti per la loro salute, circa 3 milioni di persone, ed ancora oggi almeno un milione, di cui 150.000 sono bambini, deve fare i conti con quell’eredità tossica: deformazioni fisiche, forme tumorali, gravi ritardi mentali ed altro ancora. A rendere ancora più tragica la vicenda, il fatto che ormai, in varie zone del Vietnam, la diossina è entrata nel ciclo alimentare. Gli Stati Uniti il 10 di agosto, paradossalmente la stessa data in cui fu, nel 1961, testato per la prima volta il diserbante, hanno firmato un accordo con Hanoi, finanziando per 43 milioni di dollari la bonifica di alcune zone del Vietnam, che prevede la rimozione di 73 milioni di metri cubi di terreno.
Per completare l’informazione, nel 1984 Dow Chemicals e Monsanto (produttrici del diserbante) pagarono un indennizzo di 180 milioni ai veterani USA che avevano subito gravi danni di salute nell’impiego dell’Agente Arancione, mentre la Corte Suprema, pochi anni dopo, annullò la causa intentata da alcuni vietnamiti contro i produttori del diserbante.
RDF

Quando i soldi contano di più

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il Dalai Lama farà visita a Milano dal 26 al 28 giugno e parteciperà al Forum di Assago alla due giorni dedicata agli insegnamenti per la via alla Felicità. In quell’occasione il Comune di Milano, come previsto orami da molti mesi, avrebbe conferito a Sua Santità, il Dalai Lama, la cittadinanza onoraria. Avrebbe dovuto, perché il sindaco Pisapia ha deciso e informato la sua giunta che tale onorificenza non sarà assegnata, in quanto sono state forti le pressioni verso il sindaco da parte delle autorità diplomatiche cinesi. L’ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, con una lettera a Pisapia, ha fatto capire che l’iniziativa in favore del Dalai Lama non era gradita a Pechino, e che se si fosse realizzata, il governo cinese avrebbe boicottato, anche economicamente, l’Expo 2015 che si terrà proprio a Milano. Il sindaco Pisapia si è dichiarato “costretto” a dover rinunciare ad assegnare la cittadinanza onoraria a Sua Santità (Roma e Venezia, recentemente avevano assegnato l’onorificenza, nonostante anche allora non fossero mancate le “minacce” cinesi). Per la cronaca Pisapia ha partecipato senza nessun disagio alla cena  della Fondazione Cina-Italia,  che si occupa principalmente di accordi commerciali e finanziari, svoltasi a Milano nei giorni scorsi.
Le cronache confermano anche un’altra notizia in merito. Il Dalai Lama sarà a Mirandola, per incontrare i terremotati, il 24 giugno, in quell’occasione nessun esponente del Comune di Bologna incontrerà Sua Santità. Bologna ha conferito dal 2008 la cittadinanza onoraria alla guida spirituale tibetana, ma non gli è mai stata data attribuita formalmente.
Sembra più facile (gradito?) andare a cena con politici ed imprenditori cinesi……
RDF

Il ragazzo scomparso

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Gedhun Choekyi Nyima è un ragazzo di 23 anni, od almeno dovrebbe esserlo; il dubbio è dovuto al fatto che dal 1995 non sappiamo più nulla di lui, rapito, forse, dalle autorità cinesi. Ma perché è così importante la sua storia? Gedhun Choekyi Nyima è stato individuato dal Dalai Lama come l’11° Panchen Lama (Grande Erudito), cioè la seconda carica lamaistica più importante per il Tibet. Il Panchem Lama è un monaco del Buddhismo tibetano che ha lo scopo di contribuire allo sviluppo del Dharma e al suo insegnamento, è direttamente soggetto al Dalai Lama, non ha alcun potere civile ed è la personificazione del Buddha della Conoscenza.
Gedhun Choekyi, bambino, fu riconosciuto dal Dalai Lama, come l’incarnazione di Lobsang Gyaltsen, l’ultimo Panchen Lama, morto nel 1989. Ma nel 1995 scomparve, fatto sparire dalle autorità cinesi (“il più giovane prigioniero politico del mondo”), che decisero di mettere al suo posto un altro bambino, da educare secondo i dettami del regime di Pechino e renderlo così fedele alla causa cinese. Il Panchen Lama “cinese”, quindi partecipa ai lavori della camera basa del Parlamento di Pechino e rilascia dichiarazioni favorevoli al regime: “le auto-immolazioni di tibetani che protestano contro pechino non hanno nulla a che fare con la libertà religiosa”.
E Gedhun Choekyi? Nessuna notizia. Pechino dice che è al sicuro, con la sua famiglia, ma c’è chi sospetta che possa essere anche morto. Troppo scomodo.
RDF