Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Asia

Yoga nelle carceri indiane

 (Fonte: Sette-Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

Da alcuni anni in India per ridurre le violenze e l’aggressività all’interno delle carceri è stato avviato un programma che prevede l’insegnamento dello yoga e della meditazione ai carcerati al fine di fornire ai detenuti delle tecniche per conseguire maggiore consapevolezza dei propri processi mentali. Ad esempio, nel sobborgo di Pitampura, nell’hinterland di Delhi, il comandante della polizia locale, seguace del guru Sri Sri Ravi Shankar, ha ingaggiato alcuni volontari dell’associazione del maestro yogi perché si rechino in carcere periodicamente per insegnare meditazione e posizioni di yoga a circa 30 detenuti, ma il numero dei partecipanti a questi corsi è destinato a crescere.
Un programma simile è stato attuato nello stato del Madhya Pradesh, dove in poco tempo si è registrata una riduzione delle risse all’interno delle prigioni. Non solo, i detenuti che frequentano con più costanza i corsi di yoga possono ottenere la qualifica di istruttori certificati che avrà un valore professionale una volta tornati alla libertà. Il sovrintendete del carcere centrale di Gwalior, Harendra Singh, ha dichiarato che “sulla base degli orientamenti del governo  offriamo regolari sedute di yoga ed il maggior beneficio nel fare questo è che i detenuti hanno una mente serena, un cuore felice, e restano sani, senza ammalarsi”.
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Dove la Francia non è declassata

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

La Francia mantiene, senza alcun declassamento, la quarta posizione in una particolare classifica, quella dei paesi esportatori di armi. A garantire tale posizione, fino a qualche mese fa minacciata da Israele (5° in classifica) la prossima firma del contratto che impegnerà l’India ad acquistare per 12 miliardi di dollari (9,2 miliardi di euro) 126 Rafale, il caccia militare prodotto completamente dalla Francia. Un successo per Parigi che dal 1999, anno di realizzazione dell’aereo, riesce così a vendere per la prima volta al di fuori dei propri confini questo velivolo ritenuto il migliore aereo da combattimento (ottimo il suo utilizzo in Libia). Infatti il Rafale (che significa raffica) era stato rifiutato dall’Olanda (2001), dalla Corea del Sud (2002), da Singapore (2005), dal Marocco (2007), Emirati Arabi Uniti (2011) e da ultimo anche dal Brasile. La causa di tali rifiuti era stato il suo costo elevato: 150 milioni l’uno. Ma per l’India è stato fatto un prezzo di “favore”, visto anche l’ingente ordine, infatti ogni caccia costerà 122 milioni di euro al paese asiatico. Ovviamente esce sconfitto da questa operazione il consorzio europeo (Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna) del Typhoon Eurofighter.
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Kim Jong-il sarà imbalsamato dai russi?

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Sembra che il governo nord-coreano abbia già contattato il Centro imbalsamatori di Mosca, lo stesso che da quasi 80anni cura la salma, anch’essa imbalsamata, di Lenin, conservata nel mausoleo della Piazza Rossa, perché si occupi di rendere eterne le spoglie di Kim Jong-il, il dittatore nord-coreano deceduto la settimana scorsa. Ed il Centro di imbalsamatori, diretto oggi da Valerij Bykov, è lo stesso a cui fu affidato nel 1994 il corpo di Kim Il-Sung, il padre di Kim Jong-il. Nel 1994 l’operazione Kim Il-Sung costò ai coreani 1 milione di dollari e 800 mila all’anno per la conservazione. Ma è lunga la lista delle salme di leader più o meno famosi, trattati dal centro di imbalsamatori. La prima fu quella già ricordata di Lenin, anche se il risultato non fu molto positivo (sono visibili solo la faccia e le mani e la pelle non ha un colore naturale), poi, nel 1953, quella di Stalin, conservata in maniera perfetta nel mausoleo di Lenin e poi da lì rimossa, per volere di Kruscov, e sepolta in un cimitero, ed ancora quella dell’ex presidente del Comintern, il bulgaro Dimitrov, dell’ex leader della Cecoslovacchia, Gottward, del vietnamita Ho Chi-min (nonostante avesse chiesto in punto di morte di essere cremato), dell’angolano Neto, dei presidenti della Mongolia e della Guyana, ecc…
Oggi però il centro che si avvale di 12 tecnici sembra attraversare un periodo di crisi. Infatti, pur avendo aperto anche ai privati, sono sempre meno le richieste di imbalsamazione; fino ad alcuni anni fa provenivano principalmente dagli ambienti di malavitosi, ma non sempre i corpi, trivellati, potevano essere correttamente conservati, comunque, il servizio offerto dal centro comprendeva nel prezzo anche la costruzione di un mausoleo. Ma adesso l’imbalsamazione sembra essere superata, difatti di moda è divenuta la crio-conservazione in azoto liquido, che costa anche molto meno (10 mila dollari per salvare il solo cervello, 45 mila per l’intero corpo).
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Di seguito riporto un mio articolo pubblicato su Microstoria nel 2005, dedicato a Girolamo Segato, un ottocentesco imbalsamatore che nella sua avventurosa vita scoprì una misteriosa tecnica per la conservazione dei corpi.
Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Oggi la figura di Girolamo Segato è poco nota (1), eppure questo ottocentesco erudito bellunese, trapiantato a Firenze, fu naturalista, cartografo, disegnatore, esploratore ed egittologo di una certa fama. La sua continua passione per la conoscenza multidisciplinare e per l’avventura difatti lo portarono ad essere tra i primi europei ad esplorare l’intero Egitto effettuando qui importanti rilievi geografici e scoperte archeologiche oltre che apprendere le misteriose tecniche per la conservazione dei tessuti umani, per cui oggi nel mondo scientifico è principalmente ricordato. Ma la sua esistenza fu anche caratterizzata da continue avversità: infiniti problemi finanziari che non gli permisero di completare studi e ricerche, oltre che a condannarlo alla povertà, e le avversità verso il suo operato da parte della comunità scientifica che lo spinsero a non rivelare mai il segreto del suo procedimento di pietrificazione dei tessuti umani, che rimane ancor oggi un mistero.
Ma procediamo per ordine. Girolamo Segato nasce a Vedana (Belluno) il 13 giugno 1792 e già da adolescente muove i suoi interessi verso gli studi di chimica, botanica e mineralogia. Tra il 1809 ed il 1818 frequenta varie scuole spostandosi tra Treviso, Belluno, Rovigo e Venezia; infatti le modeste disponibilità economiche della propria famiglia non gli permettono di svolgere percorsi di studi completi, che effettua comunque da autodidatta e grazie all’aiuto di alcuni dotti amici. Nel 1818 è a Venezia e tramite alcuni conoscenti è introdotto nella famiglia De Rossetti, titolare di una nota casa commerciale a Il Cairo e con incarichi diplomatici in Africa, che gli offre ospitalità ed un impiego di cancelliere in Egitto, lo stesso Egitto che, tornato in auge con la spedizione napoleonica del 1798, in seguito alle prime scoperte archeologiche rappresenta la meta più affascinante per i ricercatori europei di quel periodo. Segato quindi si trasferisce a Il Cairo, dove la nuova attività impiegatizia non gli impedisce di iniziare le prime esplorazioni del paese. Tra il 1818 e il 1823 visita in lungo e largo l’Egitto, partecipando a spedizioni per la stesura di rilievi geografici, che aggregandosi a quelle militari. Durante questi viaggi si interessa alle antichità egizie: visita piramidi e monumenti, che riproduce in precisi disegni, rinviene cadaveri di uomini ed animali pietrificati, e si avvicina così allo studio della mummificazione. Nell’estate del 1820 viaggia per ottanta giorni nel deserto, mentre nel 1822 raggiunge la piramide di Abu-Sir che esplora da solo rimanendo tre giorni consecutivi, senza mai uscire, a 15 metri sotto terra. Rientra quindi a Il Cairo, ma è ormai una persona completamente diversa nello spirito e nel fisico. Il clima dell’Egitto si dimostra nocivo per la sua salute e decide così nel dicembre del 1822 di fare rientro in Europa, a Livorno, dove i De Rossetti gestiscono una banca di assicurazioni marittime e sono in grado di ospitarlo. Ma il destino si prepara a muovere contro Segato, infatti, molti reperti recuperati dal Segato naufragano sulla rotta per il Vecchio Continente, mentre nell’incendio della casa egiziana vanno distrutti tutti i suoi documenti, disegni e rilievi. Preso dallo sconforto non ritornerà più in Egitto e decide invece di trasferirsi a Firenze, che ritiene il luogo più adatto a soddisfare il suo perenne desiderio di istruzione, accettando qui l’impiego di rappresentante della banca De Rossetti.
Giunge a Firenze nel giugno del 1824 e la sua fama di esploratore gli apre inizialmente gli ambienti culturali della città, frequenta la famiglia dell’avvocato Anton Cino Rossi, della cui figlia, Isabella, si innamorerà, ed ottiene udienza perfino dal Granduca Leopoldo II, attento collezionista di antichità egizie. Segato comunque non abbandona i suoi studi, sebbene ancora una volta la mancanza di denaro e le forti avversità scandiscano la sua vita. Si cimenta infatti nella stesura di un’opera sull’Egitto, tema di moda nella Firenze del periodo. Dopo tre anni di lavoro, dato che un finanziamento promesso dal Granduca non era mai giunto, decide di pubblicare l’opera in società con l’ingegnere Lorenzo Masi, il primo fascicolo esce con il titolo: “Saggi pittorici, geografici, statistici, idrografici e catastali sull’Egitto”, ma non incontra il favore del pubblico. Segato però non si perde d’animo, contrae debiti ed inizia a lavorare al secondo fascicolo, che però non vide mai la luce, infatti Masi fugge a Parigi con i soldi ed i disegni originali. Girolamo cade così in uno stato di angoscia e nelle più crudeli angustie finanziarie, non potendo nemmeno più contare sui dei De Rossetti, che avevano nel frattempo liquidato la loro banca. Ottiene prestiti da familiari ed amici che tenta di restituire pubblicando alcune carte geografiche: dell’Africa settentrionale (1830), della Toscana (1832) e dell’Impero del Marocco, lavori di alta qualità, ma che non gli portano profitti.
Contemporaneamente alle sue iniziative editoriali, Segato conduce nel suo laboratorio all’ultimo piano di Palazzo Spini, sul Lungarno Acciaiuoli, anche alcune ricerche chimiche: sull’amalgama dei metalli, sull’ambra artificiale e mette in pratica le conoscenze egiziane sulla pietrificazione. Dopo essersi esercitato su insetti e piccoli animali, decide di far esperimenti anche sui tessuti umani. All’amata Isabella donerà due gocce pietrificate del suo sangue, perché, come disse lui stesso: “le donne anche il sangue vogliono”. Ma non si ferma qui, ottiene dagli studenti dell’Ospedale di Santa Maria Novella campioni anatomici, che trasforma in pietra, pur mantenendo i colori, le forme ed i caratteri originali e conservando, ecco l’eccezionalità del suo procedimento, la loro flessibilità. Non rivela il metodo del suo procedimento per paura che qualcuno possa carpirne il segreto, ma la scoperta si diffonde ovunque, tanto che il suo nome e la sua fama varcano i confini di Firenze; Gioacchino Belli gli dedica perfino un sonetto, mentre dall’estero giungono richieste per i suoi servigi, che lui respinge in quanto:”la mia seduttrice mi tien forte” alludendo a Firenze la città che ha amato, senza essere ricambiato. Infatti la sua scienza incontra l’ostilità di molti medici di corte che, vedendosi eclissati da un autodidatta, non riconoscono valido il suo metodo. Forti critiche gli giungono, lui che era religioso, anche dalla Chiesa che giudica la pietrificazione contraria alla legge divina: “polvere sei e polvere ritornerai”; additato come il mago egiziano, nel 1833 gli è quindi rifiutata la cattedra di chimica tecnologica. Segato ormai poverissimo ed incompreso, continua con enormi difficoltà i suoi esperimenti e si circonda di pochi amici, tra cui l’avvocato Luigi Pellegrini ed il professor Luigi Muzzi. Proprio quest’ultimo invierà un memoriale al Papa Gregorio XVI per invocare una maggiore comprensione per la opera di Segato. Nel 1836 il Papa dichiara che la scoperta del Segato non è contraria ai principi cristiani ed autorizza i suoi studi. Ma è troppo tardi, infatti il 3 febbraio 1836 Girolamo muore di polmonite a Firenze, alcuni giorni dopo aver distrutto i suoi appunti sulla pietrificazione. Il segreto di questa muore quindi con lui. Segato è sepolto a Firenze nel chiostro della Basilica di Santa Croce, sul suo sepolcro si legge: “Qui giace disfatto Girolamo Segato da Belluno che vedrebbesi intero pietrificato se l’arte sua non periva con lui… Esempio di infelicità non insolito”(2).

(1) Per approfondire la vita e l’operato di Girolamo Segato si rimanda a:
I. Pocchiesa – M. Fornaio, Girolamo Segato, esploratore dell’ignoto, Edizioni Media Diffusione, Belluno, 1992.
G. Pieri, Girolamo Segato, Istituto Veneto di Arti Grafiche, 1936.
Nel gennaio del 2006 il Centro di Documentazione per la Storia dell’Assistenza e Sanità Fiorentina ha dedicato una giornata di studi alla sua opera
(2) Delle opera di Segato oggi rimangono 214 realizzazioni conservate nel Museo del Dipartimento di Anatomia dell’Università degli Studi di Firenze, mentre i lavori custoditi a Vedana andarono perduti nelle invasioni austriache del 1848 e 1917 e quelli conservati al Museo della Scienza di Firenze distrutti con l’alluvione del 1966. Anche da morto il destino si accanì contro Segato.

RI suggerisce “Gandhi, il risveglio degli umiliati”. Autore Jacques Attali, Editore Fazi 2011. Commento di Francesco Della Lunga

Per quale ragione dovremmo tornare a leggere Gandhi e la sua azione politica e spirituale? Forse perché anche nell’era contemporanea potremmo avere bisogno di un Gandhi, o anche una piccola parte di quello che questo piccolo ma grandissimo uomo seppe fare. Ma forse anche perché il percorso del più famoso padre dell’indipendenza indiana fu commovente ed allo stesso tempo spettacolare. Per chi abbia interesse a conoscere le linee portanti del suo pensiero o rileggerlo in chiave più critica si possono suggerire due letture di base con due volumi di facile reperibilità sugli scaffali delle principali librerie. Il primo, un volumetto dell’Einaudi, dal titolo “Antiche come le montagne”, racchiude le principali massime e citazioni del suo pensiero. Il secondo invece, dal titolo “Gandhi, Il risveglio degli umiliati” ci permette di ripercorrere la vita, la lotta politica e spirituale di una delle personalità più illustri di tutto il Novecento ovvero del Mahatma Gandhi, colui i cui “pensieri, parole, azioni sono in totale armonia”.
Un invito a leggere ed a scoprire o riscoprire questa grandissima personalità la cui vita irripetibile si intreccia fra la sua personale ricerca della spiritualità vista come un percorso che ogni indiano (ma anche ogni essere umano) avrebbe dovuto fare, la ricerca della Verità come unico metodo per arrivare vicini a Dio, l’affermazione della consapevolezza come mezzo per gli umili per affermarsi in un mondo in cui la disparità sociale era stratificata. La Verità e le forme assolutamente originali con le quali Gandhi l’avrebbe espressa sarebbe stata poi la base ed il mezzo per il perseguimento di un grande obiettivo politico, l’Indipendenza, che l’India stava maturando e che avrebbe concretizzato proprio grazie all’azione politica di Gandhi. Preparazione spirituale prima, presa di coscienza dell’importanza della nazione indiana nella Storia e della sua ineluttabilità verso l’indipendenza, azione politica conseguente. Gli strumenti principali di questa azione, già sperimentata con un certo successo in Sudafrica, sarebbe sfociata nell’azione “non violenta” (o ahimsa) spinta fino alle estreme conseguenze, fino al ribaltamento della dicotomia non violenza/violenza ed al suo ribaltamento e quindi con l’affermazione della forza della non violenza rispetto alla violenza pura. La “non violenza”, a seconda della finalità, avrebbe potuto sprigionarsi con la ribellione alle decisioni dell’autorità inglese, i digiuni di massa, la non collaborazione, il boicottaggio delle merci occidentali. Sulle merci quali espressione del mondo occidentale Gandhi nutrì sempre una forma di rifiuto e diffidenza perché da un lato le riteneva lontane dalla cultura della popolazione indiana, dall’altro perché ritenute strumenti di un mondo che avrebbe condannato la nazione alla dipendenza dallo straniero.
Gandhi percepisce forse per primo fra i leader di fine Ottocento l’importanza della comunicazione politica, da qui la fondazione di giornali attraverso i quali far conoscere il proprio pensiero (ad esempio la testata denominata Harijan, figli di Dio, termine con il quale Gandhi chiamava i Dalit) , la potenza simbolica di concetti chiave come “ahimsa” o “nonviolenza”, oppure la resistenza passiva, lo sciopero della fame o satyagraha, il boicottaggio, ma anche un’azione sociale e politica che fece di lui una delle persone più affascinanti e di grande ascendente presso i circa 400 milioni di indiani del tempo.
Eppure, nonostante la Non Violenza e Verità, resistenza passiva e boicottaggio, digiuni e non collaborazione Gandhi non sarebbe riuscito a sconfiggere direttamente con la sua azione l’impero Britannico. Le cause dell’abbandono dell’India, come anche per le altre colonie inglesi sparse per il mondo, sarebbero state da attribuire in larga parte dallo sforzo condotto durante il secondo conflitto mondiale dal quale la Gran Bretagna, pur vittoriosa nella guerra, avrebbe dovuto abbandonare il suo ruolo di potenza mondiale nonostante l’ostinazione di Churchill che espresse il suo scetticismo verso la concessione di forme di indipendenza anche tenui e di cui si ricorda una celebre battuta con la quale sostenne di “non essere diventato Primo Ministro per mettere in liquidazione l’Impero Britannico”. Gandhi visse spesso questi insuccessi anche con frustrazione, comprendendo che gli indiani non erano, nonostante tutto, ancora pronti ad abbracciare la Non Violenza e la Verità. La Violenza, che Gandhi avrebbe combattuto fino alla fine e per colpa della quale sarebbe caduto, non sarebbe stata estirpata dalla sua azione politica. Ma anche il suo messaggio non sarebbe stato compreso a pieno dagli indiani. La sua lotta in favore degli intoccabili o a favore degli ultimi della terra, il suo desiderio di riunire, in continuità con il lascito dell’Impero Britannico Hindu e Musulmani, non sarebbe stato compreso. Gandhi morì nel 1948 dopo che la violenza religiosa ed interetnica aveva preso il sopravvento, già durante l’epilogo della Seconda Guerra Mondiale ed esplosa dopo l’abbandono dell’India da parte della Corona Britannica. Sarebbe morto per mano di un Musulmano (Nathuram Godse), comunità verso la quale Gandhi avrebbe espresso sempre il suo più totale ed incondizionato sostegno.
L’autore, dopo aver ripercorso efficacemente i punti principali della vicenda politica e spirituale del Mahatma, prova a tracciare un bilancio alla luce anche dello sviluppo che l’India ha avuto in questi anni. Intanto fa un sunto del suo pensiero affermando che “senza dubbio, l’aspetto più affascinante ed importante di Gandhi” riguardava il fatto che “per cambiare il mondo, bisogna cambiare se stessi ed avere come più alta ambizione, modesta ed orgogliosa al tempo stesso, quella di dominare la propria violenza, i propri desideri, la propria sessualità, i propri sentimenti, per liberarsi di qualsiasi traccia di bestialità; poi con l’aiuto delle pratiche ascetiche e di meditazione, ottenere un potere su di se rinunciando al potere sulle cose; infine, e solamente infine, mettere questo potere al servizio di un ideale di un’estrema esigenza, facendone dono agli altri”. “Gandhi sapeva, per esperienza, che ogni uomo, lui compreso, poteva diventare un bruto, un mostro, un assassino. Che ciascuno aveva ed ha dentro di sé allo stesso tempo una bestialità smisurata ed una formidabile capacità di amore. Dunque si riconosceva il diritto di predicare solo ciò che lui stesso riusciva a mettere in pratica. Mentre tutti gli altri leader rivoluzionari si accontentavano di elaborare dei piani per cambiare il mondo dalla propria scrivania, lui non voleva imporre un “uomo nuovo”, ma voleva diventarlo lui stesso e convincere poi con il suo sacrificio. Preferiva dare l’esempio piuttosto che lezioni”.
Al di là degli strumenti da lui inventati ed utilizzati per la sua battaglia politica (in larga parte assai attuali anche nella nostra epoca, soprattutto il boicottaggio, strumento utilizzato con frequenza, fra gli altri, dai movimenti antiglobalizzatori mentre altri funamboli della politica, come l’italiano Pannella, attuano spesso digiuni per protestare contro leggi ritenute inique), al di là del raggiungimento dell’Indipendenza indiana, al di là anche dei fallimenti che avrebbe patito, rimane un messaggio di speranza del quale, anche gli scettici, sentono il bisogno.

L’esame che paralizza la Corea del Sud

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il 10 novembre scorso la Corea del Sud si è completamente bloccata per non disturbare i 690 mila candidati all’esame CSAT (College Scholastic Ability Test), cioè l’esame che ogni anno seleziona i giovani più preparati per accedere alle migliori università nazionali. Il blocco è stato totale, in quanto in Corea del Sud tale test è una cosa seria. Infatti, l’accesso alle migliori università per i coreani rappresenta forse l’unica via per arrivare ai migliori (più pagati e più prestigiosi) impieghi professionali. Quindi nelle settimane che precedono il test-day i ritmi della quotidianità di molti coreani sono dettati dall’esigenza di arrivare a quel giorno, non solo preparati sulle materie, ma anche in salute, lucidi e con una buona dose di fortuna dalla propria parte. Ecco quindi che il paese si adatta a queste esigenze. I candidati al test cambiano la loro dieta, in particolare si eliminano cibi che potrebbero richiamare eventi sfortunati, ad esempio la banana (la buccia di banana è legata all’immagine dello scivolone), niente porridge (è un “pasticcio” di riso, quindi non bisogna richiamare in alcun modo la possibilità di sbagliare), vietate alghe e snack, anch’essi legati al significato di scivolare, cadere. La perfetta preparazione all’esame coinvolge anche la religione ed i momenti spirituali. I templi buddhisti organizzano riti specifici per i candidati e le loro famiglie che vivono questi giorni con grandi aspettative, speranze, ma anche timori, mentre nelle chiese di svolgono preghiere e si celebrano funzioni al caso. Nei giorni precedenti al test è consigliato, quale buoni auspici, regalare carta igienica (ha il significato di risolvere) e forchette (cogliere l’occasione, arpionare le risposte giuste). E dato che i candidati in questi giorni sono quasi “sacri”, ecco i consigli dati agli esaminatori del test ed alla cittadinanza perché non li disturbino. I docenti che dovranno presiedere alla prova d’esame sono invitati a non tossire, a non utilizzare profumi invadenti ed a non masticare gomme. Per evitare che i gli esaminandi siano distratti da particolari rumori in quel giorno gli orari degli aerei sono stravolti, mentre le borse affari, molti uffici ed attività aprono un’ora più tardi per permettere ai candidati di arrivare alla sede del test senza incontrare particolare traffico, nonostante sia concesso loro, in particolari casi, anche la scorta della polizia.
Esami simili ed a cui è data la stessa importanza (in Corea del Sud è aumentato il numero di suicidi tra i giovani che non riescono a superare il CSAT), si svolgono anche in Cina (gaokao) ed in Corea del Nord.
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Togliete il Nobel all’Aiea

(fonte: Corriere della Sera e Il Giornale)

In settimana l’AIEA (Agenzia internazionale dell’energia atomica), presieduta da Yukiya Amano, ha certificato che l’Iran dal 2003 sta lavorando alla bomba atomica. Ed a confermare, da almeno due anni, questa notizia sono i servizi segreti di almeno 10 paesi. Eppure fino a due anni fa, curiosamente, ma non tanto curiosamente, cioè fino a quando a capo dell’AIEA c’era stato l’egiziano Mohamed El Baradei, i rapporti dell’agenzia indicavano che lo sviluppo nucleare iraniano era solo pacifico. Non solo El Baradei, in quanto presidente AIEA fu insignito con la sua agenzia del premio Nobel del 2005 (una clamorosa topica). Al di là del premio buttato via (dovremmo interrogarci anche sull’effettiva importanza ed autorevolezza di questi premi) la preoccupazione oggi si sposta sull’Egitto. Infatti El Baradei è candidato alla guida del paese, che tra 15 giorni andrà al voto per le presidenziali. El Baradei ha annunciato in campagna elettorale di aprire ai Fratelli Musulmani e di rivedere il rapporto con Israele, forse auspica di tesserlo con i suoi amici iraniani, anche se sciiti? Che gioco faceva all’Aiea e fa oggi El Baradei?
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Un mare di contrasti

(fonte: Il Tempo), a cura di Roberto Di Ferdinando

L’Asean Regional Forum (ARF) è un istituzione, consultiva, creata nel 1992 dai paesi membri dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale, l’organizzazione politica, economica e culturale di nazioni situate nel Sud-est asiatico). Oggi si compone di 27 stati membri, tra cui la Cina e gli USA, e svolge sostanzialmente una funzione di forum sulle questioni di sicurezza nella regione del sud-est asiatico. Nel luglio scorso si è svolta, a Bali (Indonesia), la sua 18esima riunione, durante la quale non è emerso niente di significativo, sebbene la regione attraversi oggi un periodo di grandi tensioni dovute al controllo di determinati territori contesi e le risorse energetiche che qui sono ingenti. Da segnalare le ostilità tra Thailandia e Cambogia, nel nord-est del Myanmar è in atto una rivolta contro il governo centrale, gruppi terroristici islamici sono presenti in Malaysia e nelle Filippine, la pirateria negli Stretti della Malacca, contrasti tra Giappone e Cina per il controllo delle isole a sud di Okinawa, le tensioni tra le due Coree, il problema di Taiwan con la Cina, gli scontri al confine tra gli eserciti di India e Cina e la preoccupazione cinese che il l’India si leghi agli USA in funzione anti Pechino, mentre l’India teme, invece, che la Cina si avvicini troppo al Pakistan, scontri tra Cina e Vietnam sul controllo di isole strategiche, ecc…. Come se non bastassero tutti questi elementi di conflitto, si aggiunge anche la corsa allo sfruttamento delle ingenti risorse energetiche presenti nelle acque del Mar Cinese Meridionale, che la Cina considera un Mare Nostrum e che è una strategica via di comunicazione marittima per le merci che dal Pacifico ed Asia vanno verso il Vecchio Continente. Si calcola che in queste acque vi siano potenzialmente 50 miliardi di petrolio da estrarre e ben 20 trilioni di metri cubici di gas naturale. Queste risorse sarebbero concentrate prevalentemente intorno all’arcipelago delle Spratly, da anni al centro di contenziosi sulla loro sovranità tra Cina ed altri paesi. Nella riunione di Bali, il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, ha rivendicato il diritto statunitense di effettuare esercitazioni militari in questo mare, una presenza anche come garanzia ai paesi ASEAN che si sentono minacciati dal dinamismo militare cinese (da poche settimana la Cina ha una propria portaerei), fino a quando, però, Washington potrà permettersi, anche economicamente, tale presenza.

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Varata la prima portaerei cinese.

a cura di Francesco Della Lunga – Fonte Sole 24Ore del 11/08/2011

La Cina marcia sempre più decisamente verso il riarmo. La nuova politica cinese si esprime anche e soprattutto attraverso l’ammodernamento della flotta da guerra, al fine di controllare più efficacemente lo scacchiere del pacifico. L’obiettivo, neppure troppo celato, è quello di raggiungere la supremazia sui mari, contrastando le potenze presenti, dal Giappone all’India. In questo contesto, che dura ormai da diversi anni, da quanto il PIL cinese si è attestato su una crescita tumultiosa, ovvero sulle due cifre, il governo di Pechino ha varato la sua prima portaerei, la Varyag, uscita dal porto di Dalian, nel Nordest della Cina per un primo test di navigazione. La Varyag è lunga 300 metri e non è stata costruita interamente nei cantieri cinesi, ma è stata acquistata dalla Ucraina (uno dei maggiori produttori e/o fornitori di armi in tutto il mondo) e poi riammodernata. Gli USA, da sempre attenti al riarmo cinese ed a questa porzione di mare fin dalla fine della Seconda Guerra mondiale, hanno chiesto spiegazioni su come intende usare il mezzo. E’ presumibile che il governo Pechino risponda con concetti tipo “riequilibrio” fra le potenze dell’area oppure della “deterrenza”. Ma non c’è dubbio che la Cina mira alla supremazia dei mari, come da tempo mira alla supremazia continentale. Attualmente, il programma navale cinese prevede la costruzione di altre due portaerei. Fra le maggiori potenze, gli USA hanno 11 portaerei, l’Italia due (Garibaldi e Cavour), Spagna, Russia, India, Brasile, Thailandia, Francia e Regno Unito una.

Le non piene responsabilità di Saddam Hussein nella prima guerra del Golfo

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

L’ambasciatore Sergio Romano nella sua rubrica, “Lettere al Corriere”, nelle settimane scorse ha risposto ad un lettore sulle effettive responsabilità di Saddam Hussein nello scoppio della prima guerra del Golfo. Il lettore riassume nella sua lettera un brano tratto dal libro “Il business diverte”, di Richard Branson ed edito da Tecniche Nuove: “…quando Saddam Hussein invase il Kuwait, re Hussein di Giordania fu uno dei pochi leader mondiali che si rifiutarono di condannarlo su due piedi. Faceva notare che il Kuwait aveva promesso all’Iraq alcuni pozzi petroliferi come parte del contributo per la lunga guerra sostenuta contro l’Iran, ma che poi si era sempre sottratto all’impegno e non aveva neppure rispettato le quote Opec…”. Romano chiarisce l’intervento del lettore. Nel 1979, in seguito alla salita al potere degli Ayatollah in Iran, il Kuwait iniziò a preoccuparsi per la propria indipendenza, infatti, non poteva più contare sulla tutela della Gran Bretagna e il 30% della propria popolazione era sciita, quindi potenzialmente attratta da Teharan. Al momento dello scoppio del conflitto Iraq-Iran nel 1980, il Kuwait scelse di appoggiare l’Iraq, finanziandolo con prestiti. Nonostante questo Saddam iniziò ad avere a ridire sulla condotta del piccolo sultanato, infatti, nonostante l’invito di Baghdad, il Kuwait continuava ad estrarre quantità di petrolio superiori a quanto stabilita dall’Opec, determinando così la caduta dei prezzi del greggio e quindi causando indirettamente la riduzione dei ricavi iracheni dalla vendita dei propri barili di petrolio (nel 1990 Saddam disse: “un dollaro in meno nella quotazione del petrolio comporta la perdita annuale per l’Iraq di un miliardo di dollari”). Le cose precipitarono quando l’Iraq chiese al Kuwait di rinegoziare la restituzione del prestito e di rivedere i confini che non erano mai stati sanciti definitivamente. Ma il piccolo Stato rifiutò qualsiasi apertura al dialogo ed assieme agli Emirati Arabi Uniti, sotto il silenzio-assenso dell’Arabia Saudita, altro paese rivale dell’Iraq, continuò a vendere quantitativi di petrolio che superavano anche del 40% le quote Opec. Ovviamente Romano ricorda che questa ricostruzione dei fatti non può far negare il fatto che l’Iraq invadendo il Kuwait violò il diritto internazionale e pertanto fu responsabile di quella guerra, che comunque, aggiungo io, come quasi tutte le guerre, poteva essere evitata.
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La prima portaerei cinese

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Si chiamerà Shi Lang, in onore dell’ammiraglio cinese che conquistò Taiwan nel 1681, la prima portaerei della Repubblica Popolare Cinese. Ci vorrà ancora del tempo per vederla in mare, infatti la portaerei è ancora in cantiere nel porto di Dalian, è un ex unità sovietica (classe Kuznetsov), acquistata dall’Ucraina nel 1998 da una società di Hong Kong, che avrebbe dovuto convertirla in un casinò, per poi, invece, venderla 2 anni dopo alla Marina cinese. La notizia dell’allestimento della portaerei è stata confermata dalle autorità cinesi solo da poche settimane, ed ha allarmato gli USA ed in particolare i paesi confinanti con la Cina preoccupati difatti delle ambizioni navali di Pechino. Negli ultimi mesi si sono accese tensioni tra la Cina ed alcuni Stati della regione proprio su questioni marittime. Il Vietnam ha accusato la Cina di aver violato il proprio spazio marittimo nel maggio scorso (con cui vi è tensione per il controllo delle isole Pacel, ricche di idrocarburi), le Filippine hanno criticato il progetto cinese di costruire impianti petroliferi nelle zone di mare contese (isole Spratly), inoltre questa nuova unità navale permetterebbe il rapido spostamento nel Mar Cinese Meridionale di aerei da combattimento, uno strumento di pressione inquietante per molti paesi del sud-est asiatico.
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