Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Cultura

Il rosso e il nero della comunicazione

Il rosso e il nero della comunicazione

Autore: Stefano Angelo
Editore: edida; 2 edizione (1 febbraio 2012)
http://www.amazon.it/rosso-nero-della-comunicazione-ebook/dp/B0074L8VCC

Sinossi
Il rosso e il nero della comunicazione è una raccolta di riflessioni sulla circolazione delle informazioni, in termini di distribuzione del sapere pubblicamente condiviso, che avviene attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Riflessioni che si sviluppano intorno a vari temi, dalla natura intrinseca della comunicazione mediata, ai suoi interpreti/attori, alle mutazioni in corso, senza perdere di vista le interconnessioni tra sistema informativo, sistema democratico e sistema di mercato.
In una precedente versione cartacea di questo testo mi limitavo a dire che “ci sono relazioni forti tra tecniche di scrittura ed effetti e la cosa più importante resta la capacità di discernimento del giornalista”. E affermavo: “bisogna sempre saper distinguere quando sia opportuno abbandonarsi ai piaceri di uno stile new journalism e quando, invece, si debba rigidamente rimanere ancorati ai criteri dell’obiettività”.
Oggi mi chiedo: e il supporto? Questi nuovi media che consentono di distribuire notizie che non sono più categorizzabili in maniera tradizionale e che oltre a essere multi-piattaforma sono geneticamente ibride, che tipo di impatto producono?
Questo ebook, nato dall’esperienza giornalistica dell’autore, cercherà di approfondire il controverso tema degli effetti cognitivi dei mass media combinando l’esposizione delle principali teorie scientifiche con il racconto di episodi storici rilevanti per dimostrare come certi vizi vengano da lontano e siano figli dell’intricato rapporto esistente tra sistema politico e “Quarto potere”.
Un secondo obiettivo è insinuare il dubbio sullo strapotere della televisione, accusata di essere, da sempre, la fonte di tutti i mali. La tesi sostenuta è che la televisione sia un “semplice” catalizzatore di mode e che i veri problemi abbiano ben altra fonte. L’avvento di Internet e dei social network ha estremamente ridotto l’importanza del “Quinto potere” e ha dimostrato come sia possibile, oggi, accedere a una pluralità di fonti e organizzare opinioni pubbliche su un’agenda di temi non più “imposta istituzionalmente” attraverso i canali classici di distribuzione delle informazioni.
La fluidità e la trasversalità del web stanno modificando le democrazie e il concetto di cittadinanza. Viviamo un momento storico eccezionale e la “Primavera araba” ne è un esempio straordinario. Le forme di partecipazione stanno cambiando e il démos sta trovando nel web una nuova piattaforma sulla quale organizzarsi, apprendere, entrare in contatto con le diverse realtà e con gli altri. Altro che schiavi della tv!
In conclusione, questo saggio vuole dare il proprio contributo all’eterno dibattito sul potere dei media e sul concetto di post-democrazia. In più lascia aperto un canale di comunicazione tra lettore e autore per approfondire questa discussione online. Questo ebook non dà certezze, ma vuole essere un pre-testo per dare il via a nuove riflessioni su questioni che sono estremamente dinamiche e affascinanti.
(potete trovare la prefazione completa sul sito www.prosaepoesia.net)

CORSO DI GEOPOLITICA – XIII edizione

CORSO DI GEOPOLITICA – XIII edizione
Firenze – Circolo “Vie Nuove”
La geopolitica oltre gli Stati:
I protagonisti reali e virtuali della globalizzazione
6 Febbraio – 26 Marzo 2012
CORSO DI GEOPOLITICA – XIII edizione
(vedi il Programma)

La geopolitica oltre gli Stati:
I protagonisti reali e virtuali della globalizzazione

6 Febbraio – 26 Marzo 2012

in collaborazione con
Forum per i Problemi della pace e della guerra
www.onlineforum.it

info: http://www.vienuove.it/corso_di_geoplitica__xiii_edizi.html

RI suggerisce “Gandhi, il risveglio degli umiliati”. Autore Jacques Attali, Editore Fazi 2011. Commento di Francesco Della Lunga

Per quale ragione dovremmo tornare a leggere Gandhi e la sua azione politica e spirituale? Forse perché anche nell’era contemporanea potremmo avere bisogno di un Gandhi, o anche una piccola parte di quello che questo piccolo ma grandissimo uomo seppe fare. Ma forse anche perché il percorso del più famoso padre dell’indipendenza indiana fu commovente ed allo stesso tempo spettacolare. Per chi abbia interesse a conoscere le linee portanti del suo pensiero o rileggerlo in chiave più critica si possono suggerire due letture di base con due volumi di facile reperibilità sugli scaffali delle principali librerie. Il primo, un volumetto dell’Einaudi, dal titolo “Antiche come le montagne”, racchiude le principali massime e citazioni del suo pensiero. Il secondo invece, dal titolo “Gandhi, Il risveglio degli umiliati” ci permette di ripercorrere la vita, la lotta politica e spirituale di una delle personalità più illustri di tutto il Novecento ovvero del Mahatma Gandhi, colui i cui “pensieri, parole, azioni sono in totale armonia”.
Un invito a leggere ed a scoprire o riscoprire questa grandissima personalità la cui vita irripetibile si intreccia fra la sua personale ricerca della spiritualità vista come un percorso che ogni indiano (ma anche ogni essere umano) avrebbe dovuto fare, la ricerca della Verità come unico metodo per arrivare vicini a Dio, l’affermazione della consapevolezza come mezzo per gli umili per affermarsi in un mondo in cui la disparità sociale era stratificata. La Verità e le forme assolutamente originali con le quali Gandhi l’avrebbe espressa sarebbe stata poi la base ed il mezzo per il perseguimento di un grande obiettivo politico, l’Indipendenza, che l’India stava maturando e che avrebbe concretizzato proprio grazie all’azione politica di Gandhi. Preparazione spirituale prima, presa di coscienza dell’importanza della nazione indiana nella Storia e della sua ineluttabilità verso l’indipendenza, azione politica conseguente. Gli strumenti principali di questa azione, già sperimentata con un certo successo in Sudafrica, sarebbe sfociata nell’azione “non violenta” (o ahimsa) spinta fino alle estreme conseguenze, fino al ribaltamento della dicotomia non violenza/violenza ed al suo ribaltamento e quindi con l’affermazione della forza della non violenza rispetto alla violenza pura. La “non violenza”, a seconda della finalità, avrebbe potuto sprigionarsi con la ribellione alle decisioni dell’autorità inglese, i digiuni di massa, la non collaborazione, il boicottaggio delle merci occidentali. Sulle merci quali espressione del mondo occidentale Gandhi nutrì sempre una forma di rifiuto e diffidenza perché da un lato le riteneva lontane dalla cultura della popolazione indiana, dall’altro perché ritenute strumenti di un mondo che avrebbe condannato la nazione alla dipendenza dallo straniero.
Gandhi percepisce forse per primo fra i leader di fine Ottocento l’importanza della comunicazione politica, da qui la fondazione di giornali attraverso i quali far conoscere il proprio pensiero (ad esempio la testata denominata Harijan, figli di Dio, termine con il quale Gandhi chiamava i Dalit) , la potenza simbolica di concetti chiave come “ahimsa” o “nonviolenza”, oppure la resistenza passiva, lo sciopero della fame o satyagraha, il boicottaggio, ma anche un’azione sociale e politica che fece di lui una delle persone più affascinanti e di grande ascendente presso i circa 400 milioni di indiani del tempo.
Eppure, nonostante la Non Violenza e Verità, resistenza passiva e boicottaggio, digiuni e non collaborazione Gandhi non sarebbe riuscito a sconfiggere direttamente con la sua azione l’impero Britannico. Le cause dell’abbandono dell’India, come anche per le altre colonie inglesi sparse per il mondo, sarebbero state da attribuire in larga parte dallo sforzo condotto durante il secondo conflitto mondiale dal quale la Gran Bretagna, pur vittoriosa nella guerra, avrebbe dovuto abbandonare il suo ruolo di potenza mondiale nonostante l’ostinazione di Churchill che espresse il suo scetticismo verso la concessione di forme di indipendenza anche tenui e di cui si ricorda una celebre battuta con la quale sostenne di “non essere diventato Primo Ministro per mettere in liquidazione l’Impero Britannico”. Gandhi visse spesso questi insuccessi anche con frustrazione, comprendendo che gli indiani non erano, nonostante tutto, ancora pronti ad abbracciare la Non Violenza e la Verità. La Violenza, che Gandhi avrebbe combattuto fino alla fine e per colpa della quale sarebbe caduto, non sarebbe stata estirpata dalla sua azione politica. Ma anche il suo messaggio non sarebbe stato compreso a pieno dagli indiani. La sua lotta in favore degli intoccabili o a favore degli ultimi della terra, il suo desiderio di riunire, in continuità con il lascito dell’Impero Britannico Hindu e Musulmani, non sarebbe stato compreso. Gandhi morì nel 1948 dopo che la violenza religiosa ed interetnica aveva preso il sopravvento, già durante l’epilogo della Seconda Guerra Mondiale ed esplosa dopo l’abbandono dell’India da parte della Corona Britannica. Sarebbe morto per mano di un Musulmano (Nathuram Godse), comunità verso la quale Gandhi avrebbe espresso sempre il suo più totale ed incondizionato sostegno.
L’autore, dopo aver ripercorso efficacemente i punti principali della vicenda politica e spirituale del Mahatma, prova a tracciare un bilancio alla luce anche dello sviluppo che l’India ha avuto in questi anni. Intanto fa un sunto del suo pensiero affermando che “senza dubbio, l’aspetto più affascinante ed importante di Gandhi” riguardava il fatto che “per cambiare il mondo, bisogna cambiare se stessi ed avere come più alta ambizione, modesta ed orgogliosa al tempo stesso, quella di dominare la propria violenza, i propri desideri, la propria sessualità, i propri sentimenti, per liberarsi di qualsiasi traccia di bestialità; poi con l’aiuto delle pratiche ascetiche e di meditazione, ottenere un potere su di se rinunciando al potere sulle cose; infine, e solamente infine, mettere questo potere al servizio di un ideale di un’estrema esigenza, facendone dono agli altri”. “Gandhi sapeva, per esperienza, che ogni uomo, lui compreso, poteva diventare un bruto, un mostro, un assassino. Che ciascuno aveva ed ha dentro di sé allo stesso tempo una bestialità smisurata ed una formidabile capacità di amore. Dunque si riconosceva il diritto di predicare solo ciò che lui stesso riusciva a mettere in pratica. Mentre tutti gli altri leader rivoluzionari si accontentavano di elaborare dei piani per cambiare il mondo dalla propria scrivania, lui non voleva imporre un “uomo nuovo”, ma voleva diventarlo lui stesso e convincere poi con il suo sacrificio. Preferiva dare l’esempio piuttosto che lezioni”.
Al di là degli strumenti da lui inventati ed utilizzati per la sua battaglia politica (in larga parte assai attuali anche nella nostra epoca, soprattutto il boicottaggio, strumento utilizzato con frequenza, fra gli altri, dai movimenti antiglobalizzatori mentre altri funamboli della politica, come l’italiano Pannella, attuano spesso digiuni per protestare contro leggi ritenute inique), al di là del raggiungimento dell’Indipendenza indiana, al di là anche dei fallimenti che avrebbe patito, rimane un messaggio di speranza del quale, anche gli scettici, sentono il bisogno.

Omaggio ad Antonio Cassese

Apprendiamo dalle colonne di Repubblica.it la notizia della morte del Prof. Antonio Cassese, uno dei più noti e stimati giuristi di diritto internazionale. Per un suo profilo si può vedere l’articolo pubblicato da Repubblica di oggi:

http://www.repubblica.it/persone/2011/10/22/news/cassese_morte-23672785/?ref=HREC2-2

Apprendiamo con grande dispiacere dalle colonne di Repubblica la notizia della morte del Prof. Cassese. Docente di Diritto Internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, è stato uno dei più noti e stimati studiosi di Diritto Internazionale. Anche a noi piace ricordarlo, non tanto per il fatto di essere stati degli amici o dei conoscenti, perché siamo stati dei semplici studenti di quella materia alla preparazione del Concorso Diplomatico, quanto per quello che rappresentava per noi, un mito del Diritto Internazionale, presidente del Tribunale Speciale per i crimini della ex Jugoslavia, fra il 1993 con i conflitto in corso ed il 1997. Noi avevamo incrociato il Professore, eravamo fra i tanti studenti che hanno sognato, anche per un po’, di lavorare negli ambiti delle carriere internazionali e Diritto Internazionale era una materia che aveva il suo fascino. A noi piace ricordarlo così, come figura “mitica”, “irraggiungibile”, di grande prestigio, figure che riescono ancora a far sognare un po’ gli studenti e a far amare le discipline di studio, grazie al semplice carisma personale.

Francesco Della Lunga e Roberto Di Ferdinando

Le parole che escludono

A cura di Roberto Di Ferdinando

Giuseppe Faso nel 2008 ha pubblicato il libro dal titolo “Lessico del razzismo democratico – Le parole che escludono”, edito da DeriveApprodi. Nel suo testo, Faso commenta articoli di giornali, servizi giornalistici, testi d legge, interventi di rappresentanti dello Stato, della Giustizia o di politici, evidenziando come oggigiorno molte parole o modalità linguistiche siano entrate nel linguaggio comune con un significato apparentemente neutro o perfino (dell’odiato) politicamente corretto ed invece abbiano un carico forte di discriminazione e di esclusione. Riporto di seguito alcuni esempi. Quando i telegiornali o la carta stampata riportano la notizia di reati commessi, è sempre riportata anche la nazionalità dell’autore del crimine, se questo non è italiano, invece la nazionalità è omessa quando la vittima dei reati non è un italiano, oppure se l’azione criminosa è commessa da un italiano ai danni di un suo connazionale. Ai fini della comunicazione della notizia del crimine, la specificazione della nazionalità del reo non aggiunge niente di più, se non il voler caricare il fatto di un gratuito e celato (non tanto celato) razzismo (loro contro noi).

Ancora, spesso gli organi di informazione definiscono i migranti che approdano sulle coste italiane con i barconi con il termine “disperati”. Questi migranti sono persone, che venendo da situazioni e condizioni di estrema povertà, e, forse, non possedendo più alcun bene materiale, hanno comunque la forza ed il prezioso bene di essere persone, di avere una propria ed unica ricchezza, in quanto individuo. Chi siamo noi per definire un’altra persona disperata?

La parola etnico è oggi di uso comune, dal libro di Faso: “Etnici sono diventati nei discorsi di senso comune i comportamenti diversi dai “nostri” (ma soprattutto i presunti tali), “etnie” (quando non “comunità”) sono definite le appartenenze nazionali […]Ma la tendenza a usare “etnico” è forte, e deriva dall’improponibilità del termine “razza” interdetto dopo Auschwitz. […] Screditato il termine (razza), per le nuove forme di razzismo ne era necessario un altro che permettesse la naturalizzazione delle identità storiche, sociali, culturali […] grazie all’uso disinvolto dei termini “etnia” e “cultura” il razzismo costruisce –universi più o meno separati, chiusi e incomunicabili- immediatamente identificati con gli individui che ne sarebbero portatori”. A completamento, ricordo che il termine razze fu inizialmente usato nell’Ottocento, per fini antropologici e sociali, per definire (classificare) culture diverse. Nel momento però in cui si determina una classifica si creano, all’interno di queste classifiche delle connotazioni (posizioni) di superiorità ed inferiorità.

Le leggi italiane 943/86 e 39/90 hanno introdotto il termine di extracomunitario, che è diventato d’uso da parte di tutti. Ovviamente il termine extra (fuori), ha un suo significato di esclusione, infatti se si definisce un fuori, ci deve essere un dentro più chiuso e connotato per cui più difficile per entrarvi a far parte. Il legislatore italiano, accortosi dell’effettiva forza escludente della parola ha posto rimedio con la legge 40/98 sull’immigrazione: “nelle prime righe della legge – scrive Faso – si avverte infatti che i cittadini appartenenti a Stati non membri della comunità europea verranno definiti Stranieri”. Sono passati 13 anni dall’entrata in vigore di quella legge, oggi le pubblicazioni ufficiali e gli organi di informazioni continuano ad usare esclusivamente il termine extracomunitario.

Un altro termine usato con una valenza discriminante ed ad escludere è “integrazione”. Scrive Faso in riferimento ad integrazione: “non se ne rendono conto i più, ma intendono “assimilazione. Come si dice “cultura” o “etnia” e s’intende “razza”, si dice “integrazione” e si intende “assimilazione”.[…] Non si parla mai di una società che si ricompone a un livello più complesso i suoi settori, e perciò si integra, ma l’immigrato è sempre l’oggetto di una integrazione in un ambito preesistente, di cui non si immagina una modificazione, un processo, quello sì, di inclusione”.

RDF

Voci contestate

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

E’ prossimo ad uscire in Spagna il Dizionario biografico, un’operazione editoriale di 50 tomi, finanziata dallo Stato con 6 milioni di euro, edita dalla Real Accademia di Storia, con presentazione del re Juan Carlos e della regina Sofia e della ministra dell’Educazione, Angeles Sinde, ma è già al centro di feroci polemiche. Infatti ,alcune voci contenute nel Dizionario, che si riferiscono al regime franchista, sono piuttosto imbarazzanti. Alcuni esempi: Francisco Franco? Dittatore? No, autoritario, abile stratega per aver criticato l’inizio della guerra in Vietnam (contro il volere del popolo che manifesta con la guerriglia, nessun esercito, neanche quello USA, può vincere). Ed ancora, la guerra di Spagna non fu guerra civile innescata da un golpe, ma una “crociata dell’esercito nazionale” contro il “nemico” (i repubblicani) sconfitto nella “guerra di liberazione”. Infine gli oppositori al regime di Franco? Antifascisti? No, “banditi e terroristi”. Giudizi e commenti storici poco attinenti ai fatti e che mettono in cattiva luce il prestigio dell’Accademia. L’edizione è già stata stampata e difficilmente gli errori potranno essere rimediati, solo nella versione on line sono state rimosse l voci contestate. Intanto la stampa spagnola ha individuato gli studiosi che hanno composto queste voci, quella dedicata a Franco è stata curata al medievista Luis Suarez Fernandez che presiede la Fondazione Francisco Franco ed è stato direttore generale del ministero dell’Educazione nazionale sul finire del periodo franchista.
RDF

Le bombe atomiche mai realizzate

Lo storico americano, Richard Rhodes, ha dedicato 4 libri per raccontare la storia degli ordigni nucleari, un tema non solo storico, ma sempre attuale ed in evoluzione.
(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

La voglia di lettura degli italiani

Da oggi Recinto Internazionale si avvale di nuovo amico per la pubblicazione di vignette satiriche. Sarà con noi infatti Rinaldo Santoro che cercherà di sdrammatizzare un po’ il contenuto dei nostri articoli, a volte un po’ pesanti. Ma ci intratterrà anche su altri temi, non solo collegati alle questioni internazionali.

Recinto Internazionale fonte bibliografica di tesi

Il nostro Recinto Internazionale è stato citato quale fonte “Risorse Internet” nella Bibliografia della tesi di laurea “IL DIAOLOGO FRA CHIESA CATTOLICA E ISLAM” discussa nel febbraio 2008 dalla neo dottoressa LINDA RUGI presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Firenze.

Ringraziamo la dottoressa per la citazione
(sotto le immagini del frontespizio della tesi e l’ultima pagina della bibliografia)

Notizie dal Mondo: le dieci librerie più belle

Internazionale n. 727/2008 riporta una curiosa quanto simpatica classifica delle dieci librerie più belle del mondo. Riportiamo per intero l’articolo, per gli amanti dei libri e dei viaggi.