Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Ecologia

Rischio soia

(Fonte: Io Donna – Corriere della Sera)

soia_paraguay_7Il mangime impiegato negli allevamenti italiani si compone per l’87% di soia;  soia importata anche dal Sud America. Infatti, negli ultimi anni è aumentata in maniera vorticosa la domanda di soia, anche per la produzione di biocarburante, tanto che nei paesi latinoamericani, principali produttori,  per far fronte a tale richiesta, che porta forti guadagni, si è determinato un cambiamento, o peggio, uno stravolgimento dell’ambiente naturale e sociale di ampie regioni. Una di queste è la Paranena in Paraguay. Infatti , qui la coltivazione di soia coinvolge la maggioranza dei campi. Non solo, in Paraguay l’85% dei terreni è di proprietà del 2,6% della popolazione, e questi pochi latifondisti hanno deciso di abbattere un milione di ettari di bosco atlantico per la monocoltura della soia che rappresenta in Paraguay il 12% del PIL. E ogni anno oltre il 9% del terreno paraguaiano è convertito alla coltura della soia.  Questa trasformazione dell’ambiente ha generato conseguenze anche in ambito sociale. Basti pensare che fino a dieci anni fa, per coltivare circa 500 ettari si rendeva necessario l’impiego di 50 famiglie che potevano vivere di questo lavoro. Oggi, lo stesso spazio, coltivato a soia, può essere curato da un solo campesino. Le campagne quindi si stanno spopolando, circa 9.000 famiglie di contadini all’anno, senza più terra da coltivare, migrano verso i centri urbani carichi di speranze che saranno deluse. Chi rimane nelle campagne ed ha la fortuna di avere il lavoro nei campi, non si salva però dalla contaminazione ambientale provocata dai potenti pesticidi impiegati nella regione di Paranena. Ad esempio si usa anche il glifosato, riconosciuto dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come “probabile cancerogeno”. Se non bastasse gran parte della soia coltivata in Brasile, Argentina e Paraguay, rispettivamente il 2°, 3° e 4° produttore al mondo di soia (primo in assoluto sono gli USA) è transgenica……
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La popolazione mondiale

0c87447aa69b5f191b97027c01cade11Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte: Corriere della Sera)

Max Galka è un blogger statunitense (Metrocosm) che ha realizzato una mappa del mondo in cui è riportata la densità abitativa della Terra. Attingendo ai dati forniti dalla NASA, che ha diviso il mondo in 30 milioni di quadrati, con lato di 5 km, Galka ha colorato di giallo le zone del pianeta che hanno più di 8 mila abitanti, invece nere risultano quelle meno popolate. La mappa conferma ciò che di fatto sappiamo di già: l’Asia (con la Cina ha un miliardo trecentosettantaquattromilioni e duecentoventimila  abitanti, l’India 1.252 miliardi) è il continente più popoloso, le città costiere cinesi e la regione del Gange (india) sono quelle che hanno la più alta concentrazione al mondo di abitanti. Ma secondo le stime nel 2100 la Terra avrà 11 miliardi di abitanti e metà della crescita sarà in Africa.

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Mai come nel nostro tempo l’uomo si è così allontanato dalla natura….

“[...] Mai come nel nostro tempo l’uomo si è così allontanato dalla natura, e questo è forse stato il più grande dei nostri errori. L’Occidente se ne è giusto reso conto e corre ai ripari; l’Asia, che ora pensa solo a diventare come l’occidente, sta facendo terra bruciata attorno alla sua gente. Ogni anno di più milioni e milioni di persone lasciano le loro abitazioni di legno, a pianoterra con un qualche gradino, per trasferirsi in miseri monolocali nei blocchi di cemento delle case popolari. Così dappertutto: dalla Cina a Giava, dal Nord del Giappone al Sud della Thailandia. Ogni anno migliaia e migliaia di chilometri quadrati di foresta vengono tagliati per la miope ingordigia di un immediato guadagno. [...]”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)

La Cina prende di mira il tempo (atmosferico)

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

pioggia - dell'orcoNon bastavano le scie chimiche, adesso i nostri cieli rischiano di essere presi di mira con cannoni e razzi carichi di ioduro d’argento. E’ la Cina ad aver scelto il nuovo obiettivo strategico: pianificare a tavolino le migliori condizioni atmosferiche per la propria economia. Sembra fantascienza, ma purtroppo è la realtà. Infatti, a Pechino esiste un “Centro di cambiamento del tempo dell’amministrazione meteorologica” che ha il compito di studiare e realizzare delle tecniche per intervenire sul tempo atmosferico. Il progetto per il momento ha ottenuto il finanziamento di 130 milioni di euro da parte del governo di Pechino da applicare nelle province del nord-est della Cina, e poi da espandere ad altre sei regioni, che garantisca piogge artificiali senza grandine. Il progetto ha avuto delle sperimentazioni positive nell’estate scorsa, quando nelle campagne del centro sud sono state disperse in cielo (“semina delle nuvole”) sostanze in grado di coagulare le molecole d’acqua in modo da creare gocce piovane. L’operazione è stata eseguita utilizzando 15.987 colpi di artiglieria e 727 razzi carichi di ioduro d’argento, in alcuni casi queste bombe “atmosferiche” sono state sganciate da veri e propri aerei bombardieri. Gli esperimenti della semina delle nuvole stanno andando avanti da oltre dieci anni, basti pensare che dal 2002 al 2011 in Cina sono state addensate artificialmente nuvole che hanno indotto 500 miliardi di tonnellate di pioggia ed i prossimi obiettivi da raggiungere per la Cina parlano di 60 miliardi di tonnellate di pioggia senza grandine, da bagnare 540 mila miliardi di metri quadrati. Poco note, invece, le conseguenze sulla salute delle persone, animali e terreno, dovute a questi bombardamenti, infatti lo ioduro d’argento è tossico, sebbene gli scienziati cinesi rivelino che un proiettile della pioggia contiene un solo grammo di ioduro ed un razzo tra gli 8 ed i 15 grammi.
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Il futuro del Pianeta è vegetariano

(fonte: La Stampa), testo di Roberto Di Ferdinando

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immagine tratta da: laleggivendola.blogspot.com

Sembra che il futuro della Terra, se si vuole che questo sia eco-sostenibile, dovrà essere indirizzato ad una cultura vegetariana, sicuramente nelle scelte alimentari.
La settimana scorsa il quotidiano La Stampa ha rilanciato un articolo del settimanale Nesweek in cui si denuncia che per produrre una caloria di cibo vegetariano (processo dalla produzione alla consumazione) si utilizzano dieci barili di petrolio, tantissimi. Ma aspettate, sapete quanti ne occorrono, invece, per produrre una caloria di cibo animale? Risposta: cento barili (100 barili) di petrolio! Ma non basta, infatti, per produrre 5 kg di carne occorre tanta acqua quanta ne consuma in un anno una famiglia media statunitense. Sulla base di questi dati, considerato anche l’elevato consumo di carni in Occidente, non è possibile credere che tale modalità alimentare possa essere eco-sostenibile per il Pianeta.
Colin Campbell, geologo inglese, collaboratore di aziende che operano nel settore dell’estrazione del petrolio, ritiene che l’attuale consumo eccessivo di petrolio sia dovuto agli allevamenti intensivi di bestiame, e che stiamo già intaccando le riserve energetiche del futuro per produrre cibo, in particolare di carne. L’economista Jeremy Rifkin afferma che sulla Terra ci sono 6,5 miliardi di persone, ma solo 1/5 si alimenta adeguatamente (in senso di quantità), mentre il 26% del pianeta è invaso dagli allevamenti di animali, che ogni anno producono 1.5000 miliardi di deiezioni che a loro volta causano l’emissione del 18% dei gas serra (gli scarichi dei veicoli ne producono il 14%!!!). Per tutti questi allevamenti occorre un grande impiego di energia (acqua e petrolio), cereali e terreno (l’88% delle terre disboscate della foresta Amazzonica sono state destinate ad allevamento di bestiame).
E in Italia? Nel nostro paese ogni anno vanno al macello 24 milioni di grandi animali (mucche, maiali, cavalli, capre, pecore), 29 milioni di conigli, 500 milioni di galline, polli e tacchini e 2 milioni di pesci e crostacei (1,2 milioni di animali al giorno). Eppure in Italia il 4,9% della popolazione è vegetariana (dati Eurispes) contro il 3,5% della media Europea, ed in Italia l’1,1% è vegana (non assumono neanche i derivati animali, quali latte, burro, uova…).
L’Italia è anche la patria della dieta mediterranea, in cui il consumo di carne è limitato, ed a cui il prof. Gianni Tamino, biologo dell’Università di Pavia, chiede di ritornare, infatti, intervistato da La Stampa, dichiara: “sia per il dispendio di acqua sia per quello di petrolio la nostra agricoltura, i nostri metodi di allevamento di animali oggi non sono più sostenibili. […] Noi usiamo come mangimi per animali dei cereali, che possono essere cibo per gli esseri umani. Se riduciamo il consumo di carne, e quindi di mangimi, quei cereali possono sfamare chi adesso rischia di morire di fame. […] Oggi abbiamo il cibo per sfamare il doppio delle persone che vivono sul pianeta, ma lo usiamo per gli allevamenti.”
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