Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Europa

La crisi in Crimea e la politica internazionale

bandiera ucrainaPolitica internazionale e realpolitik nella crisi Ucraina

In questi giorni la crisi in Crimea sembra aver preso una strada decisiva verso l’annessione di questo lembo di terra fino ai ieri ucraina alla Russia. Il referendum delle scorse ore ha sancito in maniera decisiva questo passaggio che è stato prontamente accolto da Putin. I prossimi mesi ci diranno se questo passaggio diverrà irreversibile. La situazione in Crimea ha offerto la possibilità, agli interessati di questioni internazionali, di ricordare come agiscono le potenze, al di là dei dettati del moderno diritto internazionale. Interessante, a questo proposito, è un’intervista pubblicata oggi da Repubblica all’esperto di storia diplomatica Andrew Bacevich, docente all’Università di Boston. Secondo Bacevich le proteste degli USA e dell’Unione Europea, al di là delle sanzioni proclamate, non saranno particolarmente efficaci. L’annuncio delle sanzioni sono il minimo che l’Occidente poteva offrire all’Ucraina ed alle proprie opinioni pubbliche, peraltro assai disinteressate in un periodo di crisi economica come l’attuale. E d’altra parte i governi europei e lo stesso Obama, al di là delle dichiarazioni ufficiali, sembrano poco propensi ad avventurarsi in un teatro, come quello russo, che storicamente non è mai stato in cima all’agenda politica se non, appunto, nell’Ottocento. In realtà, la Russia ha troppi interessi nella regione per rinunciare alla Crimea, oltre alla volontà di mantenere un certo atteggiamento di rinata potenza mondiale. Ed anche gli europei e gli Stati Uniti non hanno grandi interessi a forzare troppo la mano: gli ex paesi comunisti che erano sotto il controllo dell’ex Urss oggi sono tutti saldamente nel campo occidentale, alcuni già da tempo dentro l’UE e dentro la NATO. Quindi, rispetto ai tempi della Guerra Fredda, l’Occidente ha già abbondantemente vinto la sua guerra. Secondo Bacevich la Russia oggi fa la voce grossa per mantenere legato al proprio territorio appena il 5% dei paesi che un tempo erano la “cintura di sicurezza” da utilizzare in caso di aggressione occidentale. Le sanzioni comunque, a dispetto di quanto avvenuto anche nel recente passato (Iran dopo il golpe di Khomeini, Iraq di Saddam Hussein dopo l’aggressione al Kuwait tanto per citare i casi più recenti e clamorosi) ed in un passato molto prossimo (per citare il nostro paese, ricordate le sanzioni inflitte all’Italia dalla Società delle Nazioni dopo l’aggressione all’Etiopia nel 1936?) potrebbero anche funzionare visto che oggi, rispetto ai casi citati, esiste un intreccio inestricabile di investimenti (soprattutto in titoli da parte degli investitori istituzionali) che, se bloccati, potrebbero realmente danneggiare Mosca. Intanto, oltre alle già citate sanzioni, oggi Washington afferma che la Russia uscirà dal G8. I prossimi mesi ci racconteranno gli sviluppi della crisi che ha, non dimentichiamolo, una seconda crisi passata in sottofondo ma non meno legata, quella siriana.

Francesco Della Lungabandiera ucraina

dal 22 febbraio – Associazione In.stabil.mente con il patrocinio di Scandicci Cultura presenta: L’Europa che vorrei

Associazione In.stabil.mente con il patrocinio di Scandicci Cultura
presenta

L’Europa che vorrei

Un ciclo di cinque incontri fino a Maggio 2014
Teatro della Compagnia – Pieve di S.Alessandro a Giogoli – Scandicci (FI).

Europa_che_vorrei_banner.JPGA conclusione dell’Anno Europeo dei Cittadini e in vista delle elezioni Europee 2014 l’Associazione Instabilmente propone un ciclo di incontri informativi per conoscere più da vicino l’Europa e le sue istituzioni internazionali e familiarizzare con alcuni aspetti controversi della nostra appartenenza all’Unione, a partire dai più grandi interrogativi che l’attualità ci pone. Il ciclo di appuntamenti, in continuità con la prima edizione del 2013, vuol contribuire a una narrazione del volto umano e più autentico dell’Europa, quello della Generazione Erasmus, quello delle numerose opportunità culturali e progettuali che si possono aprire valorizzando il grande patrimonio comune di ricchezza nella diversità.
Il primo appuntamento, dal titolo “Diario Europeo” è per Sabato 22 Febbraio alle 18.00 ed è dedicato ai principali capitoli della nostra storia. Dalle confessioni di Altiero Spinelli agli Stati Uniti d’Europa, passando per il Parlamento Europeo. Su cosa si basa la costruzione dell’Unione Europea come la conosciamo oggi? Possiamo fare a meno dell’Euro? E degli immigrati? Come viene comunicata l’Europa in Italia? Una riflessione tra storia e attualità, tra nobili ideali e sfide quotidiane attorno all’idea di Europa, con Piervirgilio Dastoli, Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Federalista Europeo (allievo di Altiero Spinelli), Samuele Pii, consulente politico e Andrea Maresi, Responsabile comunicazione del Parlamento Europeo in Italia. Modera Eliana Capretti, giornalista free lance. Letture sceniche da brani di Altiero Spinelli a cura di Alessio Venturini, attore e regista.
Gli appuntamenti successivi sono: sabato 1 Marzo attorno al tema della cittadinanza Europea e l’uomo planetario, a partire dalla prospettiva di Ernesto Balducci, in collaborazione con la Rivista “Testimonianze”. Sabato 29 Marzo è la volta di indagare il legame che c’è, tanto esile, quanto necessario, tra politica e felicità, con Niccolò Rinaldi, Eurodeputato ALDE, Francesco Cappè (Fondazione Garage Erasmus) e Alessio Morganti, Esperto Fondi Comunitari. Segue un approfondimento poetico e filosofico con Elena Laurenzi sulla figura di Maria Zambrano (sabato 26 Aprile) e la presentazione di alcune esperienze internazionali di comunità che cercano di tenere unite dimensione locale e globale (giovedì 8 maggio).
Il ciclo di incontri è organizzato in collaborazione con una rete di associazioni e di realtà fiorentine sensibili ai temi trattati, tra cui Ass. AzzeroKM, Ass. Società per le idee, Comunità Ebraica di Firenze, Reggio Emilia Terzo Mondo, Gioventù e Movimento Federalista Europea, Fondazione Garage Erasmus, Rivista Testimonianze. L’associazione Instabilmente sta portando avanti, inoltre, la campagna di raccolta fondi “un mattone per Giogoli” per sostenere le spese di restauro di alcuni ambienti dell’antica Pieve, sulle colline di Scandicci. Alla fine di ogni incontro segue un aperitivo a buffet con i prodotti tipici della tradizione locale dei vari paesi d’Europa, il cui ricavato contribuisce a questa finalità. Per info e prenotazioni: Associazione In.stabil.mente – Tel. 347.8274254 – 339.3067125 info@instabilmente.org Via di S.Alessandro a Giogoli, 1 – 50018 – Scandicci (FI).

 

Dal 13 febbraio al 31 marzo – Firenze: CORSO DI GEOPOLITICA. UNA TURCHIA, DUE TURCHIE, TANTE TURCHIE

CORSO DI GEOPOLITICA. UNA TURCHIA, DUE TURCHIE, TANTE TURCHIE

DAL 13 FEBBRAIO AL 31 MARZO 2014 – CIRCOLO VIE NUOVE – FI

1358240a6c06c2712800fab81a6ea073_w440_h300_scGiovedì 13 Febbraio 2014 , alle ore 21, con la tavola rotonda ” Un ruolo strategico tra Europa e Asia “, si apre la XV edizione del corso di geopolitica, “Una Turchia, due Turchie, tante Turchie”, curato dal circolo vie nuove in collaborazione con il Forum per i problemi della Pace e della guerra, quest’anno dedicato al l’universo turco. Alla tavola rotonda d’esordio (ad ingresso libero) parteciperanno Fabio Luigi Grassi ( saggista, docente di Storia della Turchia contemporanea e ricercatore presso l’Università “La Sapienza” di Roma”) ; Carlo Marsili, ex ambasciatore d’Italia in Turchia; Alberto Toscano, giornalista e politologo, membro della commissione istituita dal ministero francese dell’Educazione nazionale per la riforma dell’insegnamento delle lingue (2011-2012).

Anche per questa nuova edizione il coordinamento scientifico del corso è stato curato dal Prof. Gian Paolo Calchi Novati, che presiederà anche all’incontro del 13 febbraio quale coordinatore.

Il corso Una Turchia, due Turchie, tante Turchie, che vedrà la partecipazione di giornalisti, docenti universitari e addetti ai lavori, tra i massimi esperti e conoscitori della dimensione turca; oltre che dellì’attrice Serra Yilmaz, che insieme alla Prof.ssa A. Saracgil, terrà un incontro dedicato alla città di istanbul (24/03);proseguirà, con un appuntamento ogni settimana, il lunedì sera alle ore 21.10, presso il circolo vie nuove in viale Giannotti, 13 a Firenze, fino al prossimo 31 marzo 2014 .
(Serra Yilmaz sarà a Firenze nella seconda metà di Marzo 2014 per replicare
presso il Teatro di Rifredi lo spettacolo “L’ultimo Harem” per il cartellone di Pupi e Fresedde).
Contestualmente, per quattro mercoledì sera, il circolo vie nuove ospiterà anche una mini rassegna dedicata al cinema turco con ingresso gratuito per gli iscritti al corso)

In breve, gli incontri previsti per il mese di Febbraio 2014

Giovedì 13 febbraio 2014
Un ruolo strategico fra Europa e Asia
tavola rotonda con Fabio Luigi Grassi, Carlo Marsili , Alberto Toscano.
coordinatore Gian Paolo Calchi Novati (Ingresso libero)
L’ingresso della Turchia nell’Europa di Bruxelles sembra accantonato o molto ritardato ma ciò non riduce l’importanza di questa potenza “emergente” nel sistema eurasiatico e internazionale. Il neo-ottomanesimo elaborato dal partito islamico al potere doveva escludere ogni criticità con i paesi vicini ma gli sviluppi delle Primavere arabe, lo scontro sunniti-sciiti che divide il Medio Oriente anche per effetto della guerra in Siria, il difficile rapporto con Israele e, naturalmente, i contraccolpi di un progetto che sta a mezza strada fra islamizzazione e occidentalizzazione rendono il quadro nello stesso tempo esaltante e preoccupante.

Lunedì 17 febbraio 2014.
La lunga marcia di un popolo e di una nazione che è stata un impero
Giorgio Del Zanna

Partendo dall’Asia più remota, i turchi sono approdati al Mediterraneo costituendo uno Stato che ha dominato per tre secoli un territorio articolato su tre continenti. Istanbul, la Bisanzio e Costantinopoli storica, è diventata addirittura la capitale del Califfato. L’Impero Ottomano è crollato vittima delle sue contraddizioni e degli eventi bellici. Mustafa Kemal Atatürk ha fondato negli anni Venti del Novecento uno Stato nuovo, su una base fortemente nazionalista, de-islamizzato e de-arabizzato, prendendo a prestito i principi istituzionali dall’Europa. Nel secondo dopoguerra la Turchia, che è entrata a far parte del Patto atlantico ma non della Comunità europea, ha conosciuto una serie di crisi costituzionali in cui spesso l’esercito ha imposto il suo “diritto” d’intervento come custode dell’eredità kemalista. Dal 2002 il governo è saldamente nelle mani del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp), a vocazione islamica.

Lunedì 24 febbraio 2014
Lo Stato nazionale e le questioni armena e curda
Alessandro Michelucci e Antonia Arslan**

La rivoluzione kemalista ha omologato la composizione dello Stato a prezzo in corso d’opera di una guerra contro la Grecia e i greci. L’ottomanesimo e lo stesso panturanesimo hanno lasciato il posto a una vocazione dominata dal nazionalismo turco. Minoranze ingenti come quelle curda, armena e assira si sono trovate spiazzate, perseguitate e discriminate a vari livelli. Il massacro degli armeni risale al periodo fra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della Prima guerra mondiale ed è considerato il primo genocidio del Novecento: è ancora causa di giudizi contrastanti in Turchia e nel mondo, dove la diaspora armena è molto attiva anche nel difendere la memoria. È sempre in bilico il rapporto fra turchi e curdi, un popolo di frontiera in cerca di una patria presente con statuti diversi anche in Iraq, Iran e Siria.

Lunedì 3 marzo 2014
Gli islamici al potere fra rivoluzione e restaurazione
Marta Ottaviani**

La Turchia moderna è nata con l’impronta secolarizzata voluta da Mustafa Kemal Atatürk. Nel Duemila, tuttavia, la tradizione islamica ha ripreso il centro della scena con le ripetute vittorie elettorali del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp). Il velo è tornato a essere legale ed è ormai molto diffuso. Ci sono o saranno conseguenze sui diritti civili ormai parte integrante della società turca? Si è riaperta la scissione fra città e mondo rurale? Con le riforme dell’Akp i militari hanno perso la loro egemonia e in teoria la politica è sovrana e con essa la volontà popolare che si esprime nel voto. La gestione economica, con un boom di cui nessuno è in grado di valutare la consistenza reale e la durata, ha creato ricchezza ma potrebbe incidere sulla coesione sociale.

(testo tratto da: www.informacitta.net)

Circolo Vie Nuove – viale Giannotti 13 – Firenze FI
CONTATTI
055.6800165

12 e 13 dicembre 2013 – Congresso internazionale: “La democrazia in Europa: due secoli di dibattito politico”

12 e 13 dicembre 2013

Congresso internazionale: “La democrazia in Europa: due secoli di dibattito politico”

In memoria del Prof. Salvo Mastellone

ore 10,30 il 12 dicembre e ore 10 il 13 dicembre

Dipartimento SAGAS, Aula Magna, via S. Gallo, 10 Firenze; il 13 dicembre ore 15 Sala degli Affreschi, Consiglio Regione Toscana, Via Cavour, 4 Firenze

Organizzazione: Università di Firenze Dipartimento SAGAS (Storia, Archeologia, Geografia, Arte, Spettacolo), Università di Perugia, Ass. italiana degli storici delle dottrine politiche, European Society for the history of Political Thought

Per saperne di più: http://www.sagas.unifi.it/upload/sub/documentazione/democrazia-europea–4–3.pdf

Lo shale gas, nuova frontiera delle risorse energetiche e nuove preoccupazioni ambientali

Foto tratta da: www.greenstyle.it

Foto tratta da: www.greenstyle.it

Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte: Avvenire)

Lo shale gas, o scisto (si legga: http://www.recintointernazionale.it/2011/12/il-gas-di-scisto/) è il gas intrappolato nelle rocce di argilla, che le nuove tecnologie permettono adesso di estrarre, a costi relativamente bassi, a profondità di oltre tre chilometri. L’estrazione avviene, a tali profondità e condizioni, anche per il petrolio.
Secondo le rivelazioni di Pira, la società di consulenza in ambito di energie, lo sfruttamento di tali “nuove” risorse e giacimenti, nel 2014 permetterà agli USA di diventare il primo produttore di idrocarburi al mondo, superando l’Arabia Saudita, fino ad oggi considerata il serbatoio energetico del mondo, e lasciando alla Cina il primato del paese importatore di petrolio greggio. Uno sconvolgimento nel panorama geopolitico e non solo.
Gli USA diventeranno così autonomi riguardo l’approvvigionamento energetico, e non a caso il loro interesse nelle questioni Medio Orientali (dove si concentrano le maggiori risorse di petrolio) si è negli ultimi tempi ridotto. Anche se è vero che l’economia (e quindi anche la politica) a stelle e strisce ha interesse che non vi siano situazioni di crisi economiche e politiche a livello internazionale, mantenendo così e comunque un occhio attento a questa regione, ma si riduce notevolmente, anche come arma di pressione, il tema del petrolio del golfo arabo (si veda anche: http://www.recintointernazionale.it/2013/04/gli-usa-si-sganciano-dal-medio-oriente/)
Inoltre, negli Stati Uniti già oggi l’energia costa poco per fini industriali, se poi gli USA potranno accedere agli enormi giacimenti di gas scisto, diventeranno sempre più attraenti, tanto che sarà più vantaggioso per le industrie petrolchimiche anche europee delocalizzare in America.
Gli USA hanno un ulteriore vantaggio, infatti la normativa federale al momento non limita la sperimentazione e l’estrazione dello shale gas, mentre in Europa tale ricerca ed attività è tutt’ora limitata. Infatti, l’estrazione di questo gas avviene tramite il fracking, una tecnica per spaccare gli scisti di argilla e liberare il gas dal sottosuolo. Una tecnica molto invasiva che richiede il pompaggio di gas che, non è stato ancora dimostrato, una volta liberati potrebbero inquinare le falde acquifere. Il Parlamento europeo nel 2012 ha approvato delle mozioni in cui si chiede una legislazione stringente in materia di shale gas. Nello scorso ottobre la stessa istituzione comunitaria ha esteso l’obbligo di valutare le conseguenze sul territorio anche agli idrocarburi non convenzionali. Ma contro questa “prudenza” comunitaria si stanno schierando i paesi dell’est europeo, che siedono su enormi giacimenti di shale gas, ed hanno trovato nella Gran Bretagna un buon alleato; infatti, il premier Cameron in estate si è espresso così:”non possiamo perdere l’occasione del fracking.” Lo shale gas rischia di entrare in Europa da Londra.
RDF

L’indignazione dei pinocchi

Testo di Roberto Di Ferdinando
pinocchioCome previsto lo “scandalo” del Datagate si sta sgonfiando, anche perché le ultime rivelazioni hanno dimostrato che tutti spiavano tutti. I “Cinque Occhi” (Five Eyes) è l’accordo che USA e Gran Bretagna stipularono alla fine della Seconda Guerra Mondiale per non spiarsi tra di loro; accordo poi esteso ad Australia, Canada e Nuova Zelanda, prevedendo anche la collaborazione di intelligence e la decriptazione di messaggi. Poi è stato reso noto (fonte Le Monde) che i servizi segreti italiani, israeliani, francesi e svedesi hanno collaborato con la Cia e la NSA, sulla base di un patto segreto di amicizia con Washington, per fornire informazioni e supporto nella registrazione e analisi di informazioni e comunicazioni. Infine, è venuto fuori che i servizi segreti spagnoli, francesi, svedesi e i “puri” tedeschi, coordinati da quelli britannici, spiavano le comunicazioni in vari paesi europei e non. Quindi, sembra proprio succedere che se tutti spiano, nessuno spia…

RDF

Estate 1943, l’Italia è allo sbando: aneddoti dal libro “Una Repubblica senza patria”

Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte Corriere della Sera)

Armistizio-1943-Castellano-Eisenhower-CassibileNei giorni scorsi è stato presentato alla stampa ed al pubblico il libro “Una Repubblica senza patria” scritto da Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano, edito da Mondadori.
Gli autori, partendo dal secondo conflitto mondiale, raccontano e commentano i momenti salienti della nostra Italia repubblicana. Sangiuliano, che cura la prima parte del libro, cioè dalla guerra agli anni ’60, riporta alcuni aneddoti del periodo bellico che, seppur semplici, possono rendere ben chiara l’idea di come l’Italia si sia ritrovata ad essere governata da una classe dirigente non sempre all’altezza. Di seguito, virgolettati, alcuni passaggi del libro pubblicati dal Corriere della Sera di ieri, che ha dedicato un articolo alla presentazione del libro.
LIBRO-FELTRI-SANGIULIANO-400x613Estate 1943, da alcune settimane il Gran Consiglio aveva costretto alle dimissioni Mussolini, gli Alleati erano sul territorio italico, i Savoia erano prossimi ad abbandonare Roma e la guerra per l’Italia continuava, sebbene il paese non sapesse più chi fossero i veri nemici. In questo clima di grande incertezza e di approssimazione, i servizi segreti militari statunitensi iniziano a muoversi a Roma per prendere contatto con i militari e i governanti italiani per sondare il terreno per una resa o una non belligeranza e per concordare con le autorità italiane fedeli al re un aviosbarco e la difesa della capitale. Al momento di giungere a Roma i due agenti si trovano dinanzi a questa scena: “il comandante della difesa di Roma, il generale Carboni, è a una festa; Badoglio dorme e ha dato l’ordine di non essere svegliato; il generale Ambrosio è a Torino per un trasloco; Roatta e a cena. I due ufficiali alleati vengono intrattenuti da un colonnello che non conosce l’inglese e li tratta da turisti. Il meglio che gli riesce di fare è condurli in un lussuoso ristorante”.
Ancora dall’articolo del Corsera: “il racconto del generale Giuseppe Castellano che firma (3 settembre firma dell’armistizio di Cassibile) la resa italiana agli americani con il futuro direttore della CIA, Walter Bedell Smith: (dal libro)<<La sequenza fotografica che ritrae quella firma suscita ancora oggi imbarazzo e vergogna – scrive Sangiuliano -; Castellano si presenta in abiti borghesi, indossa un elegante blazer, con il fazzoletto nel taschino, come si va al circolo per l’aperitivo, l’aria è di chi sta vendendo un pezzo di terra dal notaio. Il suo abbigliamento suscita ilarità e una certa pena negli angloamericani.>>”
RDF

Datagate ed USA

Testo di Roberto Di Ferdinando

CellulariCome è già capitato nel recente passato, un determinato tema internazionale diventa centrale per il mondo dell’informazione e quindi è trattato, affrontato, commentato con milioni di interventi, diventando il Caso del momento. In queste settimane è toccato al Datagate, lo “scandalo” delle intercettazioni dei leader mondiali da parte dei servizi segreti USA, di essere sezionato mediaticamente. L’attenzione su questo affaire ha messo la sordina a varie ed altre questioni, a cui gli stessi media avevano dato ampia ribalta fino a poche settimane fa (Siria, Crisi economica, rapporti tesi tra USA e Russia, questioni interne all’Unione Europea ed all’Italia, ecc…).
Sul tema d’attualità Datagate ho notato che la maggioranza dei commenti riporta un certo rimprovero morale agli USA dicendo loro (semplifico) che: “non si spiano gli amici!”. La penso un po’ diversamente. Infatti, ritengo che gli USA, per fini geopolitici e di sicurezza interna, abbiano tutti i diritti di intercettare paesi stranieri (non è stato denunciato dagli stessi media quanto gli USA siano spiati per motivi commerciali dagli alleati (?) europei). E’ vero che molti dei paesi intercettati sono alleati, ma se si accetta l’assunto che i servizi segreti possono e, come è previsto nella loro naturale funzione, devono indagare per raccogliere informazioni, questo può avvenire nei confronti dei nemici che degli amici. I leader intercettati dovrebbero prendere consapevolezza da questa vicenda del fatto che i loro sistemi di sicurezza e di protezione dati e siano stati violati facilmente.
Un’altra considerazione. Se gli USA hanno deciso di spiare paesi amici può significare che Washington non ritenga queste “amicizie” molto ferme e fidate. L’antico adagio dice: “dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guardi Dio (in questo caso il divino è rappresentato dal Grande Fratello che ascolta). Dopotutto gli USA, dopo le vicende Iraq, Afghanistan ed adesso Siria, non si fidano più della politica del Vecchio Continente.
Altra considerazione. Da quanto sta venendo fuori dalla lettura dei giornali, sembrerebbe che la NSA-CIA abbia istituito questa enorme macchina di ascolto senza che Obama ne fosse completamente a conoscenza. Non so se sia una mossa propagandistica, sebbene l’attuale presidente USA non abbia più nessuna ambizione e possibilità di essere rieletto, ma far credere che la NSA e la Cia abbiano messo su tutto questo senza coinvolgere l’amministrazione centrale sarebbe doppiamente grave. Grave perché un organismo dello Stato, autonomamente avrebbe avviato un’operazione di tale portata e delicatezza senza coinvolgere il suo diretto Comandante in Capo e senza avere una specifica direttiva politica; dall’altro, grave perché, se così fosse, Obama avrebbe perso il controllo della macchina amministrativa USA. Quindi, meglio sperare che Obama abbia dato il suo consenso all’operazione.
Da qui un’altra considerazione ancora. Sempre da fonti giornalistiche, Obama avrebbe ereditato tale operazione impicciona dai suoi predecessori; non poteva essere altrimenti, infatti, durante l’amministrazione Obama, quando gli USA sono stati accusati di aver violato i comuni principi di convivenza civile e democratica, è stato detto che le cause originarie di tali comportamenti illiberali dovevano ricercarsi nelle amministrazioni Bush. Tutto questo come se Obama (premio Nobel per la Pace!) non fosse considerato capace di pensare od appoggiare l’operazione Datagate. Si parla dello stesso Obama che promise di chiudere Guantanamo (ancora aperto), che guida ancora la guerra internazionale al terrorismo (uso di droni e uso della forza: Libia usata e Siria auspicata). Sicuramente, tutto ereditato dai Bush, ma Obama poteva fare scelte diverse, ma non le ha fatte.
Infine alcuni dati rivelati dall’istituto di ricerca Max Planch, secondo cui chi vive in Italia o in Olanda ha il 100% in più di probabilità di essere intercettato dalle proprie autorità giudiziarie rispetto a quanto potrebbe accadere negli Stati Uniti; le probabilità sono del 30% in più in Francia e del 50% in più nella Germania della Merkel, rispetto sempre agli USA.
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L’Europa vuole i suoi droni

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

Drone USA (immagine tratta da: http://www.analisidifesa.it/

Drone USA (immagine tratta da: http://www.analisidifesa.it/

I droni, i velivoli aerei telecomandati a distanza, capaci di colpire mortalmente o mettere fuori uso gli obbiettivi su cui sono puntati, oppure di effettuare ricognizioni in territori ostili, rappresentano l’attualità più importante in tema di armamenti. Utilizzati ormai da oltre un decennio dagli USA (prima con l’amministrazione Bush, adesso, ed in maniera intensa, per non dire spregiudicata, da quella Obama) e da Israele nella lotta al terrorismo, hanno dimostrato tutta la loro efficienza: colpire pesantemente il nemico senza esporre al rischio i propri soldati. Contemporaneamente si è anche aperto un dibattito sull’eticità nell’impiego militare di tali velivoli. Infatti, i droni sono impiegati principalmente non in scontri aperti ed in guerre dichiarate, ma prevalentemente in operazioni anti-terrorismo, spesso violando i cieli di paesi sovrani, e colpendo cittadini stranieri. Uno strumento di morte il cui impiego violerebbe norme e convenzioni internazionali. Ma le critiche ed i dubbi sul loro utilizzo sembra interessare poco i governi, in particolare quelli occidentali, che invece preferiscono ricordare i loro successi (ricognizioni dettagliate di territori e attacchi mortali) senza perdite. Il Ministro della Difesa francese, Jean-Ives Le Drian, esponente di un governo di centro-sinistra (!), ha manifestato l’intenzione di acquistare 12 droni negli USA, lamentandosi del fatto che non esiste in Europa un tal prodotto. Lacuna industriale del Vecchio Continente che però sembrerebbe colmarsi a breve; infatti le principali aziende europe in campo aerospaziale: la franco-tedesca-spagnola EADS, la francese Desault e l’italiana Finmeccanica (con partecipazione pubblica) hanno chiesto congiuntamente ai governi un piano di collaborazione ed un finanziamento per la progettazione e realizzazione di un modello di drone di sorveglianza, ma all’opportunità anche armato, di classe MALE (Medium Altitude Long-Endurance).
L’Italia utilizza in Afghanistan due reaper americani (acquistati), a scopo di ricognizione ma con possibilità di essere armati, così come la Francia in Mali. I governi europei però si sono lamentati in quanto pur avendo acquistato i droni dall’alleato statunitense, questo, sta ponendo molti limiti (l’Italia da due anni sta attendendo l’autorizzazione USA ad armare i propri droni) in materia di armamenti e spionaggio anche nei confronti di paesi amici e fedeli.
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Quelle monete non san da fare!

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

slovacchia-euro-moneta-cirillo-metodioCosì, ma più diplomaticamente, si è espressa la Commissione UE, nei confronti della Slovacchia. Oggetto della contesa una moneta celebrativa da due euro. Infatti, la Banca nazionale di Bratislava, per commemorare i 1.150 anni dell’evangelizzazione della Grande Moravia, ha incaricato un’artista slovacco di realizzare sul tema un immagine per la facciata della moneta da 2 euro emessa dalla Slovacchia (inizialmente anche le monete da 1 euro avrebbero dovuto avere tale immagine). Risultato: i santi Cirillo e Metodio, che portarono in questa terra la fede cattolica, raffigurati con una grande croce, aureola e le 12 stelle dell’UE. Per la Commissione, sollecitata dai francesi (sempre pronti a muoversi quando la divisione tra Stato e Chiesa può venir meno) e dai Greci (che ritengono i due santi greci quasi come proprietà e patrimonio nazionale) quella croce e quei santi sono troppo religiosi (osservazione un po’ superflua trattandosi di croce e di santi…) e sono contrari ai principi di laicità dell’UE (i trattati comunitari respinsero qualsiasi richiamo ufficiale alle “radici cristiane” dell’Europa). Ma la Slovacchia (guidata da un governo di centro-sinistra) sembra non voler sentire il richiamo di Bruxelles, infatti ha predisposto che da luglio le monete dei santi siano messe in circolazione e ben presto giungeranno anche da noi.
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