Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Globalizzazione

Il mondo nel 2030

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il Global Trends è un rapporto stilato dal governo USA in collaborazione con gli analisti di 17 agenzie federali (CIA, Ufficio per il Terrorismo e l’intelligence finanziaria del Ministero del Tesoro, FBI, DEA, Servizi segreti militari, Marines, Guardia Costiera, ecc…), e con accademici ed esperti di altri paesi (tra i quali anche russi e cinesi) che ha richiesto un lavoro di 4 anni di tempo. Scopo del rapporto è quello di indicare come sarà il mondo nel 2030, un modo per prevedere e quindi anche affrontare i futuri (ed eventuali) cambiamenti politici, economici, finanziari, sociali e ambientali della Terra.
Il rapporto prevede, come probabili i seguenti scenari: crollo dell’euro e dell’Unione Europea, pandemia, crollo economico della Cina, un conflitto nucleare, un attacco cibernetico capace di paralizzare le reti e quindi con tutte le gravi conseguenze, una tempesta solare che metterà fuori tutti i satelliti “accecando” tutta la rete elettrica e comunicativa del pianeta. Oltre a questi “cigni neri”, il Global Trends prevede nel 2030 che la Cina scavalcherà, economicamente, gli USA, ma quest’ultimi manterranno il primato in campo tecnologico, forza militare e indipendenza energetica. Il rapporto indica che è improbabile che il mondo torni ai tassi di crescita del passato, mentre la distribuzione del reddito subirà importanti cambiamenti: la popolazione salirà a 8,3 miliardi di persone e la maggior parte delle persone sarà fuori dall’area di povertà (il ceto medio passerà da 1 a 3 miliardi). Questa crescita interesserà però solo alcuni paesi emergenti, invece, Usa, Giappone e Europa che rappresentano il 56% del pil mondiale, nel 2030, raggiungeranno una quota inferiore al 50%. Gli USA saranno energeticamente indipendenti e vi sarà un aumento dell’uso delle fonti energetiche alternative, questo determinerà un calo del peso strategico e politico dei paesi esportatori di gas e petrolio (Russia, Golfo Persico).
La Rete continuerà a svilupparsi determinando un suo aumento nel peso delle scelte anche politiche o di interesse nazionale e internazionale, così le istituzioni politiche perderanno competenze ed ambiti decisionali a vantaggio delle reti (social network) e dei gruppi di persone; dall’altra il pericolo del terrorismo informatico aumenterà di pari passo. E la tecnologia avrà un ruolo sempre più presente e pressante nella vita quotidiana (anche inquietante): secondo gli analisti della CIA le nuove tecnologie permetteranno di impiantare nel corpo umano tecnologie capaci di estendere capacità (aumentare le capacità di apprendimento tramite sensori innestati nel cervello, neurofarmaci capaci di aumentare la concentrazione, manipolazioni della retina per garantire la visione notturna).
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Il ritorno della geografia

(fonte: La Lettura – Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando
In un mondo caratterizzato dalla globalizzazione e dalla realtà virtuale e immateriale  delle nuove tecnologie può apparire strano che la geografia sia comunque ancora oggi una scienza di cui non si possa trascendere. Enric Juliana, vicedirettore de La Vanguardia, nelle settimane scorse sull’inserto culturale “La Lettura” del Corriere della Sera, ci ricorda questo. Juliana cita Robert Kaplan, viaggiatore e consulente del Dipartimento della Difesa USA, che recentemente ha pubblicato “The Revenge of Geography” (L a Rivincita della Geografia), e che ricorda quanto la geografia ed i confini siano ancora importante per gli uomini. Ci accorgiamo dei luoghi in presenza di cambiamenti radicali apportati dalla Natura o dall’Uomo. Ci ricordiamo di regioni e zone del mondo quando sono vittime di cataclismi naturali o quando decidono di dare vita a cambiamenti politici e geografici (l’indipendentismo della Scozia, Catalogna, Paesi Baschi o delle Fiandre).
Juliana nel suo articolo ricorda anche Joel Kotkin, geografo statunitense e direttore esecutivo del sito www.newgeography.com. nel 2010 Kotkin  ha realizzato una nuova carta politica del mondo (visitabile sul sito) dividendo le nazioni in tre grandi aeree, molto diverse anche da un punto di vista strategico, da quelle tradizionali, tra queste: l’Alleanza Nordamericana (Canada e USA), la Nuova lega Anseatica (Germania, paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia), l’Impero Russo (Russia, Bielorussia, Moldavia e Ucraina), i Nuovi Ottomani (Turchia, Turmenistan e Uzbekistan), l’Oriente Selvaggio (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan e Tagikistan), l’Iranistan (Iran, Iraq, Banhrein, Striscia di Gaza, Libano e Siria), la Grande Arabia (Egitto, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita, Palestina, Emirati Arabi Uniti e Yemen), il Regno di Mezzo (Cina e Taiwan), la Cintura del Caucciù (Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Filippine, Thailandia e Vietnam), l’Arco del Magreb (Algeria, Libia, Mauritiana, Marocco e Tunisia), l’Africa Subsahariana, l’Impero Sudafricano, le Repubbliche Bolivariane (Argentina, Bolivia, Venezuela, Cuba, Ecuador e Nicaragua). America Liberale (Cile, Colombia, Costa Rica, Messico e Perù), Paesi Fortunati (Australia e Nuova Zelanda), gli Indipendenti (Francia, Brasile, India, Giappone, Corea del Sud e Svizzera), le Città Stato (Londra, parigi, Singapore e Tel Aviv) e le Repubbliche delle Olive (!!!) (Portogallo, Spagna, Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Grecia e Bulgaria).
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10 dicembre 2012 – Giornata della Celebrazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui testo completo è stampato nelle pagine seguenti. Dopo questa solenne deliberazione, l’Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell’Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione. Il testo ufficiale della Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.
(testo tratto da: http://www.ohchr.org)
English text: http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Introduction.aspx

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1.Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
2.Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1.Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2.Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1.Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
2.Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1.Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2.Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1.Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
2.Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3.La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1.Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.
2.Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1.Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2.Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21
1.Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2.Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
3.La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1.Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2.Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3.Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
4.Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1.Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2.La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1.Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2.L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3.I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1.Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2.Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1.Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2.Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3.Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

La “fortezza Europa” alla battaglia dell’Euro.

Pare che l’Euro, e conseguentemente il modello europeo costruito con grande fatica negli ultimi vent’anni sia arrivato al capolinea. In questi giorni i debiti pubblici di alcuni paesi dell’area UE, Italia e Spagna soprattutto, sono sotto attacco di una massiccia speculazione finanziaria. La Grecia è data ogni giorno per fallita e nessuno crede più ai numerosi tentativi di risanamento che sono stati fatti. La Germania continua a soffiare sul rigore, anche se la posizione della Merkel pare in qualche modo essere scalfita. Ma i falchi della BCE non lascerebbero scampo a Draghi che si preparerebbe alla battaglia dell’Euro in perfetta solitudine. L’Italia, dopo aver issato Monti a Palazzo Chigi pare sotto attacco, nonostante le riforme lacrime e sangue fatte in questi mesi. La Francia ha mandato Sarkozy a casa, ma Hollande sembra ancora incerto sulla posizione da prendere. Proprio ieri, un comunicato a tre fra Spagna, Francia ed Italia per rilanciare il fondo anti spread ha scatenato ulteriori illazioni. Pare un film, o forse ce lo racconteranno realmente in un film se l’Euro dovesse crollare. Secondo alcuni l’Euro sarebbe ormai la moneta di riserva che ha sostituito il dollaro nelle transazioni internazionali, e l’attacco speculativo partirebbe soprattutto dagli USA, i primi responsabili della crisi finanziaria del 2008. Se l’Euro dovesse cadere torneremo alle frontiere? Cosa accadrà se la Grecia dovesse uscire realmente nei prossimi mesi? Invitiamo i nostri amici ad esprimere le loro opinioni. Francesco Della Lunga

Mario Monti membro del Club Bilderberg (?)

(fonti: Libera il Libro – Internet), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il Club di Bilderberg (o Gruppo di Bilderberg o Conferenza di Bilderberg), è un vertice-incontro non istituzionale e non ufficiale, a inviti, che si svolge annualmente in un hotel  di lusso, a girare in Europa, Stati Uniti e Canada. Partecipano circa 130 persone, influenti nel mondo economico, politico e bancario; la lista dei partecipanti è pubblica, ma non sono resi noti i lavori della riunione e non esiste alcuna registrazione di ciò che vi si discute. Dato questo mistero che aleggia sui temi trattati e, vista l’importanza dei partecipanti, la mancanza di pubblicità sulle conclusioni del vertice, molti analisti accusano il Club di prendere decisioni di “nascosto” e lo accusano di complottare decidendo i destini politici ed economici dei singoli paesi (Daniel Estulin, Il Club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo, Arianna Editrice).
 Il Club prende il suo nome dall’albergo che ospitò la prima conferenza, il 29 maggio 1954, appunto, l’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, in Olanda. Quella conferenza nacque con l’intento di riunire le forze disposte a supportare la collaborazione tra Europa e Stati Uniti, in un periodo in cui nel Vecchio Continente, si stava diffondendo un certo antiamericanismo. A quella riunione partecipò anche Walter Bedell Smith, allora capo della CIA, oltre a 50 delegati da undici paesi europei, insieme ad undici rappresentanti statunitensi.
Da quella data la Conferenza opera nello stesso modo. Si compone di una commissione permanente (steering Committee), della quale fanno parte due membri di circa 18 paesi, e da un consiglio direttivo, eletto ogni 4 anni. Oltre alla figura del presidente della commissione esiste anche quella del segretario generale onorario.
L’ultima conferenza si è svolta nel giugno del 2011 a Saint Moritz, in Svizzera. In quell’occasione partecipò anche l’attuale presidente del Consiglio, Mario Monti, che da quella data è membro del Consiglio direttivo. Monti è stato presente anche nelle riunioni del 2009 e 2010, allora presidente dell’Università  Bocconi. Degli interventi di Monti, ovviamente non esiste alcuna registrazione.
L’attuale premier, non è e non è stato recentemente l’unico italiano a partecipare ai vertici misteriosi. Infatti dalla lista pubblica dell’ultimo Club appaiono tra i presenti: Giulio Tremonti, allora Ministro dell’Economia, Franco Bernabè (Telecom), John Elkann (FIAT) e Paolo Scaroni (ENI).
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Daniel Estulin, Il Club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo, Arianna Editrice

Crisi nuove, parole nuove

(fonte: Corriere della Sera) , a cura di Roberto Di Ferdinando
Spesso per descrivere una situazione nuova o straordinaria, sembra che il vocabolario attuale non basti, o forse non siamo in grado di utilizzarlo. Ecco quindi che siamo pronti a creare, coniare nuove parole, alcune con un accento più ironico, altre più duro, altre ancora più alto (aulico) oppure straniero; uno per ogni occasione. E siccome i soldi fanno girare il mondo (Occidentale), ecco che la maggiore creatività semantica si registra in questo ambito.
Ad esempio, per sottolineare la guida tedesco-francese dell’UE era stata coniata la parola, un po’ ironica, Merkozy, nata dalla fusione dei cognomi dei leader dei due paesi, Merkel e Sarkozy. Con la Cancelliera citata per prima, non per cortesia, ma perché all’interno di questa alleanza era la Merkel (la Germania) la più forte economicamente. Oggi, caduto Sarkozy, venuta meno questa alleanza, con una Francia, guidata da Hollande, scettico verso il rigore di Berlino, ecco venire meno anche l’uso della parola Merkozy. Ma si fanno avanti altre nuove parole, sempre a descrivere la particolarità di questa crisi economica (solo economica, oppure totale?), tra le ultime coniate, cito l’espressione “Grexit” (Greece+exit), cioè un neologismo per descrivere, con poche lettere, il rischio di uscita dall’euro della Grecia, e Spanic (Spain+panic), per rappresentare il panico spagnolo per la crisi bancaria.
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Costi e benefici delle medicine complementari

(fonte MC – Toscana), a cura di Roberto Di Ferdinando

In periodo di “spendig review”, espressione inglese per indicare in maniera più gentile, il brutale termine di tagli alla spesa pubblica, sono state rivalutate e prese in maggiore considerazione alcune ricerche-studi sui costi e, ancor più importante, sui benefici delle medicine complementari o alternative.
Dalla pubblicazione MC Toscana, riporto qui alcuni interessanti dati tratti da ricerche internazionali.
L’European Journal of Healt Economics ha effettuato un’indagine confrontando medicine complementari e medicine ufficiali su un campione di 1.913 medici. Il risultato è stato che i pazienti di medici formati in medicina convenzionale spendono meno anche del 30% in sanità (ricoveri più brevi, meno farmaci prescritti) e vivono più a lungo, anche qui più del 30%.
Uno studio britannico (Spence  DS, Thompson EA, Barron SJ, “Homeopathic treatment for chronic disease: a 6 year università-hospital outpatient observational study” – J Altern Complement Med.) ha preso in esame il consumo di medicinali convenzionali prima e dopo un trattamento omeopatico  su 500 pazienti in cura presso il Royal London Homeopathic Hospital. Il 29% dei pazienti ha sospeso, dopo il trattamento omeopatico, la cura convenzionale, il 32% lo ha interrotto, il 33% ha mantenuto la stessa quantità, mentre il 6% ha aumentato le quantità.
Un altro studio inglese ha seguito le spese in farmaci convenzionali e omeopatici di 100 pazienti per 4 anni, la spesa in medicine complementari è risultata economica di 100 euro per paziente. Ed i benefici?
Lo studio di Van Wassehoven e Ives del 2004 (An observational study of patients receiving homeopathic treatmen – Homeopathy) ha evidenziato che le terapie omeopatiche hanno costi più contenuti e molti pazienti hanno sospeso l’utilizzo di  prodotti di sintesi. Ed ancora, i risultati della ricerca tedesca di Claudia Wiit e colleghi (Outcome and costs of homeopathic and conventional treatment strategies: a comparative color study in patients with chronic disorders – Complementary Therapies in Medicine), hanno evidenziato che in gruppi di pazienti simili, i soggetti curati con medicinali omeopatici presentavano risultati clinici migliori a parità di costo di quelli trattati con cure chimiche.
Paterson e colleghi (Treating dyspesia with acupunture and homeopathy: reflections on a pilot study by researchers, practioners and participants 2003 – http://www.sciencedirect.com/) hanno presentato un loro studio in cui l’agopontura ha evidenziato costi ed efficacia simili a quelli della medicina ufficiale nel trattate la dispepsia (difficoltà di digestione e gravi conseguenze).
Il rapporto “The role of Complementary and Alternative Medicine in the NHS – an investigation in to the potential contribution of mainstream complementary terapie to healthcare in the UK (2005) di C. Smallwood, ha concluso che diverse medicine complementari consentono di realizzare risparmi della spesa sanitaria e che alcune di esse possono essere più efficaci della medicina convenzionale nel trattamento di patologie croniche e psicosociali e nelle cure palliative del dolore e nausea.
Infine un esempio italiano. La ricerca svolta dall’ambulatorio omeopatico dell’ASL 2 di Lucca (E. Rossi, Cost-benefit evaluation of homeopathic versus conventional therapy in respiratory diseases – Homeopathy – 2009) su pazienti con allergie respiratorie, ha indicato che le terapie complementari hanno determinate una riduzione del 72,96% il primo anno di cura e del 68,20% nel secondo, mentre la spesa di  cure farmacologiche è aumenta del 12% il primo anno e del 45,2% nel secondo.
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Tornare alla dracma? Sì, ma a quella della Grecia classica

(fonte: Il Giornale), a cura di Roberto Di Ferdinando

Non si fa altro che parlare, negli ambienti economici, sull’opportunità o meno che la Grecia esca dall’euro e ritorni alla propria valuta nazionale: la dracma. Mah! La dracma moderna, che fu adottata in Grecia nel 1832, quando il paese si sottrasse alla dominazione ottomana, ed è esistita fino a qualche anno fa, quando Atene decise, e l’UE accettò forse troppo frettolosamente, di aderire all’Eurozona, nella sua lunga vita non ha dimostrato però mai grande stabilità e peso. Altra storia invece fu la dracma antica, della Grecia classica. La dracma classica era un piccolo disco di 4 grammi di peso. Su di una facciata era impresso il profilo della dea Atena, con l’elmo guerriero, dall’altra, l’immagine di una civetta (oggi, anche nella facciata della moneta da 1 euro greco è riportata una civetta). E la Grecia di allora era talmente ricca che si era diffuso il modo di dire, per indicare qualcosa di superfluo: “portare civette ad Atene”. Il suo nome, dracma, derivava e deriva dal verbo, dràssomai, cioè “stringo nel pugno”; in effetti in origine, prima che diventasse un conio tondo, con il termine dracma si indicava sei strisce di metallo grezzo.
Se oggi volessimo dare un valore attuale alla dracma antica, secondo gli storici, dovrebbe essere non inferiore ai 40 dollari odierni, quindi una moneta con un potere d’acquisto ed un peso economico straordinario. Non a caso, per questo suo valore effettivo, la dracma antica fu per molti secoli una moneta di riferimento ed utilizzata molto negli scambi commerciali. Scavi archeologici hanno portato alla luce dracma in Egitto, Spagna, Italia del Sud e Persia (Iran). Non solo, i commercianti arabi chiamavano la loro moneta, dhiram, derivandola dal dridracma (doppia dracma). Ancora oggi in Marocco e negli Emirati Arabi Uniti, la moneta nazionale è il dhiram, ed in Armenia il diram.
Curiosamente hanno origine greche anche molti termini economici che quotidianamente usiamo per descrivere la drammatica crisi economica greca (legge del contrappasso?) e internazionale. Ad esempio la parola inglese spread (il differenziale tra i titoli di Stato di un paese e quelli della Germania, ritenuti i più affidabili) deriva dal greco, speiro, “io semino”, cioè il ventaglio di semi lanciato per seminare la terra e trarne ricchezza. Ed ancora, il termine default, cioè l’insolvenza di un paese a rimborsare il proprio debito, trae origine dal greco sphàllein che significa atterrare un avversario con uno sgambetto, il farlo rovinare a terra. Ed infine parlando di crisi internazionale e crisi greca, ecco la parola crisi, dal greco krisis. L’atto drammatico del krinein, il decidere, la scelta fatale, la scelta finale.
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Lettura: EUROPA E PROBLEMI DELLA MERCATIZZAZIONE: DA POLANYI A SCHARPF

Università degli Studi di Firenze – Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”

Il Prof. Colin CROUCH terrà la lettura “Cesare Alfieri” 2012 su:

EUROPA E PROBLEMI DELLA MERCATIZZAZIONE: DA POLANYI A SCHARPF

Giovedì 26 aprile 2011, ore 11
Aula Magna del Polo delle Scienze Sociali
Edificio D6, aula 0.18, via delle Pandette 9
Firenze

Il mondo delle donne

(fonti: Corriere della Sera – World Economic Forum – The Independent), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il World Economic forum ha reso pubblico “The global gender gap 2011”, la classifica che indica i paesi dove le donne vivono meglio.
Come indicato in un altro mio post (http://recintointernazionale.blogspot.it/2011/12/il-paese-per-le-donne.html ), anche per l’anno 2011 è confermata, per la terza volta consecutiva, la prima posizione in classifica dell’Islanda, dove in ambito scolastico, lavorativo, politico e di salute si registra la più alta parità dei sessi. Ultimo posto è ricoperto invece dallo Yemen (l’Italia è al 74° posto), mentre il paese più pericoloso, per la stessa incolumità di una donna, è l’Afghanistan. Ma la classifica evidenzia anche molte sorprese. Ad esempio, il paese dove le donne sono più rappresentate nelle assemblee parlamentari è il Ruanda (45 parlamentari su 80 sono donne), mentre in Arabia Saudita, Yemen, Qatar, Oman e Belize nei parlamenti non siede alcuna donna, invece nello Sri Lanka per 23 anni le donne sono state capi di Stato. E ancora un paese africano ricopre il primo posto nella classifica dell’alfabetizzazione, infatti, nel Leshoto le donne alfabetizzate sono il 95% contro l’83% degli uomini, ma l’Africa occupa anche l’ultimo posto in questo settore, con l’Etiopia, dove solo il 18% delle donne sa leggere e scrivere. L’accesso all’università per le donne è maggiormente garantito in Qatar dove sei donne ogni uomo si iscrivono a corsi universitari (il peggiore è il Ciad). Ancora l’Africa (continente dalle mille contraddizioni) è sul gradino più alto con il Burundi per la partecipazione femminile alle attività lavorative (ultimo il Pakistan), il maggior numero di donne manager è il Thailandia (45%), il minore in Giappone, solo l’8%, mentre in Giamaica i lavori altamente qualificati sono svolti per il 60% dalle donne. In Lussemburgo e Norvegia le donne ricevono gli stipendi più alti, in Arabia Saudita quelli più bassi. In ambito artistico la parità si registra in Svezia, mentre nello sport è negli USA che le donne hanno i maggiori ingaggi al mondo, mentre l’Arabia Saudita non ha mai inviato una donna alle Olimpiadi.
La Grecia conquista il primo posto per la sicurezza dei parti, infatti si verifica una morte ogni 31.800 nascite, in Norvegia, dove è altissima e di qualità l’assistenza alla maternità, la mortalità materna è di uno ogni 7.600 nascite; la più alta mortalità si registra invece in Sudan, dove operano in assoluto solo 20 ostetriche. Il più alto tasso percentuale di divorzi si registra nell’Isola di Guam (il più basso in Guatemala), il maggior tempo libero goduto dalle donne è in Danimarca, mentre il più basso è in Messico. Le donne giapponesi vivono di media 87 anni, contro gli 80 degli uomini.
RDF