Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Globalizzazione

Il primato del “pensiero” statunitense

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando Ogni anno, da cinque anni, la University of Pennsylvania stila una classifica dei migliori centri ed organismi di ricerca al mondo. La classifica finale contiene in graduatoria, divisi per regioni e settori, 5329 istituti, il risultato di un’analisi che ha portato ad analizzare in tutto il mondo 6545 centri studi, valutati principalmente per il loro dinamismo, “peso politico” ed autorevolezza. Tra i migliori centri studi, 12 sono statunitensi, 4 britannici, 2 tedeschi, belgi, polacchi e russi, poi ve ne sono uno canadese, cileno, brasiliano, cinese, keniota e svedese, ma si contano realtà anche indiane, indonesiane, di Singapore, libanesi, dell’Azerbijan, sudafricane ed egiziane (Al Ahram Center). La classifica dei centri USA è guidata dalla progressista Brookings Institution di Washington di cui fa parte Strobe Talbott, ex diplomatico ed ex vice segretario di Stato USA con Clinton, segue in seconda posizione il Council on Foreign Relation di New York, mentre occupano gradini più arretrati i centri conservatori, ad esempio, il 10° posto è occupato dall’American Enterprise Institute for public Policy Reasearch tra i cui membri vi è Paul Wolfowitz, collaboratore di Bush padre ed ex presidente della Banca Mondiale. Nella classifica non USA, il primo posto è stato conquistato dal britannico Chatham House tra le cui fila spicca Lord Robertson, ex segretario generale della NATO, mentre nei primi 50 posti non vi è nessun centro italiano. Il nostro paese vanta 90 organismi di ricerca e si posiziona all’undicesimo posto al mondo nella classifica per numero di organismi di ricerca, al primo posto ancora gli USA che vantano 1.815 centri, poi la Gran Bretagna con 286 e la Francia con 176, noi, invece, siamo davanti al Brasile ed alla Spagna. Ma per trovare i nostri centri in graduatoria, occorre consultare le liste regionali. Infatti in quella dell’Europa occidentale troviamo al 32° posto l’Istituto Affari Internazionali ed al 50esimo l’Istituto Bruno Leoni. Mentre non sono presenti istituti italiani nelle classifiche di settore (politiche sociali, tutela ambientale e della scienza e tecnologia. RDF

L’Occidente arma il mondo

(fonte: Corriere della Sera) a cura di Roberto Di Ferdinando L’Istituto svedese Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) annualmente pubblica l’elenco delle prime 100 aziende mondiali, per fatturato, produttrici di armi. Da questa classifica risulta che nel 2010 il 60% (411 miliari di dollari) del fatturato globale è stato realizzato da aziende statunitensi ed il 29% da quelle europee più quelle russe. L’elenco non tiene conto dell’industria di armi cinese, infatti, i dati non sono stati resi pubblici dagli organismi di Pechino, così come non appaiono le altre numerose piccole aziende occidentali che hanno fatturati bassi, ma che sono, comunque, presenti sul mercato mondiale. Quindi, ufficialmente il 79% delle armi vendute nel mondo sono prodotte dall’Occidente, ma la percentuale è da considerarsi in difetto. Rispetto all’anno precedente, il 2009, il fatturato è aumentato del 1%, ma rispetto a 10 anni fa è aumentato del 60%! Curiosamente l’Occidente promuove i valori democratici ed il rispetto dei diritti umani, ma poi vende, principalmente a regimi non democratici armi per mantenere in vita le loro sanguinose dittature. RDF

Due miliardi di cristiani, pochi in Europa

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Recinto Internazionale aveva già riportato in un piccolo post la notizia che la religione cristiana è la confessione con più fedeli al mondo (http://recintointernazionale.blogspot.com/2011/12/il-cristianesimo-e-la-religione-piu.html). Il Corriere della Sera ha approfondito questo tema analizzando nel dettaglio il Rapporto del Pew Forum sul Cristianesimo Globale da cui risultano alcuni dati che meritano di essere evidenziati. 1/3 della popolazione mondiale, come 100 anni fa, è composta da cristiani, ma rispetto all’inizio del Novecento è cambiata molto la loro distribuzione sulla terra. Infatti, i cristiani nel mondo sono 2 miliardi, e di questi il 26% vive in Europa, il 37% nelle Americhe (erano il 27% 100 anni fa), il 13% in Asia (un secolo fa era il 4%) ed il 23% vive in Africa (nel 1910 era il 2%). Il crisitanesimo rimane comunque, come un secolo fa, la religione con più fedeli ed il 90% dei cristiani vive in paesi dove la maggioranza della popolazione è cristiana. Dall’articolo del Corriere della Sera, però, si evince un fatto nuovo rispetto al 1910, cioè la perdita di rilevanza, nei numeri, dei cristiani europei. Infatti i primi dieci paesi che hanno più cittadini crisitani sono, in ordine: USA, Brasile, Messico, Russia, Filippine, Nigeria, Cina, Congo, Germania (il primo paese europeo) e l’Etiopia. I cattolici brasiliani sono il doppio di quelli italiani, mentre i protestanti nigeriani sono il doppio di quelli tedeschi. Dei due miliardi di cristiani la metà è costuita da cattolici (l’Italia è il primo paese europeo per numero di cattolici ed il 5° nel mondo), che vivono prevalentemente (il 47%) nelle Americhe, in Europa ci vive il 23% dei cattolici (secondo posto) e la maggiornaza degli ortodossi, mentre il Vecchio Continente è all’ultimo posto riguardo la presenza dei protestanti.
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Il cristianesimo è la religione più diffusa

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Secondo la ricerca di The Pew Forum, anche per quest’anno il cristianesimo continua ad essere la religione più diffusa nel mondo, con circa 2 miliardi e 180 milioni di fedeli (1/3 della popolazione totale), seguono i musulmani, 1,6 miliardi di persone (il 23,4% della popolazione della Terra). Dei 2 miliardi e rotti di cristiani, il 50,1% è costituito dai cristiani, il 37% dai protestanti e il 12% dagli ortodossi.
Ma quanti sono gli atei?
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UNA NUOVA COSCIENZA PER UN NUOVO PIANETA

“Abbiamo raggiunto un punto di cruciale importanza nella nostra storia.
Siamo all’inizio di un nuovo periodo di evoluzione sociale, spirituale e culturale.
Stiamo evolvendo verso un sistema interconnesso, basato sull’informazione,
che abbraccia l’intero pianeta.
La sfida che ora dobbiamo affrontare è quella di scegliere il nostro futuro e creare una società globale pacifica e cooperante, continuando così la grande avventura dello spirito e
della consapevolezza sulla Terra”.

estratto dal “Manifesto della Coscienza Planetaria”
firmato da Premi Nobel della Pace e personalità internazionali.

http://www.censimentoglobale.it/

I CREATIVI CULTURALI E LA NASCITA
DELLA NUOVA CULTURA GLOBALE
Il sociologo Paul Ray ha definito i “Creativi Culturali” come le persone sensibili al degrado della Terra e al dolore umano, che si interessano all’ecologia, alla pace, al volontariato, ai diritti umani, alla salute naturale, alla spiritualità, al commercio etico. I Creativi Culturali siamo tutti NOI che in ogni parte del mondo desideriamo un mondo migliore e cerchiamo di realizzarlo con amore nella vita quotidiana e nella società. Noi e le nostre associazioni stiamo creando una nuova Cultura Globale. Secondo le ricerche sociologiche internazionali (Usa, Italia, Giappone, Francia, Ungheria, ecc.) oggi siamo il 37-40% della popolazione e siamo in costante crescita. Siamo un numero enorme di persone responsabili e creative che potrebbero cambiare la società e le scelte globali ma NON abbiamo potere perché siamo frammentati in miriadi di movimenti e associazioni.
NON siamo consapevoli di essere parti del più grande
Movimento Culturale Planetario mai esistito.
IL PROGETTO GLOBALE 2012 – 2018
LA MASSA CRITICA E LA RETE PLANETARIA
LA CRISI GLOBALE SI PUO’ RISOLVERE SOLO CON UN SALTO DI CONSAPEVOLEZZA
Per cambiare la situazione occorre una “Massa Critica” dell’1% di persone e associazioni
che si riuniscano consapevolmente!
Per creare insieme un futuro vivibile, prima che il degrado ecosistemico e sociale diventi irreversibile,
occorre raggiungere entro la fine del 2012 una Massa Critica di 60 milioni di persone nel mondo (450 mila in Italia), che darà vita alla Rete Globale delle associazioni che operano per un mondo pacifico e sostenibile
riunendo così gli oltre 2 miliardi di Creativi Culturali oggi sparsi in ogni angolo della Terra
Uniti possiamo realizzare la nostra visione di una società globale pacifica e cooperante.
SE ANCHE TU VUOI UN PIANETA
PIU’ UMANO PACIFICO E SOSTENIBILE
ISCRIVITI ORA AL CENSIMENTO GLOBALE: http://www.censimentoglobale.it/

Club di Budapest

Fondato nel 1993, il Club di Budapest è un’associazione internazionale dedicata a sviluppare un nuovo modo di pensare e nuove etiche che aiuteranno ad affrontare i cambiamenti sociali, politici ed economici del XXI secolo.

Con il suo elenco di rinomati membri internazionali e giovani persone creative e attraverso i suoi Club Nazionali con i loro ampi spettri di progetti e attività, il Club avvia un dialogo tra generazioni e culture, tra scienza e arte, tra teoria e pratica, ciò aiuta lo sviluppo effettivo di strategie per azioni eticamente responsabili con un intento globale.

La filosofia del Club di Budapest è basata sulla realizzazione che le enormi sfide che l’umanità sta attualmente affrontando possono essere sconfitte solamente attraversio lo sviluppo di una coscienza culturale globale.

Il punto di vista del Club di Budapest è focalizzato su una coscienza culturale con una prospettiva globale.

Come Greenpeace combatte per le questioni ecologiche, l’UNICEF per i bambini e Amnesty International per i diritti umani, il Club di Budapest si batte per i valori culturali e per il valore della/e cultura/e.

Il Club interpreta se stesso come un costruttore di ponti tra scienza e arte, etica ed econ omia, tra cognizione e realizzazione, tra vecchio e giovane, così come tra le differenti culture del mondo. Uno dei primi obiettivi del lavoro dei club è lo sviluppo di una “Nuova Etica”.

Lo sviluppo di un nuovo modo di pensare richiede grande creatività. Questo è sempre stato di dominio di artisti, scienziati, pensatori non convenzionali e insegnanti spiritualin e più recentemente da imprenditori. Con la loro ispirazione, potere creativo, visioni e rilevanza universale, essi hanno, in ogni generazione, procurano gli impulsi che aiutano a dar forma a valori culturali. Come membri creativi così come membri onorari, essi giocano un ruolo decisivo nello sviluppo del Club. I valori del Club di Budapest sono da sentirsi obbligatoriamente non come un dogma costituito. Essi sono derivati da una totale attitudine al dialogo.

Per ulteriori informazioni: http://www.club-of-budapest.it/main.htm

Togliete il Nobel all’Aiea

(fonte: Corriere della Sera e Il Giornale)

In settimana l’AIEA (Agenzia internazionale dell’energia atomica), presieduta da Yukiya Amano, ha certificato che l’Iran dal 2003 sta lavorando alla bomba atomica. Ed a confermare, da almeno due anni, questa notizia sono i servizi segreti di almeno 10 paesi. Eppure fino a due anni fa, curiosamente, ma non tanto curiosamente, cioè fino a quando a capo dell’AIEA c’era stato l’egiziano Mohamed El Baradei, i rapporti dell’agenzia indicavano che lo sviluppo nucleare iraniano era solo pacifico. Non solo El Baradei, in quanto presidente AIEA fu insignito con la sua agenzia del premio Nobel del 2005 (una clamorosa topica). Al di là del premio buttato via (dovremmo interrogarci anche sull’effettiva importanza ed autorevolezza di questi premi) la preoccupazione oggi si sposta sull’Egitto. Infatti El Baradei è candidato alla guida del paese, che tra 15 giorni andrà al voto per le presidenziali. El Baradei ha annunciato in campagna elettorale di aprire ai Fratelli Musulmani e di rivedere il rapporto con Israele, forse auspica di tesserlo con i suoi amici iraniani, anche se sciiti? Che gioco faceva all’Aiea e fa oggi El Baradei?
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Le soldatesse australiane potranno andare in prima linea

(fonte: Sette-Corriere della Sera)

Il ministro della Difesa australiano, Stephen Smith, ha annunciato che entro 5 anni le soldatesse australiane potranno partecipare ad operazioni di prima linea, tra cui sminamento, difesa aerea, combattimento nell’artiglieria e cavalleria, quindi circa il 17% delle operazioni svolte dalle forze armate dell’Australia. Il ministro ha aggiunto, difatti, che “in futuro la scelta del ruolo di un militare in battaglia dipenderà quindi unicamente dalle sue capacità, non dal sesso”. Dal 1899 le donne sono arruolate nelle forze armate australiane ed oggi rappresentano il 12,8% del totale.
Non sono molti però i paesi dove le donne, non solo si possono arruolare, ma anche partecipare ad operazioni di guerra. Riporto di seguito alcuni dati in merito, pubblicati dal settimanale Sette-Corriere della Sera.
In Canada dal 1982 le donne si arruolano e possono essere impiegate in teatri di guerra, dal 2002 fanno parte anche degli equipaggi dei sottomarini.
In Gran Bretagna, le donne rappresentano il 9% delle forze armate, ma non possono essere impiegate in operazioni che possano prevedere la vicinanza o l’uccisione del nemico.
In Danimarca l’arruolamento alle donne è molto limitato, ma ad oggi le donne sono il 5% dei soldati dell’esercito, il 6,9% della marina e l’8,6% dell’aviazione.
Dalla nascita di Israele le donne partecipano alla difesa del paese. Per le donne il servizio militare dura due anni, ed è obbligatorio. In operazioni di guerra ad oggi sono impiegate 1.500 soldatesse.
Dal 2001 in Nuova Zelanda le donne possono arruolarsi in fanteria, mezzi corazzati e artiglieria.
In Italia, dal 1999 le donne sono ammesse nelle Forze Armate, ma non possono ricoprire ruoli in prima linea.
In Spagna, invece è dal 2007 che le donne si arruolano (sono il 9% sul totale dei soldati), ma qui possono essere dispiegate anche in teatri di guerra ed in prima linea.
Infine gli USA, dal 1941 esiste il Woman’s Army Auxiliary Corps e nel 1989, nell’invasione di Panama, per la prima volta nella storia militare statunitense, una donna, il capitano Linda L. Bray, ha guidato un plotone di uomini in battaglia.
RDF

25 settembre 2011 – la Marcia della Pace Perugia-Assisi – 250.000 persone in pace

Foto di Roberto Di Ferdinando

Sesto Fiorentino – Settimana della pace

“Settimana della pace”, al via la VI edizione
Sesto Fiorentino 17/25 settembre
Il programma di questa settimana
Luned ì 19
• ore 18,00 – Sala Vincenzo Meucci,
Biblioteca Pubblica “Ernesto Ragionieri” – Piazza della Biblioteca 4
Donne d’Oriente
Incontro con Haifa Alsakkaf, membro del direttivo dell’Associazione
Donne Arabe; Afaf Haji, psicologa dell’infanzia e dell’adolescenza;
Ivana Niccoli, vicesindaco di Sesto Fiorentino. A cura dell’Associazione
Donne Arabe; in collaborazione con la Consulta Comunale Pari
Opportunità del Comune di Sesto Fiorentino
• ore 18,00 – Sala Ragazzi,
Biblioteca Pubblica “Ernesto Ragionieri” – Piazza della Biblioteca 4
Un mondo a colori
Animazione per i più piccoli sui temi della pace
A cura della Biblioteca Pubblica “Ernesto Ragionieri”
MERCOLEDì 21
• ore 11,30 – I.I.S.S. “Piero Calamandrei” – Via Milazzo 13

MERCOLEDì 21
Una finestra sul mondo
11 settembre 2001 / 2011 – L’attacco alle
Twin Towers e il maremoto del mondo arabo
Incontro con Lucio Caracciolo,
direttore della rivista di geopolitica “Limes”

• ore 20,30 – Polisportiva Sestese – Piazza IV Novembre 55
Cena con menu arabo
A cura dell’Associazione Donne Arabe; in collaborazione con la
Consulta Comunale Pari Opportunità del Comune di Sesto Fiorentino.
Prenotazione obbligatoria ai numeri 320 8722645 e 380 7957585
Domenica 25
Marcia Perugia-Assisi
per la Pace e la Fratellanza dei Popoli
Partecipazione ufficiale del Comune di Sesto Fiorentino