Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità

Category: Stati Uniti

La guerra sporca

Guerra_Golfo“[…] Che cosa non si doveva vedere nel primo golfo nella cosiddetta guerra asettica e i collateral damages? Corre il 1991. Quando arrivo al Joint Information Bureau di Dhahran, Arabia Saudita orientale, debbo sottoscrivere per le “ground rules”, le “regole di comportamento sul terreno”, per ottenere il badge e l’accredito. Eccole: “Dovrete sempre essere accompagnati da una scorta militare, non sono autorizzate visite alle unità al fronte senza scorta militare, è proibito filmare o fotografare soldati feriti o uccisi, è proibito dare informazioni sul tipo di armi, equipaggiamenti, spostamenti, consistenza numerica delle unità, è proibito identificare le località o basi dalle quali partono specifiche missioni di guerra, è proibito divulgare informazioni sulla consistenza e l’armamento delle forze nemiche, è proibito menzionare in dettaglio le perdite subite dalle forze della coalizione, sono vietate le interviste non concordate”. Uno sparuto gruppetto di giornalisti italiani fugge. Infrangendo le regole, si insedia a Hafr al Batin, sede della guarnigione più vicina alla prima linea. Così poi siamo riusciti ad arrivare a Kuwait City il giorno dopo i marines americani. Il 2 marzo 1991, un sabato pomeriggio, sentiamo l’inviato della Bbc che racconta per radio il massacro avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio sul Mutlaa Ridge, un’altura a nord della capitale del Kuwait. Lì si è addensato un ingorgo colossale di iracheni in fuga dopo l’invito ad andarsene lanciato per radio da Saddam Hussein. Molti hanno rapito cittadini dell’emirato e li hanno costretti a seguirli. Speravano che fossero le loro polizze di assicurazione sulla vita. L’aviazione alleata ha scaricato un inferno di bombe, comprese quelle a grappolo, cassette che si aprono a una altezza predeterminata e seminano piccole mine. […]<<I Desert Rats inglesi stanno seppellendo i corpi in fretta in fosse comuni, come se avessero avuto l’ordine di farli sparire>>. […] vede una corriera rovesciata. Tutt’intorno sulla sabbia sono sparse carogne di pecore intatte. Non sono trapassate da schegge, non sono mutilate. Sembra che siano state inchiodate sul posto da una forza oscura, potente, letale. L’autista è riverso sul volante. Indossa una tunica che è rimasta candida, nessuna macchia di sangue, nessuna bruciatura, nessun strappo. Sono le vittime delle Fuel Auir Explosive, sganciate da elicotteri o da Hercules MC-130. Le F.A.E. liberano nell’aria una miscela di propano e di napalm che viene incendiata da un missile. L’onda d’urto fa esplodere le mine interrate e assorbe ossigeno facendo morire per soffocamento anche chi è protetto dal cemento armato di un bunker […]”.
(Lorenzo Bianchi, inviato del Quotidiano Nazionale, su DESK – 2015)

I nativi americani proprietari dell’Hard Rock Café

(Testo di Roberto Di Ferdinando) – Fonte: La Repubblica
pr04870Seminole è il nome dell’unica tribù di nativi americani mai arresasi agli “yankee”. Ridotta nell’Ottocento a poche centinaia, dopo essere stata sterminata, ma mai conquistata, questa tribù riuscì comunque a strappare a Washington il controllo sovrano di ampi territori della Florida. Oggi conta circa 4.000 membri, e grazie allo spirito imprenditoriale del suo presidente (capo), il settantunenne, James Edward Billie, è diventata una nazione ricca e prospera, con interessi in ampi settori: 200 tra ristoranti, café, hotel e casinò (il primo fu aperto nel 1979), sparsi in 64 paesi del mondo. Inoltre, hanno partecipazioni in attività nell’allevamento di bestiame, aziende agricole, raccolta degli agrumi (proprietari di una società di trasformazione e commercializzazione di succo), supermercati, stazioni di benzina ed altro, impiegando oltre 20.000 persone, di cui 10.000 nel settore del gioco d’azzardo ed un indotto di miliardi di dollari. Inoltre i Seminole dal 2007 hanno aggiunto al loro patrimonio finanziario anche un altro gioiello, la proprietà del Hard Rock Café International con 7.000 impiegati.
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Curiosità e ritratti dei protagonisti del vertice Nato del 1991 descritti nel diario privato di Giovanni Spadolini

Il presidente degli Stati Uniti George Bush senior partecipa al vertice NATOIl 7 novembre 1991, a margine del vertice NATO che si svolge a Roma, l’allora Presidente delle Repubblica, Francesco Cossiga, ospita al Quirinale, per la tradizionale cena, i capi di Stato e di governo dei paesi membri. Giovanni Spadolini, presidente del Senato, vi partecipa e descrive, nel suo diario privato, alcuni momenti della cena oltre che alcuni suoi protagonisti. Il testo è in parte ripreso da un articolo a firma del prof. Cosimo Ceccuti, pubblicato recentemente sul Quotidiano Nazionale.

Il vertice vede il rilancio della Germania, guidata dal cancelliere Kohl, grazie anche alla sua riunificazione tra est ed ovest. La Francia, invece, è preoccupata per la ripresa tedesca e della Nato, e non a caso Spadolini osserva e descrive così il presidente francese Mitterand :<<spettrale, molto invecchiato ed estremamente bianco e diverso da come l’avevo lasciato a Parigi. Si vede che ha avuto il colpo dell’unificazione tedesca e di questo rilancio della Nato che va tutto contro il prestigio della Francia>>. Spadolini e Mitterand converseranno in quell’occasione revocando i loro incontri di studio del 1958 presso la biblioteca Marucelliana, quando Mitterand si recava a Firenze per studiare i Medici e Lorenzo il Magnifico, il suo personaggio storico preferito.
Spadolini poi descrive <<un altro vecchio amico, sempre festoso quando mi incontra>>: il premier spagnolo, il socialista Felipe Gonzalez, che il presidente del Senato aveva incontrato per la prima volta nella sede del partito repubblicano, subito dopo la fine del regime franchista. Nella cena di Roma, Spadolini e Gonzalez parlano di storia <<gli ricordo l’antisemitismo, l’antiebraismo del regime di Franco. Egli mi chiarisce che Franco non fu antisemita personalmente; anzi la famiglia di Franco (dato che io ignoravo) era di origine parzialmente semita. Durante la guerra nazista assicurò una certa protezione agli ebrei e si sforzò sempre di non partecipare alle battaglie del nazismo. Gli domando: ma la divisione Azul, così si chiamava, mandata in Russia da Franco per combattere i comunisti, non si macchiò di nefandezze nella lotta agli ebrei russi e comunque alle popolazioni sovietiche? Altra risposta patriottica di questo esponente socialista antifranchista: “No: la divisione Azul non si macchiò di nessun delitto” Ho molti dubbi che questo sia vero. Ma è molto importante che il capo del governo spagnolo, erede di una tradizione che vede quarant’anni di oscurantismo reazionario e fascista in Spagna parli con tale rispetto del passato del suo Paese>>.
A tavola Spadolini siede alla destra dell’allora presidente USA, George Bush ed alla sinistra del presidente Cossiga. Bush chiede a Spadolini notizie storiche su Mussolini, dimostrando una scarsa conoscenza del periodo storico tra i più importanti per gli stessi Stati Uniti. Bush chiede: <<”Mussolini quando è morto?” “E’ morto nel 1945, il 28 aprile”. “Ha fatto in tempo Hitler ad essere informato della sua morte nel bunker, perché Hitler morì giorni dopo”. “Si ritiene, anche se non abbiamo le prove, che l’uccisione di Mussolini sia stata portata a conoscenza del Fuhrer” “Senta mi dica una cosa – mi chiede il presidente degli Stati Uniti – ma è morto a Roma?” “No, Roma era stata liberata dagli alleati. E’ morto a Milano alla fine di aprile, nel momento culminante della lotta di liberazione”. Altra domanda di Bush: “Ma lo sbarco di Anzio era già avvenuto e le forze americane dove erano?” “Le forze americane erano insieme alle forze volontarie italiane nell’alta Italia, stavano liberando la valle padana, erano giunte a Milano, da dove Mussolini scappò proprio perché era il capo di quella che allora si chiamava ‘repubblica sociale italiana’, ormai ridotta soltanto alle province padane” “Ah – commenta Bush – Mussolini scappò, e come fu ucciso?” “Fu ucciso dai partigiani italiani che erano le forze della liberazione. E’ vero che gli inglesi e gli americani volevano entrambi catturare e processare Mussolini come un criminale di guerra. E proprio per evitare questo obiettivo fu ucciso in territorio italiano sul lago di Garda”>>.
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Carter ebbe la possibilità di distruggere l’Iran

“[...] avrei potuto distruggere l’Iran, ma non lo feci per salvaguardare la pace. Se lo avessi fatto sarei stato rieletto” Jimmy Carter in un’intervista alla TV nell’ottobre 2014 (fonte: Corriere della Sera)

con una pioggia di missili dal cielo e dal mare gli Stati Uniti erano in grado di abbattere le difese iraniane, in preda al caos dopo la rivoluzione e la caduta dello scià nel gennaio 1979. E la maggioranza del pubblico americano era pronta alla guerra: a New York e a Washington lo slogan dei dimostrati era: <<Nuke the Ayatollah!>>, lanciamo bombe atomiche  sull’Ayatollah!” (fonte: Corriere della Sera del 15 luglio 2015)

Todos somos americanos

“Todos somos americanos”. Con queste parole, il presidente USA Barack Obama ha chiuso il discorso che ha riaperto le relazioni diplomatiche fra Stati Uniti d’America e Cuba. Dopo oltre cinquant’anni è caduto anche uno degli ultimi baluardi della guerra fredda ovvero l’embargo sancito dall’amministrazione americana nei confronti dell’isola caraibica all’indomani della crisi missilistica su Cuba. Obama ha ricordato di essere nato in quel periodo e che troppo tempo è passato senza che, fra l’altro, il principale strumento utilizzato da Washington producesse reali effetti, ovvero la caduta del regime castrista. L’embargo, ancora Obama, ha invece isolato per lungo tempo gli Stati Uniti dai propri alleati ed ha concesso una ribalta a Castro per perpetuare il suo regime. Non c’è nulla da fare, piaccia o no questo Presidente o questa presidenza è destinata a rimanere nella Storia del nuovo secolo e comunque nella Storia delle relazioni internazionali. E forse, a prescindere da tutto, a relegare questa amministrazione fra le più progressiste della Storia americana, almeno nella politica estera. Forse Obama ha fallito sui diritti inviolabili dei cittadini a giudicare dai ripetuti episodi di violenza a scapito della popolazione di colore americana. A leggere le cronache sembra proprio di essere ricaduti negli anni di Kennedy e di Martin Luther King, e forse non è un caso se è tornato alla ribalta, nell’agenda internazionale, la questione cubana, stavolta per essere risolta definitivamente. Castro ha intitolato una sua celebre biografia “La Storia mi assolverà”. Per Obama, si potrebbe intitolarla “La Storia lo giudicherà”.

Francesco Della Lunga

La politica estera “informale”

(fonte: Corriere della Sera), testo di Roberto Di Ferdinando

1972_desktop63_00bx_zIn questi giorni in Italia è in uscita il libro di memorie di Hillary Clinton, dal titolo “Scelte difficili”. Il Corriere della Sera ha dedicato una pagina intera a questo prodotto editoriale, pubblicando anche alcuni brani del libro. Di seguito riporto alcuni passaggi di uno di questi brani apparsi sul Corsera, a dimostrazione di quanta ipocrisia sul politicamente corretto esista anche nel campo degli esteri. Il brano interessato riguarda la ricostruzione dell’ex Segreterio di Stato USA sull’intervento occidentale in Libia nel 2011. La Clinton dichiara che all’interno dell’amministrazione statunitense erano molte le perplessità sull’intervento militare. Nel marzo del 2011, alla vigilia della riunione ufficiale in cui i leader occidentali avrebbero dovuto decidere la linea politica, ed eventualmente militare, in Libia (appoggiare i ribelli contro Gheddafi?), il presidente francese, Sarkozy confessò alla Clinton ed al premier inglese, Cameron, che gli aerei da guerra francesi erano già in volo verso la Libia: la Francia aveva scelto costringendo gli altri paesi a seguirla. Tale decisione fu criticata dai leader occidentali presenti, in particolare dall’allora presidente del Consiglio italiano, Berlusconi, che Hillary ricorda indignato per l’accaduto. Riporto la memoria della Clinton: “Vige una convinzione informale secondo cui alle vecchie potenze coloniali spetterebbe il diritto di assumere il comando nella risoluzione della crisi nei loro ex possedimenti. Nel caso della Libia, ex colonia italiana, Berlusconi riteneva che la prima linea spettasse all’Italia, non alla Francia.” Da sottolineare due aspetti di questo passaggio. Il primo: esiste una “convinzione informale” in politica estera, una sorta di spartizione di zone di influenza che si rifà al periodo coloniale. Sono passati decenni, secoli, si parla di organizzazioni sovranazionali per dirimere le controversie internazionali, ma poi è un ristretto cerchio di vecchie potenze a condurre le danze diplomatiche e militari. Il secondo aspetto: tale convinzione è meno convinta quando riguarda gli interessi di USA, Gran Bretagna e Francia. Infatti, nella vicenda libica l’Italia, secondo le regole non scritte della “convinzione informale” avrebbe dovuto guidare il comando delle operazioni diplomatiche e strategiche in Libia, ma fu messa da parte dalla Francia, che in nord Africa aveva ingenti interessi da difendere e da stringere.

RDF

Lo shale gas, nuova frontiera delle risorse energetiche e nuove preoccupazioni ambientali

Foto tratta da: www.greenstyle.it

Foto tratta da: www.greenstyle.it

Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte: Avvenire)

Lo shale gas, o scisto (si legga: http://www.recintointernazionale.it/2011/12/il-gas-di-scisto/) è il gas intrappolato nelle rocce di argilla, che le nuove tecnologie permettono adesso di estrarre, a costi relativamente bassi, a profondità di oltre tre chilometri. L’estrazione avviene, a tali profondità e condizioni, anche per il petrolio.
Secondo le rivelazioni di Pira, la società di consulenza in ambito di energie, lo sfruttamento di tali “nuove” risorse e giacimenti, nel 2014 permetterà agli USA di diventare il primo produttore di idrocarburi al mondo, superando l’Arabia Saudita, fino ad oggi considerata il serbatoio energetico del mondo, e lasciando alla Cina il primato del paese importatore di petrolio greggio. Uno sconvolgimento nel panorama geopolitico e non solo.
Gli USA diventeranno così autonomi riguardo l’approvvigionamento energetico, e non a caso il loro interesse nelle questioni Medio Orientali (dove si concentrano le maggiori risorse di petrolio) si è negli ultimi tempi ridotto. Anche se è vero che l’economia (e quindi anche la politica) a stelle e strisce ha interesse che non vi siano situazioni di crisi economiche e politiche a livello internazionale, mantenendo così e comunque un occhio attento a questa regione, ma si riduce notevolmente, anche come arma di pressione, il tema del petrolio del golfo arabo (si veda anche: http://www.recintointernazionale.it/2013/04/gli-usa-si-sganciano-dal-medio-oriente/)
Inoltre, negli Stati Uniti già oggi l’energia costa poco per fini industriali, se poi gli USA potranno accedere agli enormi giacimenti di gas scisto, diventeranno sempre più attraenti, tanto che sarà più vantaggioso per le industrie petrolchimiche anche europee delocalizzare in America.
Gli USA hanno un ulteriore vantaggio, infatti la normativa federale al momento non limita la sperimentazione e l’estrazione dello shale gas, mentre in Europa tale ricerca ed attività è tutt’ora limitata. Infatti, l’estrazione di questo gas avviene tramite il fracking, una tecnica per spaccare gli scisti di argilla e liberare il gas dal sottosuolo. Una tecnica molto invasiva che richiede il pompaggio di gas che, non è stato ancora dimostrato, una volta liberati potrebbero inquinare le falde acquifere. Il Parlamento europeo nel 2012 ha approvato delle mozioni in cui si chiede una legislazione stringente in materia di shale gas. Nello scorso ottobre la stessa istituzione comunitaria ha esteso l’obbligo di valutare le conseguenze sul territorio anche agli idrocarburi non convenzionali. Ma contro questa “prudenza” comunitaria si stanno schierando i paesi dell’est europeo, che siedono su enormi giacimenti di shale gas, ed hanno trovato nella Gran Bretagna un buon alleato; infatti, il premier Cameron in estate si è espresso così:”non possiamo perdere l’occasione del fracking.” Lo shale gas rischia di entrare in Europa da Londra.
RDF

L’indignazione dei pinocchi

Testo di Roberto Di Ferdinando
pinocchioCome previsto lo “scandalo” del Datagate si sta sgonfiando, anche perché le ultime rivelazioni hanno dimostrato che tutti spiavano tutti. I “Cinque Occhi” (Five Eyes) è l’accordo che USA e Gran Bretagna stipularono alla fine della Seconda Guerra Mondiale per non spiarsi tra di loro; accordo poi esteso ad Australia, Canada e Nuova Zelanda, prevedendo anche la collaborazione di intelligence e la decriptazione di messaggi. Poi è stato reso noto (fonte Le Monde) che i servizi segreti italiani, israeliani, francesi e svedesi hanno collaborato con la Cia e la NSA, sulla base di un patto segreto di amicizia con Washington, per fornire informazioni e supporto nella registrazione e analisi di informazioni e comunicazioni. Infine, è venuto fuori che i servizi segreti spagnoli, francesi, svedesi e i “puri” tedeschi, coordinati da quelli britannici, spiavano le comunicazioni in vari paesi europei e non. Quindi, sembra proprio succedere che se tutti spiano, nessuno spia…

RDF

Estate 1943, l’Italia è allo sbando: aneddoti dal libro “Una Repubblica senza patria”

Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte Corriere della Sera)

Armistizio-1943-Castellano-Eisenhower-CassibileNei giorni scorsi è stato presentato alla stampa ed al pubblico il libro “Una Repubblica senza patria” scritto da Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano, edito da Mondadori.
Gli autori, partendo dal secondo conflitto mondiale, raccontano e commentano i momenti salienti della nostra Italia repubblicana. Sangiuliano, che cura la prima parte del libro, cioè dalla guerra agli anni ’60, riporta alcuni aneddoti del periodo bellico che, seppur semplici, possono rendere ben chiara l’idea di come l’Italia si sia ritrovata ad essere governata da una classe dirigente non sempre all’altezza. Di seguito, virgolettati, alcuni passaggi del libro pubblicati dal Corriere della Sera di ieri, che ha dedicato un articolo alla presentazione del libro.
LIBRO-FELTRI-SANGIULIANO-400x613Estate 1943, da alcune settimane il Gran Consiglio aveva costretto alle dimissioni Mussolini, gli Alleati erano sul territorio italico, i Savoia erano prossimi ad abbandonare Roma e la guerra per l’Italia continuava, sebbene il paese non sapesse più chi fossero i veri nemici. In questo clima di grande incertezza e di approssimazione, i servizi segreti militari statunitensi iniziano a muoversi a Roma per prendere contatto con i militari e i governanti italiani per sondare il terreno per una resa o una non belligeranza e per concordare con le autorità italiane fedeli al re un aviosbarco e la difesa della capitale. Al momento di giungere a Roma i due agenti si trovano dinanzi a questa scena: “il comandante della difesa di Roma, il generale Carboni, è a una festa; Badoglio dorme e ha dato l’ordine di non essere svegliato; il generale Ambrosio è a Torino per un trasloco; Roatta e a cena. I due ufficiali alleati vengono intrattenuti da un colonnello che non conosce l’inglese e li tratta da turisti. Il meglio che gli riesce di fare è condurli in un lussuoso ristorante”.
Ancora dall’articolo del Corsera: “il racconto del generale Giuseppe Castellano che firma (3 settembre firma dell’armistizio di Cassibile) la resa italiana agli americani con il futuro direttore della CIA, Walter Bedell Smith: (dal libro)<<La sequenza fotografica che ritrae quella firma suscita ancora oggi imbarazzo e vergogna – scrive Sangiuliano -; Castellano si presenta in abiti borghesi, indossa un elegante blazer, con il fazzoletto nel taschino, come si va al circolo per l’aperitivo, l’aria è di chi sta vendendo un pezzo di terra dal notaio. Il suo abbigliamento suscita ilarità e una certa pena negli angloamericani.>>”
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Datagate ed USA

Testo di Roberto Di Ferdinando

CellulariCome è già capitato nel recente passato, un determinato tema internazionale diventa centrale per il mondo dell’informazione e quindi è trattato, affrontato, commentato con milioni di interventi, diventando il Caso del momento. In queste settimane è toccato al Datagate, lo “scandalo” delle intercettazioni dei leader mondiali da parte dei servizi segreti USA, di essere sezionato mediaticamente. L’attenzione su questo affaire ha messo la sordina a varie ed altre questioni, a cui gli stessi media avevano dato ampia ribalta fino a poche settimane fa (Siria, Crisi economica, rapporti tesi tra USA e Russia, questioni interne all’Unione Europea ed all’Italia, ecc…).
Sul tema d’attualità Datagate ho notato che la maggioranza dei commenti riporta un certo rimprovero morale agli USA dicendo loro (semplifico) che: “non si spiano gli amici!”. La penso un po’ diversamente. Infatti, ritengo che gli USA, per fini geopolitici e di sicurezza interna, abbiano tutti i diritti di intercettare paesi stranieri (non è stato denunciato dagli stessi media quanto gli USA siano spiati per motivi commerciali dagli alleati (?) europei). E’ vero che molti dei paesi intercettati sono alleati, ma se si accetta l’assunto che i servizi segreti possono e, come è previsto nella loro naturale funzione, devono indagare per raccogliere informazioni, questo può avvenire nei confronti dei nemici che degli amici. I leader intercettati dovrebbero prendere consapevolezza da questa vicenda del fatto che i loro sistemi di sicurezza e di protezione dati e siano stati violati facilmente.
Un’altra considerazione. Se gli USA hanno deciso di spiare paesi amici può significare che Washington non ritenga queste “amicizie” molto ferme e fidate. L’antico adagio dice: “dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guardi Dio (in questo caso il divino è rappresentato dal Grande Fratello che ascolta). Dopotutto gli USA, dopo le vicende Iraq, Afghanistan ed adesso Siria, non si fidano più della politica del Vecchio Continente.
Altra considerazione. Da quanto sta venendo fuori dalla lettura dei giornali, sembrerebbe che la NSA-CIA abbia istituito questa enorme macchina di ascolto senza che Obama ne fosse completamente a conoscenza. Non so se sia una mossa propagandistica, sebbene l’attuale presidente USA non abbia più nessuna ambizione e possibilità di essere rieletto, ma far credere che la NSA e la Cia abbiano messo su tutto questo senza coinvolgere l’amministrazione centrale sarebbe doppiamente grave. Grave perché un organismo dello Stato, autonomamente avrebbe avviato un’operazione di tale portata e delicatezza senza coinvolgere il suo diretto Comandante in Capo e senza avere una specifica direttiva politica; dall’altro, grave perché, se così fosse, Obama avrebbe perso il controllo della macchina amministrativa USA. Quindi, meglio sperare che Obama abbia dato il suo consenso all’operazione.
Da qui un’altra considerazione ancora. Sempre da fonti giornalistiche, Obama avrebbe ereditato tale operazione impicciona dai suoi predecessori; non poteva essere altrimenti, infatti, durante l’amministrazione Obama, quando gli USA sono stati accusati di aver violato i comuni principi di convivenza civile e democratica, è stato detto che le cause originarie di tali comportamenti illiberali dovevano ricercarsi nelle amministrazioni Bush. Tutto questo come se Obama (premio Nobel per la Pace!) non fosse considerato capace di pensare od appoggiare l’operazione Datagate. Si parla dello stesso Obama che promise di chiudere Guantanamo (ancora aperto), che guida ancora la guerra internazionale al terrorismo (uso di droni e uso della forza: Libia usata e Siria auspicata). Sicuramente, tutto ereditato dai Bush, ma Obama poteva fare scelte diverse, ma non le ha fatte.
Infine alcuni dati rivelati dall’istituto di ricerca Max Planch, secondo cui chi vive in Italia o in Olanda ha il 100% in più di probabilità di essere intercettato dalle proprie autorità giudiziarie rispetto a quanto potrebbe accadere negli Stati Uniti; le probabilità sono del 30% in più in Francia e del 50% in più nella Germania della Merkel, rispetto sempre agli USA.
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